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martedì 14 ottobre 2014

Progetto "ADOTTATECI PER LO STUDIO"

Ricordate i miei amici PEPPO E ADRIANA  di cui vi avevo parlato qualche anno fa in questi post  e la loro scuola di falegnameria a San Nicolas in Ecuador?  Malgrado numerose vicissitudini e ostacoli non hanno ancora finito di spendere la loro vita per gli altri con la stessa convinzione e amore di allora. Oggi ho riabbracciato Adriana che mi ha messo al corrente del loro nuovo progetto "ADOTTATECI PER LO STUDIO"col sostegno dell'Associazione Amici San Nicolas ECUADOR-ONLUS pregandomi di divulgarlo anche attraverso il mio blog , anche se purtroppo non ha più molti seguaci, soffocato da Facebook.
Potrete leggere i dettagli del progetto in questa locandina dove troverete tutte le indicazioni per aiutare Peppo e Adriana a realizzarlo.

domenica 5 aprile 2009

Eubiosia: le qualitá che conferiscono dignitá alla vita


Ieri sera Gabriele ed io abbiamo assistito ad una “Serata di gala”, uno spettacolo di Musica e Teatro con la straordinaria partecipazione di alcuni fra i migliori artisti bresciani a sostegno della solidarietà, promossa dall'ANT, l'Associazione Nazionale Tumori per festeggiare il decennale della delegazione bresciana…quella, ma sarebbe meglio dire LE PERSONE che hanno seguito il babbo di mio marito e tutti noi nei suoi ultimi mesi di vita.

Una serata dove l'arte, l'amore e la commozione si sono unite per ringraziare questi autentici angeli, che forniscono assistenza domiciliare gratuita ai sofferenti di tumore ed alle loro famiglie.

Anche a chiudere gli occhi, le lacrime non si potevano trattenere.

Un’amica, incontrata in questa occasione dopo tanti anni, mi ha riferito come una sua piccola allieva avesse meravigliosamente espresso questo incontenibile bisogno:

"Devi piangere per non annegare dentro"

Eppure ci siamo sentiti tutti legati da tanta dolcezza.

Il salone era pieno, non avevamo prenotato, ma Eleonora la “nostra infermiera” che ci aveva invitato, ci ha ceduto il posto nelle prime file, spostandosi nella poltrona davanti a noi.

Ho osservato che anche lei ogni tanto si toglieva gli occhiali, come noi, per non annegare dentro.

Dottori, volontari, infermiere… tutti i presenti … ci siamo commossi insieme, riconoscendoci uniti.

Ricorderemo questa esperienza per sempre.

Per chi vuol saperne di più sui progetti che sta portando avanti questa associazione può cliccare su questo link

PROGETTO EUBIOSIA ANT

giovedì 13 novembre 2008

Un aquilone per S.Nicolas- parte terza


COLEGIO PARTICULAR PADRE ANTONIO BRESCIANI:
La provincia del Cotopaxi è stata storicamente una zona depressa, dove, nonostante le avverse condizioni climatiche e naturali, l’agricoltura è sempre stata il principale mezzo di sostentamento. Il carattere di sola sussistenza dell’agricoltura determina la mancanza d’attività redditizie e la conseguente migrazione verso città che offrono maggiori (e il più delle volte illusorie) opportunità lavorative. L’offerta formativa dell’aerea interessata si configura come discontinua, ripetitiva e lontana dalle reali problematiche quotidiane delle famiglie. Inoltre, si rileva un’assenza di formazione adeguata del corpo docenti, che si traduce nella mancanza di un sistema di valori cui ispirarsi. La preponderanza della componente teorica nel processo formativo provoca un abbandono scolastico precoce e dunque l’ingresso nel mercato lavorativo in condizioni di sfruttamento, marginalità e discriminazione.
Al fine di far fronte a tali problematiche il “Colegio Particular Padre Antonio Bresciani”, in collaborazione con la diocesi di Latacunga, ha elaborato un nuovo modello educativo rivolto ai giovani più poveri della regione, che si basa su un insegnamento pratico, la lavorazione del legno, che riprende un’attività peculiare del luogo, non interferisce sull’attività primaria dell’agricoltura, non costituisce motivo d’allontanamento dal luogo natale e coincide con l’opportunità di sviluppo e gratificazione personale. La concretizzazione di questo nuovo progetto educativo, dunque, è sinonimo di recupero culturale e di riscoperta del potenziale artistico dei ragazzi.

Nel 1988 viene fondato il primo istituto superiore “Juan Pablo II” da Peppo e Adriana (quando ancora facevano parte dell’operazione Mato Grosso), riconosciuto dal Ministero dell’Istruzione Ecuadoriano. Si trattava di un Istituto Superiore Tecnologico della durata di sei anni d’educazione secondaria, che rilasciava un diploma (bachiller).


I ragazzi della Colegio in un'ora di lezione


Dal 1988 al 1991 erano compresi nell’offerta formativa quattro anni di studi parauniversitari in tecnologia, al termine dei quali veniva rilasciato il titolo di perito tecnologico. In questo periodo sono stati portati a termine quattro cicli scolastici completi. Successivamente le missioni dell’Operazione Mato Grosso hanno fondato succursali dell’Istituto Tecnologico in diverse zone del Paese, mentre a San Nicolas il focus si è spostato sulla costituzione e l’avvio della cooperativa “Centro de Artes San Nicolas” con la conseguente interruzione della formazione scolastica. Nella prospettiva di organizzare la cooperativa di produzione è stato introdotto un corso di lavorazione del ferro, della durata d’otto mesi, al termine del quale è stata istituita un’officina meccanica, che garantisse supporto all’attività ebanistica per la produzione di mobili.
Nel 2004, quando Peppo e Adriana si sono staccati dall’operazione Mato Grosso, su consiglio del fondatore don Ugo de Censi, è stato creato un nuovo Istituto superiore, il “Colegio Particular Padre Antonio Bresciani”. L’Istituto, nonostante non riceva finanziamenti pubblici, ha il riconoscimento del Ministero. Il carattere privato non implica la richiesta di una retta alle famiglie, ma la loro collaborazione, secondo le proprie possibilità, per il buon funzionamento della scuola, che è, infatti, completamente gratuita.
Come accennato in precedenza, il progetto educativo portato avanti a San Nicolas è rivolto ai ragazzi provenienti da famiglie povere. Al momento di accogliere le richieste d’accesso all’Istituto, viene svolto un colloquio con la famiglia per verificare la sussistenza dei seguenti requisiti:
  1. Appartenere ad una famiglia contadina povera integrata nella comunità.
  2. Presentarsi al colloquio motivazionale con l’approvazione del presidente della comunità d’appartenenza, che attesta la condizione d’estrema povertà del ragazzo.
  3. Nutrire interesse per l’arte del legno, del ferro e della pittura.
  4. Aver terminato la scuola primaria.
Il Centro è un dignitoso spazio dove il ragazzo ha la possibilità di creare e intagliare al meglio la propria esistenza così come crea e intaglia il legno.
Altro aspetto fondante del progetto educativo è la vita comunitaria: i ragazzi imparano a condividere il proprio sapere, le proprie capacità, nonché tutti gli aspetti della vita quotidiana, imparando il significato della solidarietà e della fratellanza.
Il regolamento del “Colegio Padre Antonio Bresciani” si ispira a quello che San Giovanni Bosco istituì per la buona condotta di una casa o collegio salesiano. I ragazzi che frequentano la scuola dal lunedì al venerdì vivono nel centro, mentre il sabato e la domenica vengono trascorsi a casa con le rispettive famiglie.
Una giornata tipica al Centro inizia con la sveglia delle ore 6.00, quando i ragazzi si alzano prontamente dal letto, si vestono, rassettano la stanza, lasciano il dormitorio e si recano alla Chiesa di San Nicolas dove dedicano del tempo alla meditazione mattutina. Dopo avere pregato fanno colazione nella mensa. La scuola comincia alle ore 7.30, e, a seconda dell’anno scolastico, i ragazzi si recano in aula a frequentare le lezioni, prendendo posto nei banchi da loro stessi costruiti, o al taller (laboratorio di ebanisteria).

Il corpo docente si compone di: due

professori di matematica, due di

spagnolo, uno di scienze sociali, uno di

scienze naturali, uno d’inglese, uno di

disegno tecnico e uno di disegno

artistico, uno di tecnologia, uno di

musica e tre di taller. 

I ragazzi del collegio al lavoro al taller





La struttura organizzativa della scuola è costituita dal preside Francesco


Piovanelli, figlio di Peppo e Adriana, dal vicepreside Giuseppe Piovanelli

(Peppo), dal consiglio di istituto, formato dal corpo docenti e dal preside, che

si riunisce una volta al mese, dagli ispettori scolastici ,dal consiglio di classe
,

anche questo si riunisce una volta al mese, e dal rappresentante dei genitori, uno per ogni classe.

I colloqui con i genitori avvengono a cadenza trimestrale


Il taller occupa una parte importante del giorno e della formazione dello studente, sono, infatti, previste 20 ore settimanali di 45 minuti di lavoro pratico. Durante tali ore i ragazzi imparano a lavorare il legno costruendo suppellettili e mobili anche per la scuola e i dormitori. La giornata scolastica termina alle ore 18.30, segue un’ora dedicata allo studio.
I rintocchi della campana scandiscono le varie parti dell’intensa giornata: la colazione (ore 7.00), il pranzo (ore 12.00), la ricreazione (dalle 13.00 alle 14.00), la merenda (ore 16.30), e la cena (ore 19.30), nonché tutti i cambi d’ora.
Tutti gli alunni si preoccupano del buon funzionamento della casa rispettando i turni per lavare i piatti, pulire la cucina e servire a tavola. I ragazzi si occupano anche di attività a beneficio dell’intera comunità, come ad esempio badare agli animali, coltivare l’orto, tenere pulita l’intera struttura della casa, accudire gli anziani, all’insegna di una prospettiva comunitaria funzionale e solidale.
Non solo si trasmettono i valori sociali e comunitari, ma si tenta anche di insegnare le buone norme igienico-sanitarie: i ragazzi devono avere molto interesse per la pulizia personale e degli spazi comuni. Inoltre, la comunità di San Nicolas, in accordo con l’ospedale locale, si preoccupa di farli visitare ogni tre mesi.
L’intero sistema educativo portato avanti dal Centro si prefigge i seguenti obiettivi:
  1. Fornire ai giovani contadini poveri un’istruzione integrale, umana e cristiana, al fine di renderli protagonisti della propria comunità, realtà e cultura.
  2. Offrire ai giovani un ambiente familiare ed educativo, che trasmetta valori umani che favoriscano un cambiamento nella vita personale e una trasformazione sociale.
  3. Garantire ai ragazzi una professionalizzazione nell’arte del legno e allo stesso tempo una formazione lavorativa in ebanisteria, scultura e pittura.
  4. Recuperare una serie di manifestazioni culturali nel campo artistico e promuovere altre linee di qualificazione delle abilità lavorative.
  5. Dare ai ragazzi l’opportunità, una volta terminati gli studi, di continuare con l’attività di lavorazione dei mobili e imparare la tecnica di lavorazione del ferro entrando a far parte della cooperativa del “Centro de Artes San Nicolas”, che fa parte strutturalmente della missione di San Nicolas.

Uno dei giovani del Centro de Artes San Nicolas intento ad intagliare il legno.














Maximo, uno degli studenti del “Colegio Particular Padre Antonio Bresciani”, durante le ore di taller mentre lavora il legno. Sullo sfondo la casa-missione San Nicolas.

PROSPETTIVE FUTURE E SOSTENIBILITÀ:
La cooperativa della lavorazione del legno e del ferro prende il nome di “Centro de Artes San Nicolas”; in essa si producono mobili di alta qualità e design, destinati a un vario mercato, dal settore alberghiero alle abitazioni private. Nonostante l’assenza di forme di promozione e pubblicità, il passaparola fa sí che pervengano richieste da ogni parte dell’Ecuador. La cooperativa è stata creata per dare ai ragazzi una continuità nel loro mestiere e per evitare la migrazione ad altri paesi o città, perdendo le abilità e conoscenze artistiche apprese negli anni di scuola. Si crea in questo modo una concreta possibilità di impiego per i ragazzi una volta terminati gli studi e viene così data l’opportunità di rimanere all’interno della comunità o di aprire un’attività in proprio.
Attualmente la cooperativa dà lavoro a 22 ragazzi dai 23 ai 33 anni, molti già padri di famiglia. Il sistema di remunerazione non è fisso, ma per opera, ogni giovane viene, in altre parole, pagato secondo il numero e della qualità dei pezzi che produce nell’arco di un mese. È stato scelto questo sistema al fine di insegnare al ragazzo ad essere responsabile ed indipendente, in vista di una sua futura attività. Anche i ragazzi della cooperativa portano avanti i principi e le attività della casa attraverso l’animazione in oratorio, la catechesi ai bambini della comunità, l’aiuto ai poveri, oppure attraverso prestazioni d’opera gratuite in orario extra-lavorativo, ad esempio costruendo mobili per i più anziani e bisognosi.

Uno dei giovani della Cooperativa intento a saldare il ferro.
PER FAR DI NUOVO VOLARE L'AQUILONE DI S.NICOLAS vedere sotto il logo nella barra qui a sinistra indirizzi posta e email, telefono e coordinate bancarie.

lunedì 9 giugno 2008

PEPPO E ADRIANA: UNA VITA PER GLI ALTRI

Stella col suo bel post Africa: I Missionari mi ha dato lo spunto per parlare di una coppia di amici che da 32 anni dedicano la loro vita ai poveri.

I passi e i gesti di tanti missionari, acquistano dignità giornalistica poche volte, spesso solo quando qualcuno di loro ci lascia la vita.

A volte un'intervista sbrigativa, sullo sfondo dei drammi del terzo mondo, poi via, nel dimenticatoio.


Per Peppo e Adriana non è così. La loro opera a San Nicolas, sperduto paese andino ai piedi del Cotopaxi, sull'altopiano del Paramo nelle Ande ecuadoriane, a due passi dall'Equatore, ricorre spesso sui giornali locali, sfidando le mode e le emergenze. Il motivo di questa eccezionalità
credo sia principalmente nella natura laica della loro vicenda: Peppo e Adriana sono marito e moglie che hanno deciso di sposare la causa dei più poveri dentro l'Operazione Mato Grosso (O.M.G), dove anche Gabriele ed io ci siamo conosciuti, abbiamo operato e condiviso i loro ideali allora. Oggi cerchiamo di dare ancora il nostro piccolo contributo alle numerose iniziative dell'Associazione San Nicolas per sostenere la loro scelta di vita.

Adriana Tiziano, originaria del Mantovano, era un giovane tecnico di laboratorio e la mia più cara amica. Era fidanzata con Peppo Piovanelli, nativo del popolare quartiere di Bottonaga a Brescia, neolaureato in lingue, interprete di professione. Avevano un futuro tranquillo davanti, ma non erano soddisfatti.

Quando lei decise di fare da sola la sua prima esperienza di volontariato per 4 mesi in Brasile, considerai questa sua decisione un piccolo tradimento alla nostra amicizia, ma segretamente la ammiravo e la invidiavo per il suo coraggio e la sua coerenza, libera da condizionamenti e ricatti familiari ed affettivi. Tuttavia ero convinta che sarebbe tornata soddisfatta sì di aver portato a termine questa avventura, ma decisa a non ripeterla e invece mi sbagliavo di grosso.

Al suo ritorno si sposa col suo Peppo che l’aveva attesa pazientemente e lo contagia col suo entusiasmo e, nel 1977, lo convince a partire per la loro prima esperienza di coppia in Ecuador che avrebbe dovuto durare solo 2 anni, ma continua tuttora.


Massimo Tedeschi (giornalista di BresciaOggi) così scrive di loro:

“………Non l'hanno fatto per motivi ideologici (fosse così, avrebbero già gettato la spugna) ma per una radicale scelta evangelica. Hanno preso sul serio la Buona Novella , il discorso della Montagna, e da 32 anni vivono sull'altopiano andino la beatitudine complicata della semplicità, dell'umiltà, della povertà. Questo ha consentito loro di andare controcorrente: di parlare di Cristo e di perdono fra i campesiños negli anni Ottanta, quando sembrava che l'unico verbo praticabile fosse quello di Marx e della rivolta armata e di continuare a parlare della deriva del Sudamerica nel XXI secolo, in tempi in cui lo sguardo pietistico occidentale vuole altro, preferisce guardare all'Asia o all'Est Europa.

Ma il motivo per cui la loro esperienza continua a fare notizia: è il fatto che Peppo e Adriana non hanno tagliato i ponti, hanno mantenuto stretti legami (epistolari prima, telematici poi) con gli amici di Brescia, trovando in loro dei veri e propri ambasciatori senza feluca e senza credenziali della causa di San Nicolas. Gli amici bresciani hanno dato vita a un sodalizio di sostegno, l'Associazione San Nicolas, che con numerose iniziative continua a mantenere viva la loro scelta di vita e a fare notizia: il mercatino natalizio,


i mattoni simbolici venduti per ricostruire San Nicolas dopo il terremoto del '96, il progetto di adozione a distanza degli anziani dell'Ecuador, una borsa per S.Nicolas, il lavaggio delle auto e i mercatini delle torte in quartiere per raccogliere fondi, il progetto-pozzi e la vendita degli intarsi del “taller”, il ponte gettato verso il mondo alpinistico bresciano, la mostra “Una colomba di Pace”. Ma, certo, nessun escamotage comunicativo avrebbe successo se non ci fosse a monte la sostanza, la scelta di vita, la coerenza radicale e spiazzante di Peppo e Adriana. Senza questi fattori non ci sarebbero premi (Peppo ha ottenuto nel 2001 il premio Cuore Amico nell'ambito del “Bulloni”) o aiuti di sorta a tenere alta la notorietà e la simpatia che circondano San Nicolas.

Quando i due partono insieme per l'Ecuador non c'è scritto in nessun contratto, ma i giovani coniugi sanno in cuor loro che questa è la scelta della vita. Una scelta che ben presto plasma la loro famiglia anagrafica, oggi composta da tre figli: uno naturale e due adottive.

I bisogni materiali li prenderanno ben presto al cuore e alla gola e li trasformeranno in contadini, muratori, insegnanti, genitori putativi, presidi e taxisti, infermieri e benefattori, barellieri e cucinieri, mercanti e questuanti, a seconda delle infinite necessità che bussano alla loro porta.

Il primo impegno è nel dispensario medico di Juigua Yacumbamba.

Nell'80 si trasferiscono nella cittadina di Pujilì dove creano la casa campesiña, un ostello-centro civico-dispensario che ospita i campesiños nei giorni di mercato, sottraendoli al marciapiede e alle tariffe-tagliola dei locandieri locali.


Nel 1988 arriva la chiamata a San Nicolas, in una vecchia fazenda del ‘700, cadente, incastonata in una zona agricola poverissima. Il progetto è nitido fin dall'inizio: creare una scuola che dia una formazione ai ragazzi, valorizzi la tradizione della lavorazione del legno. Nasce da lì l'Instituto particular “Don Bosco” di San Nicolas, dove un centinaio di ragazzi trova istruzione (e cibo).


Adriana coi suoi ragazzi a S. Nicolas


Ma l'Instituto è solo una delle iniziative: come primo sbocco occupazionale dei ragazzi viene creata una falegnameria cooperativa (“Centro des Artes”), un “taller”, che dà lavoro a una trentina di giovani, oggi affiancata da un'officina meccanica. I ragazzi che abitano a ore di cammino da San Nicolas trovano nell'antica fazenda anche ospitalità. Di più: trovano una famiglia. La tavolata di casa Piovanelli a mezzogiorno conta un centinaio di coperti. Per i piccoli commensali gli ospiti italiani hanno un nomignolo immancabile: don Pepo e mama Adriana. Il focolare ha anche un tempietto con i suoi lari e i suoi penati. Su tutti spicca l'immaginetta con il sorriso fanciullesco di don Tone Bresciani, il salesiano originario di Pavone del Mella che ha condiviso un bel pezzo di strada con Peppo e Adriana e ora veglia su di loro, da un luogo senza nome, da distanze senza misura.

Scuola, taller, casa-famiglia: sono solo gli aspetti “ufficiali” di San Nicolas. Perché accanto e attorno ci sono i mille gesti quotidiani, la “sopa comunitaria” distribuita periodicamente agli anziani indigenti, il pane regalato senza risparmio. “Come fai a dire di no se un povero bussa alla tua porta?” chiede e si chiede Peppo. E infatti la risposta ogni volta è diretta, senza calcolo, evangelica.

Nei racconti sereni di Peppo, nelle lettere disincantate e talvolta amare di Adriana, San Nicolas assomiglia a una delle città invisibili di Italo Calvino e dipana una trama fatta di gesti e sguardi, memorie e progetti, successi e fallimenti, sogni e disincanto, realismo e profezia.

Nelle testimonianze di chi c'è stato San Nicolas rimane indelebile.

Patrizia Toia, che l'ha visitata da sottosegretario agli Esteri, dice: “Lì ho visto il senso della gratuità, ho scoperto la semplicità di chi fa cose straordinarie”.

Luigi Pettinati, un banchiere, ammette: “San Nicolas mi è rimasta impressa, ho visto il coraggio di queste persone: persone fuori dal tempo, insomma eroi”.

Fausto Camerini, giornalista e scrittore di cose di montagna, è netto: “E' l'unico posto in Ecuador dove ho visto i bambini sorridere”.

Ecco: il vero biglietto da visita di San Nicolàs è il sorriso dei suoi ospiti. Merce rara, perla preziosa, sotto i cieli di un Paese che si sta immiserendo, e che immalinconisce di giorno in giorno. E per questo vale la pena scrivere di San Nicolàs. Ancora e per sempre. “


mercoledì 28 maggio 2008

UN SORRISO LUNGO UN ANNO

Oggi sono molto felice perché ho visto la foto dell'ecografia del mio futuro nipotino all'ottava settimana di gestazione. In 2 settimane è cresciuto tantissimo da 6 a 16 mm e spero tanto che sia forte e sano. Per questo voglio dedicare la mia felicità e il mio post a questa bella iniziativa dedicata a bambini meno fortunati.
Sul blog di Jasna e di Stella ho visto questa immagine che rappresenta la locandina di "Un sorriso lungo un anno" l'iniziativa di comix per sostenere la lotta al Neuroblastoma, il tumore dell'infanzia che rappresenta la prima causa di morte in età prescolare.
Si può sostenere questa iniziativa in vari modi, ad esempio dedicando un post a questo argomento e segnalando titolo del blog e link del post a questa mail: alex@comicomix.com, specificando che si intende aderire a questa iniziativa.
Per ogni post segnalato Comicomix donerà 2.00 € alla Fondazione per la lotta al neuroblastoma.

Questo è solo uno dei modi per sostenere questa iniziativa, per ulteriori informazioni clicca qui:
http://www.comicomix.com/Giornalettismo_Neuroblastoma