martedì 14 ottobre 2014
Progetto "ADOTTATECI PER LO STUDIO"
Potrete leggere i dettagli del progetto in questa locandina dove troverete tutte le indicazioni per aiutare Peppo e Adriana a realizzarlo.
domenica 5 aprile 2009
Eubiosia: le qualitá che conferiscono dignitá alla vita

Ieri sera Gabriele ed io abbiamo assistito ad una “Serata di gala”, uno spettacolo di Musica e Teatro con la straordinaria partecipazione di alcuni fra i migliori artisti bresciani a sostegno della solidarietà, promossa dall'ANT, l'Associazione Nazionale Tumori per festeggiare il decennale della delegazione bresciana…quella, ma sarebbe meglio dire LE PERSONE che hanno seguito il babbo di mio marito e tutti noi nei suoi ultimi mesi di vita.
Una serata dove l'arte, l'amore e la commozione si sono unite per ringraziare questi autentici angeli, che forniscono assistenza domiciliare gratuita ai sofferenti di tumore ed alle loro famiglie.
Anche a chiudere gli occhi, le lacrime non si potevano trattenere.
Un’amica, incontrata in questa occasione dopo tanti anni, mi ha riferito come una sua piccola allieva avesse meravigliosamente espresso questo incontenibile bisogno:
Eppure ci siamo sentiti tutti legati da tanta dolcezza.
Il salone era pieno, non avevamo prenotato, ma Eleonora la “nostra infermiera” che ci aveva invitato, ci ha ceduto il posto nelle prime file, spostandosi nella poltrona davanti a noi.
Ho osservato che anche lei ogni tanto si toglieva gli occhiali, come noi, per non annegare dentro.
Dottori, volontari, infermiere… tutti i presenti … ci siamo commossi insieme, riconoscendoci uniti.
Ricorderemo questa esperienza per sempre.

Per chi vuol saperne di più sui progetti che sta portando avanti questa associazione può cliccare su questo link
giovedì 13 novembre 2008
Un aquilone per S.Nicolas- parte terza
I ragazzi della Colegio in un'ora di lezione
- Appartenere ad una famiglia contadina povera integrata nella comunità.
- Presentarsi al colloquio motivazionale con l’approvazione del presidente della comunità d’appartenenza, che attesta la condizione d’estrema povertà del ragazzo.
- Nutrire interesse per l’arte del legno, del ferro e della pittura.
- Aver terminato la scuola primaria.
professori di matematica, due di
spagnolo, uno di scienze sociali, uno di
scienze naturali, uno d’inglese, uno di
disegno tecnico e uno di disegno
artistico, uno di tecnologia, uno di
musica e tre di taller.
La struttura organizzativa della scuola è costituita dal preside Francesco
Piovanelli, figlio di Peppo e Adriana, dal vicepreside Giuseppe Piovanelli
(Peppo), dal consiglio di istituto, formato dal corpo docenti e dal preside, che
si riunisce una volta al mese, dagli ispettori scolastici ,dal consiglio di classe,
anche questo si riunisce una volta al mese, e dal rappresentante dei genitori, uno per ogni classe.
I colloqui con i genitori avvengono a cadenza trimestrale
- Fornire ai giovani contadini poveri un’istruzione integrale, umana e cristiana, al fine di renderli protagonisti della propria comunità, realtà e cultura.
- Offrire ai giovani un ambiente familiare ed educativo, che trasmetta valori umani che favoriscano un cambiamento nella vita personale e una trasformazione sociale.
- Garantire ai ragazzi una professionalizzazione nell’arte del legno e allo stesso tempo una formazione lavorativa in ebanisteria, scultura e pittura.
- Recuperare una serie di manifestazioni culturali nel campo artistico e promuovere altre linee di qualificazione delle abilità lavorative.
PROSPETTIVE FUTURE E SOSTENIBILITÀ:
lunedì 9 giugno 2008
PEPPO E ADRIANA: UNA VITA PER GLI ALTRI
Stella col suo bel post Africa: I Missionari mi ha dato lo spunto per parlare di una coppia di amici che da 32 anni dedicano la loro vita ai poveri.I passi e i gesti di tanti missionari, acquistano dignità giornalistica poche volte, spesso solo quando qualcuno di loro ci lascia la vita.
A volte un'intervista sbrigativa, sullo sfondo dei drammi del terzo mondo, poi via, nel dimenticatoio.
Per Peppo e Adriana non è così. La loro opera a San Nicolas, sperduto paese andino ai piedi del Cotopaxi, sull'altopiano del Paramo nelle Ande ecuadoriane, a due passi dall'Equatore, ricorre spesso sui giornali locali, sfidando le mode e le emergenze. Il motivo di questa eccezionalità
credo sia principalmente nella natura laica della loro vicenda: Peppo e Adriana sono marito e moglie che hanno deciso di sposare la causa dei più poveri dentro l'Operazione Mato Grosso (O.M.G), dove anche Gabriele ed io ci siamo conosciuti, abbiamo operato e condiviso i loro ideali allora. Oggi cerchiamo di dare ancora il nostro piccolo contributo alle numerose iniziative dell'Associazione San Nicolas per sostenere la loro scelta di vita.
Adriana Tiziano, originaria del Mantovano, era un giovane tecnico di laboratorio e la mia più cara amica. Era fidanzata con Peppo Piovanelli, nativo del popolare quartiere di Bottonaga a Brescia, neolaureato in lingue, interprete di professione. Avevano un futuro tranquillo davanti, ma non erano soddisfatti.
Quando lei decise di fare da sola la sua prima esperienza di volontariato per 4 mesi in Brasile, considerai questa sua decisione un piccolo tradimento alla nostra amicizia, ma segretamente la ammiravo e la invidiavo per il suo coraggio e la sua coerenza, libera da condizionamenti e ricatti familiari ed affettivi. Tuttavia ero convinta che sarebbe tornata soddisfatta sì di aver portato a termine questa avventura, ma decisa a non ripeterla e invece mi sbagliavo di grosso.
Al suo ritorno si sposa col suo Peppo che l’aveva attesa pazientemente e lo contagia col suo entusiasmo e, nel 1977, lo convince a partire per la loro prima esperienza di coppia in Ecuador che avrebbe dovuto durare solo 2 anni, ma continua tuttora.
Massimo Tedeschi (giornalista di BresciaOggi) così scrive di loro:
“………Non l'hanno fatto per motivi ideologici (fosse così, avrebbero già gettato la spugna) ma per una radicale scelta evangelica. Hanno preso sul serio la Buona Novella , il discorso della Montagna, e da 32 anni vivono sull'altopiano andino la beatitudine complicata della semplicità, dell'umiltà, della povertà. Questo ha consentito loro di andare controcorrente: di parlare di Cristo e di perdono fra i campesiños negli anni Ottanta, quando sembrava che l'unico verbo praticabile fosse quello di Marx e della rivolta armata e di continuare a parlare della deriva del Sudamerica nel XXI secolo, in tempi in cui lo sguardo pietistico occidentale vuole altro, preferisce guardare all'Asia o all'Est Europa.
Ma il motivo per cui la loro esperienza continua a fare notizia: è il fatto che Peppo e Adriana non hanno tagliato i ponti, hanno mantenuto stretti legami (epistolari prima, telematici poi) con gli amici di Brescia, trovando in loro dei veri e propri ambasciatori senza feluca e senza credenziali della causa di San Nicolas. Gli amici bresciani hanno dato vita a un sodalizio di sostegno, l'Associazione San Nicolas, che con numerose iniziative continua a mantenere viva la loro scelta di vita e a fare notizia: il mercatino natalizio,
i mattoni simbolici venduti per ricostruire San Nicolas dopo il terremoto del '96, il progetto di adozione a distanza degli anziani dell'Ecuador, una borsa per S.Nicolas, il lavaggio delle auto e i mercatini delle torte in quartiere per raccogliere fondi, il progetto-pozzi e la vendita degli intarsi del “taller”, il ponte gettato verso il mondo alpinistico bresciano, la mostra “Una colomba di Pace”. Ma, certo, nessun escamotage comunicativo avrebbe successo se non ci fosse a monte la sostanza, la scelta di vita, la coerenza radicale e spiazzante di Peppo e Adriana. Senza questi fattori non ci sarebbero premi (Peppo ha ottenuto nel 2001 il premio Cuore Amico nell'ambito del “Bulloni”) o aiuti di sorta a tenere alta la notorietà e la simpatia che circondano San Nicolas.
| Quando i due partono insieme per l'Ecuador non c'è scritto in nessun contratto, ma i giovani coniugi sanno in cuor loro che questa è la scelta della vita. Una scelta che ben presto plasma la loro famiglia anagrafica, oggi composta da tre figli: uno naturale e due adottive. I bisogni materiali li prenderanno ben presto al cuore e alla gola e li trasformeranno in contadini, muratori, insegnanti, genitori putativi, presidi e taxisti, infermieri e benefattori, barellieri e cucinieri, mercanti e questuanti, a seconda delle infinite necessità che bussano alla loro porta. Il primo impegno è nel dispensario medico di Juigua Yacumbamba. Nell'80 si trasferiscono nella cittadina di Pujilì dove creano la casa campesiña, un ostello-centro civico-dispensario che ospita i campesiños nei giorni di mercato, sottraendoli al marciapiede e alle tariffe-tagliola dei locandieri locali. | |
Nel 1988 arriva la chiamata a San Nicolas, in una vecchia fazenda del ‘700, cadente, incastonata in una zona agricola poverissima. Il progetto è nitido fin dall'inizio: creare una scuola che dia una formazione ai ragazzi, valorizzi la tradizione della lavorazione del legno. Nasce da lì l'Instituto particular “Don Bosco” di San Nicolas, dove un centinaio di ragazzi trova istruzione (e cibo).

Adriana coi suoi ragazzi a S. Nicolas
Ma l'Instituto è solo una delle iniziative: come primo sbocco occupazionale dei ragazzi viene creata una falegnameria cooperativa (“Centro des Artes”), un “taller”, che dà lavoro a una trentina di giovani, oggi affiancata da un'officina meccanica. I ragazzi che abitano a ore di cammino da San Nicolas trovano nell'antica fazenda anche ospitalità. Di più: trovano una famiglia. La tavolata di casa Piovanelli a mezzogiorno conta un centinaio di coperti. Per i piccoli commensali gli ospiti italiani hanno un nomignolo immancabile: don Pepo e mama Adriana. Il focolare ha anche un tempietto con i suoi lari e i suoi penati. Su tutti spicca l'immaginetta con il sorriso fanciullesco di don Tone Bresciani, il salesiano originario di Pavone del Mella che ha condiviso un bel pezzo di strada con Peppo e Adriana e ora veglia su di loro, da un luogo senza nome, da distanze senza misura.
Scuola, taller, casa-famiglia: sono solo gli aspetti “ufficiali” di San Nicolas. Perché accanto e attorno ci sono i mille gesti quotidiani, la “sopa comunitaria” distribuita periodicamente agli anziani indigenti, il pane regalato senza risparmio. “Come fai a dire di no se un povero bussa alla tua porta?” chiede e si chiede Peppo. E infatti la risposta ogni volta è diretta, senza calcolo, evangelica.
Nei racconti sereni di Peppo, nelle lettere disincantate e talvolta amare di Adriana, San Nicolas assomiglia a una delle città invisibili di Italo Calvino e dipana una trama fatta di gesti e sguardi, memorie e progetti, successi e fallimenti, sogni e disincanto, realismo e profezia.
Nelle testimonianze di chi c'è stato San Nicolas rimane indelebile.
Patrizia Toia, che l'ha visitata da sottosegretario agli Esteri, dice: “Lì ho visto il senso della gratuità, ho scoperto la semplicità di chi fa cose straordinarie”.
Luigi Pettinati, un banchiere, ammette: “San Nicolas mi è rimasta impressa, ho visto il coraggio di queste persone: persone fuori dal tempo, insomma eroi”.
Fausto Camerini, giornalista e scrittore di cose di montagna, è netto: “E' l'unico posto in Ecuador dove ho visto i bambini sorridere”.
Ecco: il vero biglietto da visita di San Nicolàs è il sorriso dei suoi ospiti. Merce rara, perla preziosa, sotto i cieli di un Paese che si sta immiserendo, e che immalinconisce di giorno in giorno. E per questo vale la pena scrivere di San Nicolàs. Ancora e per sempre. “
mercoledì 28 maggio 2008
UN SORRISO LUNGO UN ANNO
Oggi sono molto felice perché ho visto la foto dell'ecografia del mio futuro nipotino all'ottava settimana di gestazione. In 2 settimane è cresciuto tantissimo da 6 a 16 mm e spero tanto che sia forte e sano. Per questo voglio dedicare la mia felicità e il mio post a questa bella iniziativa dedicata a bambini meno fortunati.http://www.comicomix.com/Giornalettismo_Neuroblastoma



