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domenica 8 maggio 2016

L'amore per la mamma è per sempre

Questa dozzina di rose rosse sono quelle fiorite in pochi giorni in un enorme vaso sul mio balcone, dove ho trapiantato in tempi diversi 3 piantine rinsecchite dal cimitero in cui è sepolta la mamma di mio marito. 12 rose rosse sono il simbolo di un amore per sempre come credo sia quello per la mamma, perciò voglio dedicare questa splendida fioritura:
1) alla mia mamma Rosa che mi manca da 4 anni,
2) a tutte le mamme che non ce l'hanno più,
3) alle mamme dimenticate,
4) alle mamme in attesa,
5) alle mamme che hanno paura di esserlo,
6) alle donne che non sono mai state mamme, ma vorrebbero esserlo,
7) alle mamme che non hanno più figli che si ricordino di loro, perché strappati troppo presto alla vita da crudeli malattie o da morti violente.
8) alle donne che assistono con amore di mamma figli altrui, persone malate o bisognose sia come lavoro, che come volontarie,
9) alle mamme che oggi soffrono in ogni angolo del pianeta,
10) alle mamme che sanno perdonare anche i figli più ingrati,
11) alle mamme coraggiose,
12) alle mamme che sanno infondere coraggio.

domenica 21 dicembre 2014

Amore e odio: aforismi pensieri e riflessioni

Nell'imminenza del Natale sembra che tutti, me compresa,  siano disposti a fare buoni propositi e ad augurare agli altri e a se stessi amore, serenità, gioia, ma mi rendo conto che non è mai serpeggiato come in questo periodo, complice la crisi economica, tanto odio non solo fra i popoli della Terra, ma anche fra gli appartenenti alla stessa razza, religione, nazione, regione, provincia, città, quartiere e, purtroppo alla stessa famiglia. Tutti  disposti ad attribuire ad altri la responsabilità delle proprie difficoltà, dei propri fallimenti, dei propri errori, esprimendo nei vari network parole di ODIO nei confronti di chi non la pensa come lui o di chi ritiene di essere stato ferito, danneggiato, ostacolato, rimproverato ....o....troppo amato.
Bierce affermava “L’odio è il sentimento più appropriato di fronte all’altrui superiorità”,
mentre Cicerone, riportando una citazione di Ennio, diceva “Si odia chi si teme”,
Cesare Pavese ne Il mestiere di vivere, scriveva “Si odiano gli altri, perché si odia se stessi”.
Anche Hermann Hesse sosteneva che: "Quando odiamo qualcuno, odiamo nella sua immagine qualcosa che è dentro di noi. Invece ciò che fa parte di noi non ci disturba"
Primo Levi diceva “La ragione deve controllare l’odio”, ma spesse volte ci rendiamo conto che proprio dove non arriva la prima arriva il sentimento avverso che proviamo verso qualcuno o qualcosa che ci provoca dolore e che ci fa star male.
C’è chi dice che l’odio si possa trasformare in amore perché in fondo sono il risvolto della stessa medaglia. Io penso che sia più facile il contrario, ma che spesso scambiamo per odio quello che in realtà è solo rancore, indignazione, insofferenza e che non si riesca ad odiare e nello stesso tempo sentirsi a posto con la propria coscienza, senza avere rimorsi e che perciò chi odia voglia sopprimere quei sentimenti che non vuole accettare per sè Quindi per non provare odio bisogna imparare prima a perdonare se stessi  Solo così poi riusciremo a perdonare chi ci ha fatto del male.

martedì 21 gennaio 2014

UN DECALOGO PER IL PAPA’


Anche se mancano ancora 2 mesi alla festa del papà, mi è piaciuto così tanto questo decalogo che  condivido completamente e auguro a tutti i papà di riuscire a metterlo in pratica, giorno per giorno, con amore ed umiltà.


1- Il primo dovere di un padre verso i suoi figli è amare la madre. La famiglia è un sistema che si regge sull’amore. Non quello presupposto, ma quello reale, effettivo. Senza amore è impossibile sostenere a lungo le sollecitazioni della vita familiare. Non si può fare i genitori “per dovere”. E l’educazione è sempre un “gioco di squadra”. Nella coppia, come con i figli che crescono, un accordo profondo, un’intima unione danno piacere e promuovono la crescita, perché rappresentano una base sicura. Un papà può proteggere la mamma dandole in “cambio”, il tempo di riprendersi, di riposare e ritrovare un po’ di spazio per sé.
2- Il padre deve soprattutto esserci. Una presenza che significa “voi siete il primo interesse della mia vita”. Affermano le statistiche che, in media, un papà trascorre meno di cinque minuti al giorno in modo autenticamente educativo con i propri figli. Esistono ricerche che hanno riscontrato un nesso tra l’assenza del padre e lo scarso profitto scolastico, il basso quoziente di intelligenza, la delinquenza e l’aggressività. Non è questione di tempo, ma di effettiva comunicazione. Esserci, per un papà vuol dire parlare con i figli, discorrere del lavoro e dei problemi, farli partecipare il più possibile alla sua vita. E’ anche imparare a notare tutti quei piccoli e grandi segnali che i ragazzi inviano continuamente.
3 – Un padre è un modello, che lo voglia o no. Oggi la figura del padre ha un enorme importanza come appoggio e guida del figlio. In primo luogo come esempio di comportamenti, come stimolo a scegliere determinate condotte in accordo con i principi di correttezza e civiltà. In breve, come modello di onestà, di lealtà e di benevolenza. Anche se non lo dimostrano, anche se persino lo negano, i ragazzi badano molto di più a ciò che il padre fa, alle ragioni per cui lo fa. La dimostrazione di ciò che chiamiamo “coscienza” ha un notevole peso quando venga fornita dalla figura paterna.
4 – Un padre dà sicurezza. Il papà è il custode. Tutti in famiglia si aspettano protezione dal papà. Un papà protegge anche imponendo delle regole e dei limiti di spazio e di tempo, dicendo ogni tanto “no”, che è il modo migliore per comunicare: “ho cura di te”.
5 – Un padre incoraggia e dà forza. Il papà dimostra il suo amore con la stima, il rispetto, l’ascolto, l’accettazione. Ha la vera tenerezza di chi dice: “Qualunque cosa capiti, sono qui per te!”. Di qui nasce nei figli quell’atteggiamento vitale che è la fiducia in se stessi. Un papà è sempre pronto ad aiutare i figli, a compensare i punti deboli.
6 – Un padre ricorda e racconta. Paternità è essere l’isola accogliente per i “naufraghi della giornata”. E’ fare di qualche momento particolare, la cena per esempio, un punto d’incontro per la famiglia, dove si possa conversare in un clima sereno. Un buon papà sa creare la magia dei ricordi, attraverso i piccoli rituali dell’affetto. Nel passato il padre era il portatore dei “valori”, e per trasmettere i valori ai figli bastava imporli. Ora bisogna dimostrarli. E la vita moderna ci impedisce di farlo. Come si fa a dimostrare qualcosa ai figli, quando non si ha neppure il tempo di parlare con loro, di stare insieme tranquillamente, di scambiare idee, progetti, opinioni, di palesare speranze, gioie o delusioni?
7 – Un padre insegna a risolvere i problemi. Un papà è il miglior passaporto per il mondo ” di fuori”. Il punto sul quale influisce fortemente il padre è la capacità di dominio della realtà, l’attitudine ad affrontare e controllare il mondo in cui si vive. Elemento anche questo che contribuisce non poco alla strutturazione della personalità del figlio. Il papà è la persona che fornisce ai figli la mappa della vita.
8 – Un padre perdona. Il perdono del papà è la qualità più grande, più attesa, più sentita da un figlio. Un giovane rinchiuso in un carcere minorile confida: “Mio padre con me è sempre stato freddo di amore e di comprensione. Quand’ero piccolo mi voleva un gran bene; ci fu un giorno che commisi uno sbaglio; da allora non ebbe più il coraggio di avvicinarmi e di baciarmi come faceva prima. L’amore che nutriva per me scomparve: ero sui tredici anni… Mi ha tolto l’affetto proprio quando ne avevo estremamente bisogno. Non avevo uno a cui confidare le mie pene. La colpa è anche sua se sono finito così in basso. Se fossi stato al suo posto, mi sarei comportato diversamente. Non avrei abbandonato mio figlio nel momento più delicato della sua vita. Lo avrei incoraggiato a ritornare sulla retta via con la comprensione di un vero padre. A me è mancato tutto questo”.
9 – Il padre è sempre il padre. Anche se vive lontano. Ogni figlio ha il diritto di avere il suo papà. Essere trascurati o abbandonati dal proprio padre è una ferita che non si rimargina mai.
10 – Un padre è immagine di Dio. Essere padre è una vocazione, non solo una scelta personale. Tutte le ricerche psicologiche dicono che i bambini si fanno l’immagine di Dio sul modello del loro papà. La preghiera che Gesù ci ha insegnato è il Padre Nostro. Una mamma che prega con i propri figli è una cosa bella, ma quasi normale. Un papà che prega con i propri figli lascerà in loro un’impronta indelebile.
(di Bruno Ferrero sacerdote salesiano e scrittore italiano)


giovedì 12 settembre 2013

Un'insolita canzone d'amore

 Una grande canzone d'amore. una dichiarazione che pochi uomini d'oggi farebbero,  in controtendenza, in un'epoca in cui si cambia compagno/a come vestiti, un tempo che vuole l'uomo vecchio che si accompagna a ragazzine scosciate..In realtà la canzone non racconta, autobiograficamente, la storia d'amore tra Branduardi e la moglie, ma una rielaborazione di Roberto Vecchioni del "Canto a Filinna" di Paolo Silenziario, un poeta greco del VI sec. d. C. tradotta da Salvatore Quasimodo "Amo di più le tue rughe, Filinna che lo splendore della giovinezza. Mi piace di sentire nella mano il tuo seno che piega giù pesante, le sue punte, più del seno diritto d'una ragazza. Il tuo autunno è migliore della sua primavera ed il tuo inverno è più caldo della sua estate"

Consiglio di ascoltare anche l'introduzione scherzosa del cantautore a questa canzone registrata durante il concerto 2005 di Branduardi  à Salerno

venerdì 10 maggio 2013

Questo è amore vero…


Il racconto di questo medico mi ha fatto rivivere, con intensa commozione, l'esperienza dolorosa, ma illuminante sul significato del vero AMORE fra due persone, vissuta dal babbo di mio marito con sua moglie, alla stessa età e nelle stesse circostanze. Per noi è stato un esempio

"Erano circa le 8.30 di una mattinata intensa quando un anziano signore ottantenne è arrivato per far rimuovere i punti dal suo pollice. Disse subito che era di fretta perché aveva un appuntamento alle 9.00.

Presi nota dei suoi dati e lo invitai a prendere posto. Sapevo che ci sarebbe voluto più di un’ora prima che qualcuno potesse occuparsi di lui. Lo vidi controllare l’orologio ansiosamente per tutto il tempo e poi decisi di valutare io stesso la sua ferita dal momento che non ero occupato con altri pazienti.

All’esame la ferita risultava ben guarita. Parlai con uno dei medici per ottenere il materiale per rimuovere i punti di sutura e lo feci, ma mentre mi stavo prendendo cura di lui è iniziata una conversazione. Gli domandai se avesse un altro appuntamento medico in seguito, se era per questo che aveva così tanta fretta.
Il signore mi disse di no e rispose che doveva andare alla casa di cura per far colazione con sua moglie.

Mi informai della sua salute. Mi disse che era nella casa di cura da tempo, essendo una vittima del morbo di Alzheimer. Sondai ulteriormente la questione chiedendo se la moglie si sarebbe molto alterata per il suo ritardo. Mi rispose che la donna non sapeva più chi lui fosse, non era in grado di riconoscerlo da cinque anni.
Sorpreso gli chiesi: “E va ancora ogni mattina, anche se lei non sa chi sei?”
L’uomo sorrise e batté la mano e disse: “Mia moglie non mi conosce, ma io so ancora chi lei è.”

Ho dovuto trattenere le lacrime mentre se ne andava.
Ho avuto la pelle d’oca sul braccio, e ho pensato “Questo è il tipo di amore che voglio nella mia vita.”

Il vero amore non è né fisico né romantico. Il vero amore è l’accettazione di tutto ciò che è, è stato, sarà e non sarà"

venerdì 1 febbraio 2013

Sui figli

Per rinfrescare la memoria a me e a qualcun altro/a

Ed una donna che stringeva un bimbo al petto disse:
"Parlaci dei figli".
Ed egli disse:
"I vostri figli  non sono i vostri figli.
Essi sono i figli e le figlie del desiderio che la vita ha di se stessa.
Essi arrivano per mezzo di voi, ma non da voi,
e sebbene siano con voi, non vi appartengono già più.

Potete donare loro il vostro amore, ma non i vostri pensieri.
Perché essi posseggono i loro pensieri.

Potete dare una casa ai loro corpi, ma non alle loro anime,
Perché le loro anime hanno dimora nella casa del domani,
che voi nemmeno in sogno potete visitare.

Potete sforzarvi di farvi simili a loro,
ma non pretendete di renderli simili a voi.
Poiché la vita non va all'indietro,,néindugia su ciò che è stato.

Voi siete gli archi da cui i vostri figli, frecce viventi, vengono scoccati.
L'Arciere vede il bersaglio in vista dell'infinito e tende voi
con la sua forza affinché le sue frecce vadano veloci e lontano.

Fate sì che il vostro tendersi nelle mani dell'arciere sia per la felicità;
poiché egli tanto ama la freccia che vola via, quanto l'arco che se ne sta.

( Kahlil Gibran da " Il profeta")



mercoledì 29 agosto 2012

Litigare è un’arte


La mia saggia amica Renata del blog Pensieri in libertà, che considero ormai la mamma che non ho più, ieri mi ha fatto dono di questa sua raccolta di riflessioni e pensieri, frutto dell'elaborazione di sue letture ed esperienze di vita, che condivido e in questo periodo si adattano molto bene alla situazione che stanno vivendo molte persone care, ma che anch'io ho vissuto e vivo ogni  giorno.
Ho avuto il permesso di postare qui questo suo dono, perché penso possano essere di aiuto e spunto di riflessione anche per altri.

"Litigare è un esercizio per l’intelligenza. Litigare è un’arte
Ci sono casi in cui basta un’inezia per far volare un piatto. Casi in cui, anche di fronte a piccoli, ma cocenti drammi, si evita di parlare e si adotta la tecnica del gelido distacco. E’ quest’ultimo caso il più pericoloso perché il rancore resta dentro di noi e genera solitudine. In fondo la lite violenta è pur sempre un mezzo, anche se esasperato, di comunicazione. Il dramma vero si delinea quando in una coppia diventa inutile parlare. Non verbalizzare il litigio significa non riconoscere il partner, in concreto “eliminarlo”. Un partner con cui non ci si confronta viene idealmente ucciso. In fondo il silenzio, la lite interiorizzata rappresenta la totale sfiducia nella possibilità di cambiare qualcosa. E’ la sottolineatura di un situazione deludente (ma irrinunciabile) che non ci si dà più la pena di analizzare e correggere. Bisognerebbe anzitutto e con amore, essere capaci di rinunciare a volere il nostro partner come lo sognavamo. Rispettarne invece, i bisogni e la personalità e coltivare il desiderio di scoprire le cause profonde delle incomprensioni evitando di fermarsi alle ragioni più comode e superficiali. Ciò per cui abbiamo, in silenzio, rinunciato a lottare potrebbe, senza il minimo fruscio, uscire definitivamente dalla nostra vita. Chiediamoci, ogni tanto : “E’ questo che vogliamo ?”. Se la risposta è no, ricordiamo che litigare è – anche - una prova d’amore".

Aggiungo solo questa massima del grande George Bernard Shaw  che ritengo la conclusione ideale alle riflessioni sull'argomento fatte con Renata 

Il silenzio è la più perfetta espressione del disprezzo. (da Torniamo a Matusalemme)

Ho appena letto questa bella testimonianza della mia amica blogger Anna del blog Pensieri di ogni giorno che vi linko qui sotto

Oggi, ventinove anni da allora

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domenica 10 luglio 2011

L'importante è seminare

“Semina, semina: l’importante è seminare
Un poco…molto… tutto…
Il grano della speranza.
Semina il tuo sorriso,
perché tutto splenda intorno a te.
Semina la tua energia, la tua speranza,
per combattere e vincere la battaglia
quando sembra perduta.
Semina il tuo coraggio,
per risollevare quello degli altri.
Semina il tuo entusiasmo,
per infiammare quello del tuo prossimo.
Semina i tuoi slanci generosi, i tuoi desideri,
la tua fiducia, la tua vita.
Semina tutto quello che c’è di bello in te,
le più piccole cose, i nonnulla.
Semina, semina e abbi fiducia:
ogni granellino arricchirà
un piccolo angolo della terra.”

Questa bellissima poesia è stata letta nella mia Parrocchia al termine della Messa di oggi, il cui Vangelo narrava la parabola del seminatore, una delle più belle a mio parere, dove il Maestro spiega agli Apostoli anche perché si rivolge alla folla in questo modo per far capire la sua parola.
Vorrei dedicarla al mio figliolo che ieri, davanti ai suoi bimbi e alla moglie, ci ha fatto capire con questa frase, che il seme che abbiamo gettato ha arricchito un piccolo angolo di terra buona e sta dando i suoi frutti. Vorrei che anche lui un giorno provasse la commozione e la soddisfazione di sentirsi dire dai suoi figli le stesse parole che al nostro cuore suonano come una dichiarazione di AMORE:Sai papà è tanto che te lo volevo dire, ma ora che lo sono anch'io devo proprio riconoscere che avevi ragione quando mi dicevi che tu, come genitore, provavi AMORE per me come figlio. Allora ti avevo contestato dicendo che per me non era vero. Ora che l'ho sperimentato ti dico che lo è, anzi è qualcosa di più completo, di unico, come tu mi dicevi, non di diverso
Credo che a lui sia costato molto ammettere questo, ma per noi è stata la miglior ricompensa e lo stimolo a non stancarci mai di seminare per lui e con lui anche per i nostri nipotini e per tutti quelli che hanno bisogno di un sorriso, a cui possiamo ancora trasmettere speranza, energia, coraggio, entusiasmo, fiducia, voglia di sognare per affrontare le difficoltà della vita in questo periodo difficile anche per il nostro Paese.
Non importa se raccoglieremo 100,60,30.: l'importante è seminare
Il seminatore di V. Van Gogh

sabato 13 febbraio 2010

San Valentino: messaggi d'amore sui muri

Oggi S. Valentino è diventata una festa prevalentemente commerciale, perciò ho voluto approfondire le mie conoscenze e cercarne l'origine e il motivo per cui questo santo è diventato patrono degli innamorati di tutto il mondo. Sulla vita di San Valentino, protettore degli innamorati, si hanno notizie che spesso si mescolano e confondono con la leggenda. Le fonti non aiutano a comporre un quadro unitario, confondendo personaggi diversi, vissuti in epoche differenti. Per chi è curioso di saperne di più può trovare approfondimenti QUI o QUA .

Da parte mia voglio farvi omaggio di questo piccolo album fotografico dove ho raccolto, nel corso delle mie gite in bicicletta e lungo i percorsi quotidiani nella mia città, alcuni messaggi d'amore scritti sui muri, completati da altri sul tema, trovati su siti web.
Non è certo un atto di civiltà scrivere sui muri e mi sono chiesta più volte cosa spinga certe persone, nell'era della tecnologia, degli sms e degli MMS, più veloci, immediati e...legali, ad utilizzare questo metodo per dichiarare il loro amore per qualcuno, ma non son riuscita a darmi una risposta. Tuttavia ritengo che siano sempre meglio delle scritte razziste ed inneggianti alla violenza e ad ogni tipo di intolleranza.
Sono messaggi a volte semplici e commoventi, altre volte più complessi e sibillini; alcuni ingenui, altri maliziosi ed audaci, altri ancora scherzosi, ironici, curiosi e originali.
Parlano di amori segreti, inconfessabili, corrisposti e non, eterni e ..a tempo determinato, urlati a lettere cubitali, o scritti in un angolo nascosto a caratteri microscopici. Amori appena iniziati o forse già finiti, ma che nemmeno la morte ha cancellato dal cuore di chi li ha scritti. Messaggi pieni di speranza e altri rassegnati, messaggi che citano canzoni note, messaggi sgrammaticati o corretti da altre mani, messaggi completati da cuori trafitti o scritti dentro questi cuori, messaggi a tinte brillanti ed altri scoloriti dal tempo, ma tutti MESSAGGI D'AMORE.
Ecco anche solo per questo motivo mi sento di assolverli per aver sporcato i muri di palazzi, parchi, marciapiedi, perché vanno oltre il giorno dedicato agli innamorati, perché ognuno nel leggerli può sorridere, sentirli un po' suoi, immaginare la storia e i protagonisti che stanno dietro quelle parole e quei disegni.
E quando una mano di intonaco ne copre per sempre uno che leggevi ogni giorno da anni, ti sembra che abbiano cancellato anche un pezzetto della tua vita e quel sentimento che ne è l'origine. La cura di Franco Battiato

sabato 6 febbraio 2010

Ci sono abbracci e.... abbracci


Un abbraccio di 30 anni fa rivissuto oggi

Ad eccezione di quello della " gentile Signora", come la chiama qui il mio amico blogger Aldo , che, fortunatamente per ora, mi ha solo sfiorato qualche volta, penso che tutti gli abbracci facciano stare bene non solo chi li riceve, ma anche chi li dà, come scrivevo tempo fa in questo post, ispirata dal principio dell'abbraccio letto da Teresin. Tuttavia penso che l'abbraccio ricevuto da un bimbo che non sa ancora parlare, dia una sensazione unica che comprende tutte quelle suscitate da tutti gli altri abbracci. E' l'emozione che ho provato io domenica scorsa, ricevendo il primo abbraccio spontaneo e consapevole dalla mia adorata nipotina Francesca.

Ora cercherò di raccontarvela così come l'ho vissuta e fotografata con la mente e col cuore, perché è stata così inaspettata che non si è potuta riprendere in altro modo.

Era la prima volta che Laura non avrebbe portato la sua pappa, perché, da quando si fermava a pranzo all'asilo nido, voleva mangiare da sola e come "i grandi". Tuttavia ho cercato di preparare qualche cosa di semplice e gustoso nello stesso tempo, senza dimenticare i gusti degli adulti.
Francesca, nel suo seggiolino agganciato a capotavola, appena arrivata, ha subito fatto festa, battendo le manine, al piatto degli antipasti, preparati per ingannare l'attesa, mentre in forno cuocevano gli gnocchi di semolino alla romana.Mentre sgranocchiava golosamente un tronchetto di sedano farcito con una crema di caprini freschi e ricotta e una barchetta di finocchio con yogurt greco e julienne di carote, lanciava gridolini di gioia con sorrisi che mi allargavano il cuore.
Ogni nuova portata veniva accolta dai suoi applausi e dimostrava la sua impazienza di assaggiare i cibi per lei nuovi, sottolineandoli con degli " ancoa..ancoa" mentre mamma Laura sminuzzava la sua porzione per raffreddarla più in fretta. Così dopo il successo dei gnocchi alla romana, ha gradito anche una fetta del polpettone di carne con ripieno tricolore, una tazzina di macedonia di frutta e mezzo fagottino di sfoglia con ripieno di mele e uvetta. Al termine del pranzo ha scorrazzato gattonando un po' per la casa, mentre preparavo il caffè per noi grandi ed infine, dopo un tentativo fallito di farla addormentare nell'ex letto del suo papà, ha fatto un bel sonnellino nel mio lettone, con la sua mamma.
Al risveglio ha accennato ad un pianto mentre la rivestivano per tornare a casa sua, ma, appena sono apparsa, ha proteso le sue braccia verso di me sorridendomi e, quando mi sono avvicinata per prenderla in braccio, mi ha dato un abbraccio così tenero e nello stesso tempo così forte che mi ha sorpreso e sconvolto insieme perché sentivo che voleva dirmi tante cose: il suo grazie, il suo affetto, il piacere di essere stata con noi. Il calore di questo abbraccio mi ha commosso fino alle lacrime, mi ha fatto battere il cuore come un colpo di fulmine, come al primo incontro d'amore, riassaporare il gusto della vita e di altri abbracci, mi ha reso ancora più felice di essere nonna di questa splendida creatura, mi ha fatto pesare di meno le contrarietà della vita quotidiana di questa settimana e ha cullato i miei sogni, dove sentivo il profumo della sua pelle delicata e morbida che aveva dormito sul mio cuscino.
Credevo di non aver più molto di interessante da dire in questo blog, ma parlandone con Gabriele che ha provato la stessa sensazione ho voluto rendervene partecipi, perché è la cosa più bella che mi sia capitata in questi giorni e perché, come dice Leo Buscaglia,
" Nessuno è troppo grande per un abbraccio".