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domenica 16 dicembre 2012

Pensiero del giorno, ma ....

......da tener presente SEMPRE:



 I "se" sono la patente dei falliti: nella vita si diventa grandi “nonostante”  
Massimo Gramellini (L’ultima riga delle favole)

domenica 16 gennaio 2011

Imparare ad ascoltare la ragione degli altri



Faccio mie le parole con cui Massimo Gramellini, vice-direttore del giornale La Stampa ha introdotto ieri sera la sua rubrica nella trasmissione " Che tempo che fa" su Rai 3.


- Vorrei partire alto stasera – anche perché poi ci dovremo abbassare parecchio – con le parole di Obama ai funerali delle vittime della strage di Tucson.

"In un momento in cui siamo fin troppo pronti a rovesciare su chi la pensa in modo diverso da noi la colpa di tutti i mali che affliggono il mondo, è importante usare parole che aiutino a guarire e che non feriscano. Anziché puntare il dito o attribuire colpe, usiamo questa occasione per ascoltarci l’un l’altro con più attenzione e per rammentare a noi stessi come le nostre speranze e i nostri sogni siano legati insieme".( by Obama)

- Qualcuno dirà che questo è buonismo. Per me imparare ad ascoltare le ragioni degli altri invece che ripetere a pappagallo le proprie tesi è soltanto la forma più alta di umanità: ciò che distingue un laico da un fanatico.(Massimo Gramellini )

venerdì 15 gennaio 2010

Scossa di coscienza


Avrei voluto scriverlo io, ma come spesso avviene il "Buongiorno" di Gramellini scuote la mia coscienza e mi precede, in particolare oggi.

"Sconvolto dagli effetti apocalittici del terremoto di Haiti, sono andato in cerca di informazioni per scoprire com'era la vita nell'isola, fino all'altro ieri. Ho appreso che l'ottanta per cento degli haitiani vive (viveva) con meno di un dollaro al giorno. Che il novanta per cento abita (abitava) in baracche senza acqua potabile né elettricità. Che l'aspettativa di vita è (era) di 50 anni. Che un bambino su tre non raggiunge (raggiungeva) i 5 anni. E che, degli altri due, uno ha (aveva) la certezza pressoché assoluta di essere venduto come schiavo.

Se questa è (era) la vita, mi chiedo se sia poi tanto peggio la morte. Ma soprattutto mi chiedo perché la loro morte mi sconvolga tanto, mentre della loro vita non mi è mai importato un granché. So bene che non possiamo dilaniarci per tutto il dolore del mondo e che persino i santi sono costretti a selezionare i loro slanci di compassione. Eppure non posso fare a meno di riflettere sull'incongruenza di una situazione che - complice la potenza evocativa delle immagini - mi induce a piangere per un bambino sepolto sotto i detriti, senza pensare che si tratta dello stesso bambino affamato che aveva trascorso le ultime settimane a morire a rate su quella stessa strada. Così mi viene il sospetto che a straziarmi il cuore non sia la sofferenza degli haitiani, che esisteva già prima, ma il timore che una catastrofe del genere possa un giorno colpire anche qui. Non la solidarietà rispetto alle condizioni allucinanti del loro vivere, ma la paura che possa toccare anche a me il loro morire".


Massimo Gramellini da "LA STAMPA"