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martedì 5 gennaio 2010

La Befana è trendy

La globalizzazione e il consumismo hanno 'trasformato' la Befana...
Anche la Befana è trendy..di moda.
E' diventato un modo di vestire, una tendenza, a volte addirittura un'icona sexy.
Le marche e le industrie dolciarie utilizzano l'Epifania per vendere e espandere il proprio marchio.
Quest'anno la calza è diventata il pretesto per lanciare nuove firme e, nelle associazioni di volontariato, l'occasione per regalare momenti di felicità con doni utili e solidali, cibo, oggetti di prima necessità a chi ne ha bisogno.
Oggi sulla scopa ci viaggia Harry Potter e il carbone è stato sostituito con qualcosa di più ecologico come le energie rinnovabili. La Befana si è anche adeguata alle logiche del web. Ha addirittura un sito: con giochi web e simpatiche vignette.
E non manca chi sostiene che rappresenti tutto quello che la donna di oggi non è più...

Mentre Babbo Natale porta doni a tutti bambini, lei ha il potere di decidere e premiare chi è buono. Ha il dovere morale della punizione, con il carbone, e il fatto di essere brutta la connota in tutta una tradizione estetica per cui il bello è legato all'evanescenza e alla superficialità, il brutto al buon costume. La distribuzione di regali ai bambini a nome della Befana fu fortemente incoraggiata, per esempio, dal fascismo, nell'ambito dell'opera di "romanizzazione" della penisola.

La Befana nasce come figura del folklore di alcune parti dell'Italia centrale appenninica ed è connessa a tradizioni agrarie pagane relative all'anno trascorso, ormai pronto per rinascere come anno nuovo. Difatti rappresenta la conclusione delle festività natalizie come interregno tra la fine dell'anno solare (solstizio invernale, Sol Invictus) e l'inizio dell'anno lunare. Il suo nome deriva da una corruzione lessicale di epifania attraverso bifanìa e befanìa.

L'aspetto da vecchia raffigura l'anno vecchio e l'uso dei doni assumerebbe un valore propiziatorio per l'anno nuovo.

Un'ipotesi suggestiva è quella che collega la Befana con una festa romana, che si svolgeva all'inizio dell'anno in onore di Giano e di Strenia (da cui deriva il termine "strenna") e durante la quale si scambiavano regali.

La Befana si richiama anche ad alcune figure della mitologia germanica, Holda e Berchta, sempre come personificazione della natura invernale.

Secondo una versione "cristianizzata" invece, i Re Magi, diretti a Betlemme per portare i doni a Gesù Bambino, non riuscendo a trovare la strada, chiesero informazioni ad una vecchia. Malgrado le loro insistenze, affinché li seguisse per far visita al piccolo, la donna non uscì di casa per accompagnarli. In seguito, pentitasi di non essere andata con loro, dopo aver preparato un cesto di dolci, uscì e si mise a cercarli, senza riuscirci. Così si fermò ad ogni casa che trovava lungo il cammino, donando dolciumi ai bambini che incontrava, nella speranza che uno di essi fosse il piccolo Gesù. Da allora girerebbe per il mondo, facendo regali a tutti i bambini, per farsi perdonare.

Quest'ultima è la versione che preferisco, perciò anch'io oggi mi sono divertita a fare la Befana per la mia nipotina, non solo come dispensatrice di doni, ma anche facendo questo fotomontaggio per farla divertire e per finire ho preparato una deliziosa marmellata di mandarance che ho appena finito di "invasare" per i golosi di famiglia. Perciò auguro BUONA BEFANA A TUTTI senza distinzioni e senza offese, visto che i miei auguri dedicati di Buon Anno non hanno avuto molto successo ;)

La befana vien di notte
con le scarpe tutte rotte
porta un sacco pien di doni
da regalare ai bimbi buoni

Questa è una delle tante versioni della nota filastrocca le altre le trovate cliccando su Le Filastrocche della befana

sabato 12 dicembre 2009

La mia Santa Lucia

Avevo 3 anni e mezzo quando, nel marzo 1953, da Cigole, un paesino della Bassa Bresciana, mi trasferii con i miei genitori in cerca di fortuna a Gavirate, un ridente paese sulle rive del lago di Varese.
Ero ancora piccola, ma avevo già vissuto e ricordavo bene l'attesa trepidante dell'arrivo di Santa Lucia. Da noi infatti, come in molte altre città italiane e del Nord Europa, nella notte fra il 12 e il 13 dicembre, la notte più lunga che ci sia, porta i doni ai bimbi buoni.
Fu perciò un'amara sorpresa scoprire, parlando coi miei compagni della scuola materna che a loro i doni li portava Gesù Bambino. Quel giorno tornai a casa in lacrime, convinta che da me quell'anno non sarebbe passato né Gesù Bambino né S. Lucia. La mamma però mi rassicurò spiegandomi, con un po' d'imbarazzo, che la Santa, sulla collina del Groppolo dove abitavamo, avrebbe fatto troppa fatica a salire col suo asinello e il carretto carico di doni, ma avrebbe certamente incaricato Gesù Bambino di portarne qualcuno anche a me la notte del 24 dicembre, dal momento che Lui poteva volare. Però forse da me sarebbe passato anche nella fatidica notte di S. Lucia a portarmi un piccolo anticipo su ordine della Santa, naturalmente se fossi stata buona e se avessi aiutato il babbo a preparare il presepe. La spiegazione della mamma mi rassicurò, anche se suscitò qualche dubbio sui poteri della Santa e fu così che continuai a vivere l'attesa di questa notte magica e le gioie dell'illusione ad essa legate.
Ancora adesso preparo il presepe tra il 12 e il 13 dicembre ricordando quello strano patto tra Gesù Bambino e Santa Lucia perché potessi continuare a vivere in un paese nuovo le tradizioni del mio paese di origine.
Oggi cercando storie, musiche e filastrocche legate a questa tradizione, mi sono imbattuta nella recensione di questa bella rappresentazione teatrale del Teatro Prova di Bergamo che propone una versione molto bella ed educativa dell'origine di questa leggenda.

IL FIENO DI SANTA LUCIA
In una fredda sera di Dicembre Tobia, uno dei pochi contadini rimasti nella periferia di una grande città, si accorge, riponendo i suoi attrezzi di lavoro, che qualcuno ha rubato il fieno dal mucchio destinato alle sue mucche.
Insospettito dell’accaduto, la sera successiva si nasconde per sorprendere il ladro. Con grande stupore scopre che una donna silenziosa e furtiva riempie il suo sacco di piccoli mazzetti di fieno. Così nasce l’incontro misterioso tra Tobia e Lucia.
Lucia è cieca, ma descrive benissimo l’aspetto di Tobia: gli rivela che sa vedere con altri occhi. Sente tutto, conosce il linguaggio del vento, della pioggia, del fuoco, degli uccelli. Soprattutto possiede una voce che incanta… E’ una specie di fata: ogni 13 Dicembre, la notte più lunga, aiutata dal suo asinello, porta in ogni casa dolci e balocchi per i bambini che le scrivono lettere, sperando che si realizzi un loro desiderio, che le parlano con i loro sogni… Ama tanto i bambini che sognano.
Anche Tobia sogna, spesso ad occhi aperti e se ne vergogna un po’. E proprio come un bambino curioso la copre di domande, di interrogativi ai quali però Lucia non risponde.
Dispensatrice di giocattoli nuovi, ella racconta che nei mesi dell’anno corre per le case, non vista, a raccogliere i giocattoli vecchi o rotti, che i bambini non vogliono più. Li porta nella Grande Soffitta, dove restano molti anni. Aspetta che quei bambini divengano adulti, magari mamme e papà. Poi un giorno glieli fa ritrovare, come per caso: in un vecchio baule, in una scatola rovinata, nel sottoscala, in cantina, nel solaio.
Solo così i grandi possono ricordarsi dell’infanzia lontana, dell’odore della neve, del rumore delle caramelle troppo dure per i loro denti da latte, del sapore del buio della notte. Ricordano dell’attesa, della gioia, della sorpresa. E grazie a questo ricordo possono permettere che nuovi bambini vivano le grandi magie dei desideri e credano che i sogni si possano avverare e che ogni 13 Dicembre appendano fiduciosi fuori dalla finestra un mazzetto di fieno per l’asinello di Santa Lucia.

Quest'anno ho fatto un sogno e spero che S. Lucia possa leggerlo e illumini i grandi della Terra riuniti in questi giorni a Copenaghen, perché finalmente riescano a trovare un accordo e prendano decisioni importanti ed efficaci affinché i nostri figli possano godere a lungo delle meraviglie del Creato che ci sono state donate.