Ero ancora piccola, ma avevo già vissuto e ricordavo bene l'attesa trepidante dell'arrivo di Santa Lucia. Da noi infatti, come in molte altre città italiane e del Nord Europa, nella notte fra il 12 e il 13 dicembre, la notte più lunga che ci sia, porta i doni ai bimbi buoni.
Fu perciò un'amara sorpresa scoprire, parlando coi miei compagni della scuola materna che a loro i doni li portava Gesù Bambino. Quel giorno tornai a casa in lacrime, convinta che da me quell'anno non sarebbe passato né Gesù Bambino né S. Lucia. La mamma però mi rassicurò spiegandomi, con un po' d'imbarazzo, che la Santa, sulla collina del Groppolo dove abitavamo, avrebbe fatto troppa fatica a salire col suo asinello e il carretto carico di doni, ma avrebbe certamente incaricato Gesù Bambino di portarne qualcuno anche a me la notte del 24 dicembre, dal momento che Lui poteva volare. Però forse da me sarebbe passato anche nella fatidica notte di S. Lucia a portarmi un piccolo anticipo su ordine della Santa, naturalmente se fossi stata buona e se avessi aiutato il babbo a preparare il presepe. La spiegazione della mamma mi rassicurò, anche se suscitò qualche dubbio sui poteri della Santa e fu così che continuai a vivere l'attesa di questa notte magica e le gioie dell'illusione ad essa legate.
Ancora adesso preparo il presepe tra il 12 e il 13 dicembre ricordando quello strano patto tra Gesù Bambino e Santa Lucia perché potessi continuare a vivere in un paese nuovo le tradizioni del mio paese di origine.
Oggi cercando storie, musiche e filastrocche legate a questa tradizione, mi sono imbattuta nella recensione di questa bella rappresentazione teatrale del Teatro Prova di Bergamo che propone una versione molto bella ed educativa dell'origine di questa leggenda.
IL FIENO DI SANTA LUCIA
In una fredda sera di Dicembre Tobia, uno dei pochi contadini rimasti nella periferia di una grande città, si accorge, riponendo i suoi attrezzi di lavoro, che qualcuno ha rubato il fieno dal mucchio destinato alle sue mucche.
Insospettito dell’accaduto, la sera successiva si nasconde per sorprendere il ladro. Con grande stupore scopre che una donna silenziosa e furtiva riempie il suo sacco di piccoli mazzetti di fieno. Così nasce l’incontro misterioso tra Tobia e Lucia.
Lucia è cieca, ma descrive benissimo l’aspetto di Tobia: gli rivela che sa vedere con altri occhi. Sente tutto, conosce il linguaggio del vento, della pioggia, del fuoco, degli uccelli. Soprattutto possiede una voce che incanta… E’ una specie di fata: ogni 13 Dicembre, la notte più lunga, aiutata dal suo asinello, porta in ogni casa dolci e balocchi per i bambini che le scrivono lettere, sperando che si realizzi un loro desiderio, che le parlano con i loro sogni… Ama tanto i bambini che sognano.
Anche Tobia sogna, spesso ad occhi aperti e se ne vergogna un po’. E proprio come un bambino curioso la copre di domande, di interrogativi ai quali però Lucia non risponde.
Dispensatrice di giocattoli nuovi, ella racconta che nei mesi dell’anno corre per le case, non vista, a raccogliere i giocattoli vecchi o rotti, che i bambini non vogliono più. Li porta nella Grande Soffitta, dove restano molti anni. Aspetta che quei bambini divengano adulti, magari mamme e papà. Poi un giorno glieli fa ritrovare, come per caso: in un vecchio baule, in una scatola rovinata, nel sottoscala, in cantina, nel solaio.
Solo così i grandi possono ricordarsi dell’infanzia lontana, dell’odore della neve, del rumore delle caramelle troppo dure per i loro denti da latte, del sapore del buio della notte. Ricordano dell’attesa, della gioia, della sorpresa. E grazie a questo ricordo possono permettere che nuovi bambini vivano le grandi magie dei desideri e credano che i sogni si possano avverare e che ogni 13 Dicembre appendano fiduciosi fuori dalla finestra un mazzetto di fieno per l’asinello di Santa Lucia.
Oggi cercando storie, musiche e filastrocche legate a questa tradizione, mi sono imbattuta nella recensione di questa bella rappresentazione teatrale del Teatro Prova di Bergamo che propone una versione molto bella ed educativa dell'origine di questa leggenda.
IL FIENO DI SANTA LUCIA
In una fredda sera di Dicembre Tobia, uno dei pochi contadini rimasti nella periferia di una grande città, si accorge, riponendo i suoi attrezzi di lavoro, che qualcuno ha rubato il fieno dal mucchio destinato alle sue mucche.
Insospettito dell’accaduto, la sera successiva si nasconde per sorprendere il ladro. Con grande stupore scopre che una donna silenziosa e furtiva riempie il suo sacco di piccoli mazzetti di fieno. Così nasce l’incontro misterioso tra Tobia e Lucia.
Lucia è cieca, ma descrive benissimo l’aspetto di Tobia: gli rivela che sa vedere con altri occhi. Sente tutto, conosce il linguaggio del vento, della pioggia, del fuoco, degli uccelli. Soprattutto possiede una voce che incanta… E’ una specie di fata: ogni 13 Dicembre, la notte più lunga, aiutata dal suo asinello, porta in ogni casa dolci e balocchi per i bambini che le scrivono lettere, sperando che si realizzi un loro desiderio, che le parlano con i loro sogni… Ama tanto i bambini che sognano.
Anche Tobia sogna, spesso ad occhi aperti e se ne vergogna un po’. E proprio come un bambino curioso la copre di domande, di interrogativi ai quali però Lucia non risponde.
Dispensatrice di giocattoli nuovi, ella racconta che nei mesi dell’anno corre per le case, non vista, a raccogliere i giocattoli vecchi o rotti, che i bambini non vogliono più. Li porta nella Grande Soffitta, dove restano molti anni. Aspetta che quei bambini divengano adulti, magari mamme e papà. Poi un giorno glieli fa ritrovare, come per caso: in un vecchio baule, in una scatola rovinata, nel sottoscala, in cantina, nel solaio.
Solo così i grandi possono ricordarsi dell’infanzia lontana, dell’odore della neve, del rumore delle caramelle troppo dure per i loro denti da latte, del sapore del buio della notte. Ricordano dell’attesa, della gioia, della sorpresa. E grazie a questo ricordo possono permettere che nuovi bambini vivano le grandi magie dei desideri e credano che i sogni si possano avverare e che ogni 13 Dicembre appendano fiduciosi fuori dalla finestra un mazzetto di fieno per l’asinello di Santa Lucia.
