In questo percorso l’uomo è assistito dalla natura, ma solo se si abbandona a un rapporto originale con l’Universo, se torna a guardare «Dio e la natura faccia a faccia». In questo spazio aperto dal dialogo tra uomo e natura si colloca l’arte: la poesia, la musica, la pittura, la scultura. Se è vero che la natura ha leggi proprie, c’è in essa una componente dinamica con cui l’uomo può interagire.
Così come il poeta, che interpreta la natura, «adegua le cose ai suoi pensieri» e vi imprime il suo essere, anche Luigi Cavagnini con le sue sculture riconosce nei segni della natura la presenza di Dio, raccoglie arte dalle mani della campagna e ne reinterpreta col cuore il significato.
Per questo non scolpisce profondamente, ma si limita a sottolineare forme o definire essenziali impronte, intense come quelle lasciate dagli artisti all’alba dell’umanità.
Il rispetto religioso per la materia nata dal sole, dall’acqua e dalla terra diventa forma e valore nella scelta di figure appena delineate, ma forti di primordiale espressività istintiva.
Questi legni non sono dunque povere sculture semplici, ma una forma di sincera preghiera nata da chi sa leggere la bellezza del creato nelle meraviglie della natura.
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