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lunedì 11 agosto 2008

Internet: com'è piccolo il mondo!

L’avvento di internet ha proprio rivoluzionato il modo di comunicare, non solo perché annulla le distanze e riduce i tempi, ma perché permette, con una semplice ricerca, di riallacciare rapporti fra persone che si credevano scomparse, travolte da gravi eventi politici nel paese dove avevano creduto di trovare fortuna.
Qualche giorno fa ho ricevuto una email da youtube: mi informava in spagnolo che un mio breve video era stato sottoscritto e commentato. Non ho controllato subito il mittente. Due giorni dopo due nuove email mi informavano che altri due video erano stati commentati dalla stessa persona, che aveva lasciato un commento e il suo contatto anche su una fotografia del mio matrimonio, su Picasa web album di Google.
Questa volta lo sconosciuto ha lasciato qualche riferimento in più. Si tratta di un giovanotto che manda i saluti dall’Argentina. da parte di una lontana parente della mamma di Gabriele di cui non avevamo notizie da quando ci siamo sposati nel 1976.

“In quel paese il 24 marzo 1976 i soldati argentini si ribellarono a Isabelita Perón sotto la guida del generale Jorge Rafael Videla, il quale, il 29 marzo, si nominò presidente a vita e prese il comando della Junta militare.
Subito questa attuò una repressione senza precedenti nei confronti della sinistra: decine di migliaia di persone sospettate di appartenere ad essa o ai sindacati furono arrestate, torturate e fatte barbaramente giustiziare.
Ci furono anche migliaia di desaparecidos ovvero "scomparsi", studenti che venivano catturati e torturati dai soldati e di cui non si sapeva più nulla. Oggi è certo che sono stati quasi tutti uccisi.” (Da Wikipedia)
Da allora avevamo perso le tracce di M.F. e pensavamo che fosse una delle tante madri di Plaza de Mayo che ogni giovedì si ritrovano a commemorare i figli scomparsi.
Ritrovare perciò le sue tracce è stato molto emozionante, soprattutto perché accompagnate dal link di Picasa che ci portava all’ultima fotografia, che ritrae la famiglia di Gabriele al completo, spedita a questa parente pochi giorni prima del nostro matrimonio e del golpe militare e che pensavamo non fosse mai stata recapitata.

“Quasi tutti allora sapevano della repressione nel Cile di Pinochet perché questa era stata trasparente. Tale regime subiva un'amplissima critica. La Giunta Militare Argentina invece voleva apparire all'estero come non sanguinaria per mantenere più stabile il suo potere e per questo le torture e le uccisioni vollero essere nascoste. Tuttavia è palese che molti governi democratici sapessero cosa succedeva nel paese e non fecero nulla per fermare i militari, anzi, le torture e le repressioni erano supportate dall'intelligence degli Stati Uniti, e la stessa U.R.S.S. non si impegnò contro il governo Videla in quanto bisognosa del grano argentino.. Di notte giravano camionette blindate o macchine che strappavano dalle loro case le vittime che portavano in luoghi segreti che solo i militari conoscevano. Al mattino, quando le persone chiedevano della sorte degli scomparsi, la polizia non dava risposte o diceva che erano stati arrestati per determinati reati. In questo modo il governo poté uccidere anche gli stranieri, come la diciassettenne svedese Dagmar Hagelin, uccisa dal tenente Alfredo Astiz.
Le madri e le nonne delle vittime, convinte ormai che fosse il governo a causare la loro scomparsa, si dettero appuntamento ogni giovedì a Plaza de Mayo, chiedendo conto della sorte dei loro figli o nipoti. Queste manifestazioni vennero considerate pericolose per la Giunta, e quindi, nella maggior parte dei casi, represse. Accadde anche che quelle che incitavano le manifestazioni vennero uccise per intimorire le altre e si stima che il numero delle donne di Plaza de Mayo uccise sia di 720.” (Da Wikipedia)
Buenos Aires: Plaza de Mayo

Siamo in attesa ora di avere nuove notizie dei nostri parenti, ma considero questo avvenimento un’ulteriore conferma della straordinarietà e dell'utilità di questo mezzo di comunicazione e spero sia usato sempre più spesso per migliorare i rapporti fra le persone e i popoli, come strumento di pace e non di guerra