STORIA DI DON PEPPO E MAMA ADRI:
Giuseppe Piovanelli, nativo del popolare quartiere di Bottonaga di Brescia, era neolaureato in lingue, interprete di professione, e Adriana Tiziano, originaria del Mantovano, era una giovane tecnica di laboratorio quando si sono incontrati, complice l’Operazione Mato Grosso di don Ugo De Censi con i suoi campi di lavoro, le sue raccolte di ferro e stracci. Nel 1974 Adriana compie un’esperienza d’alcuni mesi in Sudamerica, in Brasile. Si sposano nel 1975 e nel 1977 partono insieme per l’Ecuador.
Inizialmente operano nell’ambito di un progetto d’aiuto comunitario dell’Operazione Mato Grosso, occupandosi del dispensario medico di Yacubamba. In questo periodo, secondo le necessità si improvvisano contadini, muratori, insegnanti, genitori putativi, presidi e taxisti, infermieri e benefattori, barellieri e cucinieri, mercanti e questuanti.
Nell’80, per richiesta del vescovo di Latacunga, si trasferiscono nella cittadina di Pujilí dove creano la Casa Campesina, un centro che offre diversi servizi, tra cui il dispensario e l’ospitare i contadini nei giorni di mercato, sottraendoli al marciapiede e alle esorbitanti tariffe dei locandieri locali.
Successivamente, spinti dal desiderio di realizzare un’opera rivolta ai giovani e aiutati dal Vescovo di Latacunga, acquistano quindici ettari di terra e una vecchia fazenda del ‘700, cadente, incastonata in una zona agricola poverissima: San Nicolas de Juigua.
A seguito della ristrutturazione e dell’ampliamento dell’antica struttura, viene fondata la Missione San Nicolas nel 1988 sempre col sostegno dell’Operazione Mato Grosso.
L’obiettivo del progetto è creare una scuola che dia una formazione ai ragazzi e che valorizzi la tradizione della lavorazione del legno. Nasce da lì l’istituto superiore “Juan Pablo II”, dove un centinaio di ragazzi trova istruzione (e cibo). Ma l’Istituto è solo una delle iniziative: come primo sbocco occupazionale dei ragazzi viene creata una falegnameria cooperativa, un “taller”, che dà lavoro ad una trentina di giovani, oggi affiancata da un’officina meccanica. I ragazzi che abitano in ore di cammino da San Nicolas trovano nell’antica fazenda anche ospitalità, di più: trovano una famiglia. La tavolata di casa Piovanelli a mezzogiorno conta un centinaio di coperti. Il focolare ha anche un tempietto con i suoi lari e i suoi penati. Su tutti spicca l’immaginetta con il sorriso fanciullesco di don Tone Bresciani, il salesiano originario di Pavone del Mella (BS) che ha condiviso un bel pezzo di strada con Peppo e Adriana.
COMUNITÀ di SAN NICOLAS:
La struttura di San Nicolas, che nel XIX secolo era un monastero Gesuita, nel 1900 divenne proprietà privata all’interno della quale si svolgevano le attività della fazenda: coltivazione della terra e lavorazione di lana di pecora.
Nel 1980 Giuseppe Piovanelli acquista la proprietà in cambio di una macchina e da quel momento ha inizio l’avventura di San Nicolas.
Attualmente la missione si compone di diverse aree. L’edificio principale, di forma rettangolare, ospita la parte residenziale, dove vive la famiglia Piovanelli, e la parte adibita alla scuola. Quest’ultima è suddivisa in segreteria, classi, laboratori (ebanisteria e pittura) e mensa. Poco distante vi è il dormitorio e fanno da cornice i campi coltivati e gli spazi adibiti all’allevamento. Di fianco all’accesso dell’edificio principale vi sono i capannoni destinati alla produzione di mobili e la chiesa.
L’attività principale della missione è quella educativa e formativa, ma vengono implementati anche molteplici servizi al territorio e alle comunità adiacenti.
La missione, cuore pulsante di una comunità, immersa in una natura ostile, che risente della lontananza dalle istituzioni centrali, risponde alle richieste dei più deboli che altrimenti non verrebbero esaudite. San Nicolas rappresenta un universo di solidarietà, all’interno di una cultura caratterizzata dall’assenza del valore della gratuità e dell’altruismo, essendo un punto di riferimento e di sostegno per gli emarginati.
Ispirati dal messaggio evangelico e dal carisma salesiano, Don Peppo e Mama Adri nel corso degli anni hanno dato vita ad un sistema di servizi rivolti alla comunità come: la distribuzione di cibo ai poveri il sabato ogni quindici giorni, l’assistenza agli anziani, la costruzione e manutenzione delle case per le famiglie più indigenti, l’impiego all’interno della comunità di persone emarginate e con disabilità e l’attività d’oratorio e catechesi per le comunità circostanti. Inoltre emerge l’integrazione nel territorio della missione con la partecipazione alla minga, tradizionale lavoro comunitario per le opere pubbliche.
Attualmente la missione si compone di diverse aree. L’edificio principale, di forma rettangolare, ospita la parte residenziale, dove vive la famiglia Piovanelli, e la parte adibita alla scuola. Quest’ultima è suddivisa in segreteria, classi, laboratori (ebanisteria e pittura) e mensa. Poco distante vi è il dormitorio e fanno da cornice i campi coltivati e gli spazi adibiti all’allevamento. Di fianco all’accesso dell’edificio principale vi sono i capannoni destinati alla produzione di mobili e la chiesa.
L’attività principale della missione è quella educativa e formativa, ma vengono implementati anche molteplici servizi al territorio e alle comunità adiacenti.
La missione, cuore pulsante di una comunità, immersa in una natura ostile, che risente della lontananza dalle istituzioni centrali, risponde alle richieste dei più deboli che altrimenti non verrebbero esaudite. San Nicolas rappresenta un universo di solidarietà, all’interno di una cultura caratterizzata dall’assenza del valore della gratuità e dell’altruismo, essendo un punto di riferimento e di sostegno per gli emarginati.
Ispirati dal messaggio evangelico e dal carisma salesiano, Don Peppo e Mama Adri nel corso degli anni hanno dato vita ad un sistema di servizi rivolti alla comunità come: la distribuzione di cibo ai poveri il sabato ogni quindici giorni, l’assistenza agli anziani, la costruzione e manutenzione delle case per le famiglie più indigenti, l’impiego all’interno della comunità di persone emarginate e con disabilità e l’attività d’oratorio e catechesi per le comunità circostanti. Inoltre emerge l’integrazione nel territorio della missione con la partecipazione alla minga, tradizionale lavoro comunitario per le opere pubbliche.(continua...)






















