giovedì 13 novembre 2008

Un aquilone per S.Nicolas- parte terza


COLEGIO PARTICULAR PADRE ANTONIO BRESCIANI:
La provincia del Cotopaxi è stata storicamente una zona depressa, dove, nonostante le avverse condizioni climatiche e naturali, l’agricoltura è sempre stata il principale mezzo di sostentamento. Il carattere di sola sussistenza dell’agricoltura determina la mancanza d’attività redditizie e la conseguente migrazione verso città che offrono maggiori (e il più delle volte illusorie) opportunità lavorative. L’offerta formativa dell’aerea interessata si configura come discontinua, ripetitiva e lontana dalle reali problematiche quotidiane delle famiglie. Inoltre, si rileva un’assenza di formazione adeguata del corpo docenti, che si traduce nella mancanza di un sistema di valori cui ispirarsi. La preponderanza della componente teorica nel processo formativo provoca un abbandono scolastico precoce e dunque l’ingresso nel mercato lavorativo in condizioni di sfruttamento, marginalità e discriminazione.
Al fine di far fronte a tali problematiche il “Colegio Particular Padre Antonio Bresciani”, in collaborazione con la diocesi di Latacunga, ha elaborato un nuovo modello educativo rivolto ai giovani più poveri della regione, che si basa su un insegnamento pratico, la lavorazione del legno, che riprende un’attività peculiare del luogo, non interferisce sull’attività primaria dell’agricoltura, non costituisce motivo d’allontanamento dal luogo natale e coincide con l’opportunità di sviluppo e gratificazione personale. La concretizzazione di questo nuovo progetto educativo, dunque, è sinonimo di recupero culturale e di riscoperta del potenziale artistico dei ragazzi.

Nel 1988 viene fondato il primo istituto superiore “Juan Pablo II” da Peppo e Adriana (quando ancora facevano parte dell’operazione Mato Grosso), riconosciuto dal Ministero dell’Istruzione Ecuadoriano. Si trattava di un Istituto Superiore Tecnologico della durata di sei anni d’educazione secondaria, che rilasciava un diploma (bachiller).


I ragazzi della Colegio in un'ora di lezione


Dal 1988 al 1991 erano compresi nell’offerta formativa quattro anni di studi parauniversitari in tecnologia, al termine dei quali veniva rilasciato il titolo di perito tecnologico. In questo periodo sono stati portati a termine quattro cicli scolastici completi. Successivamente le missioni dell’Operazione Mato Grosso hanno fondato succursali dell’Istituto Tecnologico in diverse zone del Paese, mentre a San Nicolas il focus si è spostato sulla costituzione e l’avvio della cooperativa “Centro de Artes San Nicolas” con la conseguente interruzione della formazione scolastica. Nella prospettiva di organizzare la cooperativa di produzione è stato introdotto un corso di lavorazione del ferro, della durata d’otto mesi, al termine del quale è stata istituita un’officina meccanica, che garantisse supporto all’attività ebanistica per la produzione di mobili.
Nel 2004, quando Peppo e Adriana si sono staccati dall’operazione Mato Grosso, su consiglio del fondatore don Ugo de Censi, è stato creato un nuovo Istituto superiore, il “Colegio Particular Padre Antonio Bresciani”. L’Istituto, nonostante non riceva finanziamenti pubblici, ha il riconoscimento del Ministero. Il carattere privato non implica la richiesta di una retta alle famiglie, ma la loro collaborazione, secondo le proprie possibilità, per il buon funzionamento della scuola, che è, infatti, completamente gratuita.
Come accennato in precedenza, il progetto educativo portato avanti a San Nicolas è rivolto ai ragazzi provenienti da famiglie povere. Al momento di accogliere le richieste d’accesso all’Istituto, viene svolto un colloquio con la famiglia per verificare la sussistenza dei seguenti requisiti:
  1. Appartenere ad una famiglia contadina povera integrata nella comunità.
  2. Presentarsi al colloquio motivazionale con l’approvazione del presidente della comunità d’appartenenza, che attesta la condizione d’estrema povertà del ragazzo.
  3. Nutrire interesse per l’arte del legno, del ferro e della pittura.
  4. Aver terminato la scuola primaria.
Il Centro è un dignitoso spazio dove il ragazzo ha la possibilità di creare e intagliare al meglio la propria esistenza così come crea e intaglia il legno.
Altro aspetto fondante del progetto educativo è la vita comunitaria: i ragazzi imparano a condividere il proprio sapere, le proprie capacità, nonché tutti gli aspetti della vita quotidiana, imparando il significato della solidarietà e della fratellanza.
Il regolamento del “Colegio Padre Antonio Bresciani” si ispira a quello che San Giovanni Bosco istituì per la buona condotta di una casa o collegio salesiano. I ragazzi che frequentano la scuola dal lunedì al venerdì vivono nel centro, mentre il sabato e la domenica vengono trascorsi a casa con le rispettive famiglie.
Una giornata tipica al Centro inizia con la sveglia delle ore 6.00, quando i ragazzi si alzano prontamente dal letto, si vestono, rassettano la stanza, lasciano il dormitorio e si recano alla Chiesa di San Nicolas dove dedicano del tempo alla meditazione mattutina. Dopo avere pregato fanno colazione nella mensa. La scuola comincia alle ore 7.30, e, a seconda dell’anno scolastico, i ragazzi si recano in aula a frequentare le lezioni, prendendo posto nei banchi da loro stessi costruiti, o al taller (laboratorio di ebanisteria).

Il corpo docente si compone di: due

professori di matematica, due di

spagnolo, uno di scienze sociali, uno di

scienze naturali, uno d’inglese, uno di

disegno tecnico e uno di disegno

artistico, uno di tecnologia, uno di

musica e tre di taller. 

I ragazzi del collegio al lavoro al taller





La struttura organizzativa della scuola è costituita dal preside Francesco


Piovanelli, figlio di Peppo e Adriana, dal vicepreside Giuseppe Piovanelli

(Peppo), dal consiglio di istituto, formato dal corpo docenti e dal preside, che

si riunisce una volta al mese, dagli ispettori scolastici ,dal consiglio di classe
,

anche questo si riunisce una volta al mese, e dal rappresentante dei genitori, uno per ogni classe.

I colloqui con i genitori avvengono a cadenza trimestrale


Il taller occupa una parte importante del giorno e della formazione dello studente, sono, infatti, previste 20 ore settimanali di 45 minuti di lavoro pratico. Durante tali ore i ragazzi imparano a lavorare il legno costruendo suppellettili e mobili anche per la scuola e i dormitori. La giornata scolastica termina alle ore 18.30, segue un’ora dedicata allo studio.
I rintocchi della campana scandiscono le varie parti dell’intensa giornata: la colazione (ore 7.00), il pranzo (ore 12.00), la ricreazione (dalle 13.00 alle 14.00), la merenda (ore 16.30), e la cena (ore 19.30), nonché tutti i cambi d’ora.
Tutti gli alunni si preoccupano del buon funzionamento della casa rispettando i turni per lavare i piatti, pulire la cucina e servire a tavola. I ragazzi si occupano anche di attività a beneficio dell’intera comunità, come ad esempio badare agli animali, coltivare l’orto, tenere pulita l’intera struttura della casa, accudire gli anziani, all’insegna di una prospettiva comunitaria funzionale e solidale.
Non solo si trasmettono i valori sociali e comunitari, ma si tenta anche di insegnare le buone norme igienico-sanitarie: i ragazzi devono avere molto interesse per la pulizia personale e degli spazi comuni. Inoltre, la comunità di San Nicolas, in accordo con l’ospedale locale, si preoccupa di farli visitare ogni tre mesi.
L’intero sistema educativo portato avanti dal Centro si prefigge i seguenti obiettivi:
  1. Fornire ai giovani contadini poveri un’istruzione integrale, umana e cristiana, al fine di renderli protagonisti della propria comunità, realtà e cultura.
  2. Offrire ai giovani un ambiente familiare ed educativo, che trasmetta valori umani che favoriscano un cambiamento nella vita personale e una trasformazione sociale.
  3. Garantire ai ragazzi una professionalizzazione nell’arte del legno e allo stesso tempo una formazione lavorativa in ebanisteria, scultura e pittura.
  4. Recuperare una serie di manifestazioni culturali nel campo artistico e promuovere altre linee di qualificazione delle abilità lavorative.
  5. Dare ai ragazzi l’opportunità, una volta terminati gli studi, di continuare con l’attività di lavorazione dei mobili e imparare la tecnica di lavorazione del ferro entrando a far parte della cooperativa del “Centro de Artes San Nicolas”, che fa parte strutturalmente della missione di San Nicolas.

Uno dei giovani del Centro de Artes San Nicolas intento ad intagliare il legno.














Maximo, uno degli studenti del “Colegio Particular Padre Antonio Bresciani”, durante le ore di taller mentre lavora il legno. Sullo sfondo la casa-missione San Nicolas.

PROSPETTIVE FUTURE E SOSTENIBILITÀ:
La cooperativa della lavorazione del legno e del ferro prende il nome di “Centro de Artes San Nicolas”; in essa si producono mobili di alta qualità e design, destinati a un vario mercato, dal settore alberghiero alle abitazioni private. Nonostante l’assenza di forme di promozione e pubblicità, il passaparola fa sí che pervengano richieste da ogni parte dell’Ecuador. La cooperativa è stata creata per dare ai ragazzi una continuità nel loro mestiere e per evitare la migrazione ad altri paesi o città, perdendo le abilità e conoscenze artistiche apprese negli anni di scuola. Si crea in questo modo una concreta possibilità di impiego per i ragazzi una volta terminati gli studi e viene così data l’opportunità di rimanere all’interno della comunità o di aprire un’attività in proprio.
Attualmente la cooperativa dà lavoro a 22 ragazzi dai 23 ai 33 anni, molti già padri di famiglia. Il sistema di remunerazione non è fisso, ma per opera, ogni giovane viene, in altre parole, pagato secondo il numero e della qualità dei pezzi che produce nell’arco di un mese. È stato scelto questo sistema al fine di insegnare al ragazzo ad essere responsabile ed indipendente, in vista di una sua futura attività. Anche i ragazzi della cooperativa portano avanti i principi e le attività della casa attraverso l’animazione in oratorio, la catechesi ai bambini della comunità, l’aiuto ai poveri, oppure attraverso prestazioni d’opera gratuite in orario extra-lavorativo, ad esempio costruendo mobili per i più anziani e bisognosi.

Uno dei giovani della Cooperativa intento a saldare il ferro.
PER FAR DI NUOVO VOLARE L'AQUILONE DI S.NICOLAS vedere sotto il logo nella barra qui a sinistra indirizzi posta e email, telefono e coordinate bancarie.

mercoledì 12 novembre 2008

Un aquilone per S.Nicolas- parte seconda

STORIA DI DON PEPPO E MAMA ADRI:

Giuseppe Piovanelli, nativo del popolare quartiere di Bottonaga di Brescia, era neolaureato in lingue, interprete di professione, e Adriana Tiziano, originaria del Mantovano, era una giovane tecnica di laboratorio quando si sono incontrati, complice l’Operazione Mato Grosso di don Ugo De Censi con i suoi campi di lavoro, le sue raccolte di ferro e stracci. Nel 1974 Adriana compie un’esperienza d’alcuni mesi in Sudamerica, in Brasile. Si sposano nel 1975 e nel 1977 partono insieme per l’Ecuador.

Inizialmente operano nell’ambito di un progetto d’aiuto comunitario dell’Operazione Mato Grosso, occupandosi del dispensario medico di Yacubamba. In questo periodo, secondo le necessità si improvvisano contadini, muratori, insegnanti, genitori putativi, presidi e taxisti, infermieri e benefattori, barellieri e cucinieri, mercanti e questuanti.

Nell’80, per richiesta del vescovo di Latacunga, si trasferiscono nella cittadina di Pujilí dove creano la Casa Campesina, un centro che offre diversi servizi, tra cui il dispensario e l’ospitare i contadini nei giorni di mercato, sottraendoli al marciapiede e alle esorbitanti tariffe dei locandieri locali.

Successivamente, spinti dal desiderio di realizzare un’opera rivolta ai giovani e aiutati dal Vescovo di Latacunga, acquistano quindici ettari di terra e una vecchia fazenda del ‘700, cadente, incastonata in una zona agricola poverissima: San Nicolas de Juigua.

A seguito della ristrutturazione e dell’ampliamento dell’antica struttura, viene fondata la Missione San Nicolas nel 1988 sempre col sostegno dell’Operazione Mato Grosso.

L’obiettivo del progetto è creare una scuola che dia una formazione ai ragazzi e che valorizzi la tradizione della lavorazione del legno. Nasce da lì l’istituto superiore “Juan Pablo II”, dove un centinaio di ragazzi trova istruzione (e cibo). Ma l’Istituto è solo una delle iniziative: come primo sbocco occupazionale dei ragazzi viene creata una falegnameria cooperativa, un “taller”, che dà lavoro ad una trentina di giovani, oggi affiancata da un’officina meccanica. I ragazzi che abitano in ore di cammino da San Nicolas trovano nell’antica fazenda anche ospitalità, di più: trovano una famiglia. La tavolata di casa Piovanelli a mezzogiorno conta un centinaio di coperti. Il focolare ha anche un tempietto con i suoi lari e i suoi penati. Su tutti spicca l’immaginetta con il sorriso fanciullesco di don Tone Bresciani, il salesiano originario di Pavone del Mella (BS) che ha condiviso un bel pezzo di strada con Peppo e Adriana.

COMUNITÀ di SAN NICOLAS:

La struttura di San Nicolas, che nel XIX secolo era un monastero Gesuita, nel 1900 divenne proprietà privata all’interno della quale si svolgevano le attività della fazenda: coltivazione della terra e lavorazione di lana di pecora.

Nel 1980 Giuseppe Piovanelli acquista la proprietà in cambio di una macchina e da quel momento ha inizio l’avventura di San Nicolas.

Attualmente la missione si compone di diverse aree. L’edificio principale, di forma rettangolare, ospita la parte residenziale, dove vive la famiglia Piovanelli, e la parte adibita alla scuola. Quest’ultima è suddivisa in segreteria, classi, laboratori (ebanisteria e pittura) e mensa. Poco distante vi è il dormitorio e fanno da cornice i campi coltivati e gli spazi adibiti all’allevamento. Di fianco all’accesso dell’edificio principale vi sono i capannoni destinati alla produzione di mobili e la chiesa.

L’attività principale della missione è quella educativa e formativa, ma vengono implementati anche molteplici servizi al territorio e alle comunità adiacenti.

La missione, cuore pulsante di una comunità, immersa in una natura ostile, che risente della lontananza dalle istituzioni centrali, risponde alle richieste dei più deboli che altrimenti non verrebbero esaudite. San Nicolas rappresenta un universo di solidarietà, all’interno di una cultura caratterizzata dall’assenza del valore della gratuità e dell’altruismo, essendo un punto di riferimento e di sostegno per gli emarginati.

Ispirati dal messaggio evangelico e dal carisma salesiano, Don Peppo e Mama Adri nel corso degli anni hanno dato vita ad un sistema di servizi rivolti alla comunità come: la distribuzione di cibo ai poveri il sabato ogni quindici giorni, l’assistenza agli anziani, la costruzione e manutenzione delle case per le famiglie più indigenti, l’impiego all’interno della comunità di persone emarginate e con disabilità e l’attività d’oratorio e catechesi per le comunità circostanti. Inoltre emerge l’integrazione nel territorio della missione con la partecipazione alla minga, tradizionale lavoro comunitario per le opere pubbliche.

La comunità di S.Nicolas vista dal Paramo

Attualmente la missione si compone di diverse aree. L’edificio principale, di forma rettangolare, ospita la parte residenziale, dove vive la famiglia Piovanelli, e la parte adibita alla scuola. Quest’ultima è suddivisa in segreteria, classi, laboratori (ebanisteria e pittura) e mensa. Poco distante vi è il dormitorio e fanno da cornice i campi coltivati e gli spazi adibiti all’allevamento. Di fianco all’accesso dell’edificio principale vi sono i capannoni destinati alla produzione di mobili e la chiesa.

L’attività principale della missione è quella educativa e formativa, ma vengono implementati anche molteplici servizi al territorio e alle comunità adiacenti.

La missione, cuore pulsante di una comunità, immersa in una natura ostile, che risente della lontananza dalle istituzioni centrali, risponde alle richieste dei più deboli che altrimenti non verrebbero esaudite. San Nicolas rappresenta un universo di solidarietà, all’interno di una cultura caratterizzata dall’assenza del valore della gratuità e dell’altruismo, essendo un punto di riferimento e di sostegno per gli emarginati.

Ispirati dal messaggio evangelico e dal carisma salesiano, Don Peppo e Mama Adri nel corso degli anni hanno dato vita ad un sistema di servizi rivolti alla comunità come: la distribuzione di cibo ai poveri il sabato ogni quindici giorni, l’assistenza agli anziani, la costruzione e manutenzione delle case per le famiglie più indigenti, l’impiego all’interno della comunità di persone emarginate e con disabilità e l’attività d’oratorio e catechesi per le comunità circostanti. Inoltre emerge l’integrazione nel territorio della missione con la partecipazione alla minga, tradizionale lavoro comunitario per le opere pubbliche.(continua...)



martedì 11 novembre 2008

Un aquilone per S.Nicolas-Parte prima


Ed eccomi ad aggiornarvi sulle ultime vicende che hanno visto protagonisti i mie amici Peppo ed Adriana di cui vi avevo già parlato
qui Fra le tante fotografie che mi ha portato l' amica Adriana ho scelto queste

















perché rappresentano il sogno che si stava faticosamente realizzando a S. Nicolas, ma che ora, al suo ritorno, rischia di essere compromesso per disguidi, cavilli burocratici, e non ultime anche dolorose incomprensioni con chi gestisce l'associazione che dovrebbe finanziare i vari progetti in corso.
Maddalena, una ragazza che ha trascorso recentemente alcuni mesi a S, Nicolas, ha preparato questa bella presentazione che per forza di cose dovrò pubblicare a puntate per illustrarvi completamente le ultime iniziative e i bisogni di questa comunità.





SAN NICOLAS:

PRESENTAZIONE AREA DI REALIZZAZIONE DEL PROGETTO


CONTESTO GENERALE ECUADOR:

L’Ecuador, piccolo stato affacciato sulla costa occidentale dell’America Latina, è abitato da circa 13 milioni d’abitanti, di cui oltre il 40% d’origine indigena quichua. Dal punto di vista economico e sociale il piccolo stato Andino soffre di strutturali deficienze macroeconomiche che negli anni hanno portato all’inasprirsi delle tensioni sociali. I progressi dell’economia e il calo dell’inflazione producono benefici che sono tuttavia indeboliti dalla corruzione ormai cronica: secondo la Camera di Commercio di Quito il Paese perde ogni anno l’11,2% del PIL. L’Ecuador soffre di una dura crisi economica e il Fondo Monetario Internazionale non concederà crediti se non verrà messo un freno alla spesa pubblica e alla corruzione.

Il giovane economista di sinistra Rafael Correa ha vinto le ultime elezioni presidenziali svoltesi nel novembre 2006. Correa si configura cosí come l’ottavo capo di stato che entra in dieci anni a Quito nel palazzo di Carondelet, tre capi di stato non hanno potuto portare a termine il loro mandato. L’elevata instabilità politica del Paese lascia i suoi abitanti in una situazione di caos legislativo e di sfiducia per le autorità con il conseguente instaurarsi di una società civile violenta e disomogenea.

Dal punto di vista dei bambini, gli ultimi governi hanno raddoppiato dal 1999 al 2003 il budget destinato al welfare. Pur facendo registrare notevoli miglioramenti negli indicatori più importanti, la situazione generale dei bambini resta però preoccupante.

Quasi il 70% dei 4,8 milioni di bambini vive in povertà. Il 15% dei bambini sotto i cinque anni di età soffre di malnutrizione e i programmi governativi rivolti ai bambini riescono a raggiungere solamente l’8,4% della popolazione infantile.



CONTESTO SPECIFICO AREA REALIZZAZIONE PROGETTO:

San Nicolas de Juigua è una comunità situata nella provincia del Cotopaxi, a 3100 metri d’altezza sopra il livello del mare. L’accesso avviene attraverso sentieri costruiti nel corso del tempo con gli aiuti delle comunità locali, si tratta di piccole strade senza pavimentazione, che risentono dei difetti topografici di una costruzione rudimentale. Gli abitanti della comunità sono per il 99% indigeni di lingua quichua che vivono in condizioni di povertà assoluta.





Dal punto di vista geografico è una zona
estremamente secca caratterizzata da
precipitazioni scarse e per questo motivo è
necessario un sistema d’irrigazione adeguato
per la coltivazione d’ortaggi come patate e
orzo.
L’assenza di un sistema d’irrigazione che renda possibile la coltivazione determina un processo migratorio permanente, specialmente degli uomini, adolescenti, giovani, adulti, alla ricerca di una soluzione lavorativa.







Essi s’impiegano normalmente come facchini, nell’ambito dell’edilizia o come lustrascarpe. Normalmente emigrano verso le due grandi città, Quito e Guayaquil, anche se si registrano casi di migrazione verso l’Europ a, in particolare verso la Spagna. La migrazione permanente ha portato come conseguenza la disgregazione familiare. Molti focolari sono caratterizzati da donne capofamiglia che svolgono il ruolo di padre e madre per una media di sei o più figli. Allo stesso modo si trovano famiglie condotte dalla nonna a causa dell’allontanamento della madre per cercare un impiego che le permetta di istruire i propri figli. Queste donne si dirigono verso Quito e Guayaquil dove lavoreranno come domestiche e saranno destinate a soffrire gli effetti della discriminazione razziale, sessuale, sociale ed economica.

Come conseguenza di tutti questi fattori, per i bambini della comunità si prospetta una realtà di privazione materiale, fatta di denutrizione cronica, affettiva e formativa, nella quale si rileva la mancanza di un processo educativo scolarizzato.

Per quel che riguarda la situazione sociale, gli indigeni sono discriminati nella partecipazione socio–politica e non sono presi in considerazione rispetto alle decisioni d’investimento sociale, di qualificazione dell’istruzione e di sistemi d’attenzione per salute e nutrizione. Non esiste nella comunità un centro ospedaliero adeguato, né un dispensario.

Il problema più acuto della comunità di Juigua è quello dell’acqua, infatti, quella utilizzata per l’alimentazione, che proviene dalla parte alta della montagna, è la stessa che bevono gli animali, che usano gli abitanti per lavare e che naturalmente è contaminata da ogni tipo di residuo accumulato dallo scorrere del fiume. Dunque, l’acqua è molto inquinata e colpisce direttamente la salute delle persone, causando malattie diarroiche, digestive e allergie della pelle.

A San Nicolas si aggruppano per differente attività le comunità di Guantubamba, Yacubamba, Tuglin, Capilla, La Playa, Cuturibí Chico, Cuturibí Grande, Cachi, Santa Barbara, Aguallaca, Puchultiza, San Vicente, San Alfonso, San Francisco, Guarangal, San José De Barba, Molino Pata, e altri, raggiungendo un totale di circa 20 comunità.(continua..)





mercoledì 5 novembre 2008

REGALA AGLI ALTRI


Tutto quello che accade, accade per una ragione (Gabriel Garcìa Màrquez)


Lo so, ma oggi non me l'aspettavo: pensavo di aver raggiunto la méta, invece il traguardo è stato spostato e anche il mio sogno cancellato per ora.
Tuttavia ho trovato conforto in questi versi di Alessandro Manzoni e voglio provare a metterli in pratica, anche per aiutare la mia amica Adriana, di cui vi avevo parlato in questo post.
In questi giorni è tornata dall'Ecuador per dare l'estremo saluto alla sua mamma e per cercare di risolvere una serie di problemi che rischiano di compromettere la sopravvivenza del suo progetto a S. Nicolas. Ne parlerò nel mio prossimo post.


REGALA AGLI ALTRI

Prenditi a cuore gli affanni,
le esigenze di chi ti sta vicino.
Regala agli altri la luce che non hai,
la forza che non possiedi,
la speranza che senti vacillare in te,
la fiducia di cui sei privo.
Illuminali dal tuo buio.
Arricchiscili con la tua povertà.
Regala un sorriso,
quando tu hai voglia di piangere.
Produci serenità
dalla tempesta che hai dentro.
Ecco, quello che non ho te lo dono
Questo è il tuo paradosso.
Ti accorgerai che la gioia
a poco a poco entrerà in te,
invaderà il tuo essere,
diventerà veramente tua nella misura
in cui l'avrai regalata agli altri.

(Alessandro Manzoni)

domenica 2 novembre 2008

Pensieri del giorno

Forse l'uomo mostra nel modo più evidente quale sia il suo senso dell'umorismo quando l'ultima, più dolorosa realtà, ovvero la morte, si insinua nella sua coscienza.
G. Kranz

Chi lascia tracce di sè nella vita degli altri non muore mai
Luigina

mercoledì 29 ottobre 2008

Non arrenderti, sei amato!

Questo è il testo in italiano di una straordinaria canzone di Josh Groban... un giovane baritono scoperto da Jasna.. che l'ha dedicata TUTTA A ME, ma io dedico a tutti i miei amici che stanno lottando in questi giorni per qualche cosa, vi posto anche il link del video di You tube con l'invito ad ascoltarla, perchè vi dia una carica di energia positiva come ha dato a me ! Basta cliccare sul titolo del testo in inglese 

Non arrenderti
E' solo il peso del mondo
Quando il tuo cuore è pesante
Io... io lo solleverò per te

Non arrenderti
Perchè vuoi essere ascoltato
Se il silenzio ti blocca
Io... io lo romperò per te

Tutti vogliono essere capiti
Beh, io ti riesco ad ascoltare
Tutti vogliono essere amati
Non arrenderti
Perchè sei amato

Non arrenderti
E' solo il dolore che nascondi
Quando ti senti perso dentro
Io... io ci sarò per te

Non arrenderti
Perchè vuoi brillare
Se le tenebre ti accecano
Io... io ti farò luce per guidarti

Tutti vogliono essere capiti
Beh, io ti riesco ad ascoltare
Tutti vogliono essere amati
Non arrenderti
Perchè sei amato

Sei amato

Non arrenderti

E' solo il peso del mondoNon arrenderti

Tutti devono essere ascoltati
Sei amato

venerdì 24 ottobre 2008

Buon compleanno papà!

Oggi avresti compiuto 83 anni. Ho un brutto ricordo di quando ci hai lasciato improvvisamente. Voglio cancellare dalla mia mente quella maschera gonfia e bluastra con cui ti ho visto l'ultima volta.
Mi piace invece ricordarti così, col tuo sorriso da burbero benefico, come nella fotografia che ho scelto per la lapide del cimitero e, come oggi, che ti ho portato le orchidee che ti piacevano tanto, e mi hai suggerito che potevo anche accorciare il gambo e mettere più verde.



Mi piace ricordarti anche quando nell'entrare in chiesa il giorno del mio matrimonio mi hai detto "Luigina tègnem so, che se nò burle zo"( Luigina tienimi sù altrimenti cado) da tanto eri emozionato e io, che ti avevo sempre creduto un " duro", ti ho visto con altri occhi e di colpo ho dimenticato tutte le incomprensioni che avevano minato il nostro rapporto, durante la mia adolescenza e la mia giovinezza.
Recentemente ho trovato anche questa fotografia dove io mi nascondo al fotografo, dietro di te, il giorno del matrimonio di tuo fratello, nell'aia della nostra casa natale vicino al tuo padre padrone, il nonno Peni, che ha terrorizzato la mia infanzia, ma che ora, come te, mi intenerisce, perché di voi capisco, solo ora che non ci siete più, tante cose che allora non avevo capito.

domenica 19 ottobre 2008

CARA FRANCESCA......

Cara Francesca ,
è da tanto tempo che medito di scriverti questa lettera, che spero tu un giorno leggerai, per capire quanto sia stata importante per me e per nonno Gabriele la notizia che stavi per arrivare nella nostra vita e come abbiamo vissuto noi la tua attesa.
Sei stata concepita in uno dei momenti più difficili e tristi per noi e in particolare per me, ma sapere che stavi per arrivare è stato come un raggio di sole che ha illuminato il cammino difficile che stavamo percorrendo e ci ha dato il coraggio necessario per affrontare le prove dure che ancora ci aspettavano: la morte di quello che sarebbe stato il tuo bisnonno Pietro e la mia operazione per l'asportazione di un tumore.
Abbiamo trepidato per la salute della tua mamma per i primi tre mesi, poi è stata una gioia immensa vederti nell'ecografia quando eri ancora un “ fagiolino” e sapere che crescevi bene.
Per me è stata un'emozione fortissima il 15 agosto vedere. per la prima volta. che ti muovevi nel grembo della tua mamma, appoggiare la mia mano su di te e “sentirti” viva, come quando aspettavo il tuo papà. Qualche giorno dopo ho iniziato la chemioterapia e quel contatto mi ha dato un'energia nuova per affrontarla con coraggio.
Con impazienza aspettavamo di sapere se saresti stata una femminuccia o un maschietto e ti confesso che sono stata felicissima di sapere che saresti nata tu, perché avrei desiderato anch'io dare una sorellina al tuo papà, ma purtroppo non è arrivata, per motivi indipendenti dalla nostra volontà.
Adesso mancano meno di 3 mesi alla tua nascita, ma già da tempo ogni tanto mi sorprendo ad immaginare come sarai, prima di addormentarmi: i tuoi occhi, il tuo naso, la tua bocca, le tue manine, i tuoi piedini, la tua pelle, il tuo sorriso. Ogni volta provo ad immaginarli diversi, ma il risultato è sempre un'immagine bellissima e allora prego il Signore che tu nasca sana, ma soprattutto che tu cresca felice, anche se non è facile il tempo in cui hai scelto di nascere.
Molte insidie potranno presentarsi sul tuo cammino e per voi bimbi la vita sarà difficile; molto opportunismo e sempre più cattiveria potrebbero venire a turbare la tua innocenza, ma sono sicura che i tuoi genitori sapranno proteggerti da questo ed aiutarti a crescere nel modo migliore.
Noi speriamo di diventare per te dei bravi nonni e delle figure importanti per la tua formazione, come lo sono stati Aldina e Pietro per il tuo papà e Luigi e Clara per la tua mamma.





Brescia aprile 1982: Michele con nonno Pietro















Varazze luglio 1980: Michele con nonna Aldina

Questa settimana la tua mamma ha accettato volentieri la mia offerta di confezionare la copertina per la tua carrozzina e questo mi ha procurato una grande gioia e nuovo entusiasmo.
Sono andata alla ricerca delle riviste specializzate in lavori a maglia e all'uncinetto per neonati, ora introvabili nelle edicole, ma che avevo conservato gelosamente quando preparavo, con l'aiuto di mamma Aldina, il corredino del tuo papà.
Che tenerezza ho provato pensando che avvolgerà e scalderà il tuo corpicino! E' stata un'emozione grandissima, forse più forte di quella provata quando stavo per diventare mamma.
Ne ho trovate tantissime tutte meravigliose, c'è solo l'imbarazzo della scelta, A me ne piace molto una verde chiaro con ricamo a punto smock, ma lascerò alla tua mamma la scelta.
Il calore di questa copertina ti farà sentire tutta la tenerezza e la protezione delle persone che hanno cominciato ad amarti prima ancora che tu nascessi.
Aggiungo qui il link di una bellissima canzone di Povia che ti ha dedicato la mia amica Stefi TI insegnerò

lunedì 13 ottobre 2008

Blog temporaneamente chiuso


Anch'io ho bisogno di una pausa di riflessione e di ritornare a vivere di più la vita reale. Vi leggerò al mattino e alla sera, ma non commenterò i vostri blog. Vi abbraccio tutti! A presto.

14 ottobre.
Se resto e se vado
la mia casa mi dice:
" Non lasciarmi perché qui abita il tuo passato"
E la strada mi dice:
" Vieni e seguimi: sono il tuo futuro".
E io dico alla casa e alla strada:
" Non ho passato e non ho futuro
se resto, c'è un andare nel mio rimanere;
e se vado, c'è un restare nel mio andarmene
K. Gibran

mercoledì 8 ottobre 2008

La crisi finanziaria spiegata a un bambino

Un caro amico oggi ha scritto questo post su un Forum di borsa per raccontare come ha spiegato alla sua piccola nipote, con parole semplici, l'attuale crisi finanziaria. Ve lo propongo sperando di farvi cosa gradita.

Dunque, Totó ha un debito di cinquemila lire con Peppino.
Per saldare il conto si rivolge a Pasquale e si fa prestare cinquemila lire.
Si rivolge poi a Peppino e gli dice: “Io quanto ti devo?” “Cinquemila lire.”
“E queste quante sono?” “Cinquemila lire.”
“Quindi io e te stiamo a posto!” “Sí.”
“Ora ridammi le cinquemila lire” Peppino gli ridà le cinquemila lire
e Totó si rivolge ora a Pasquale: “Io quanto ti devo?” “Cinquemila lire.”
“E queste quante sono?” “Cinquemila lire.”
“Quindi io e te stiamo a posto.” “Sí.”
Mentre Totó cerca di svignarsela, Peppino lo richiama e gli dice:
“Totó, e le mie cinquemila lire?” “Scusa ma io te le ho ridate.”
“Sì ma poi te le sei riprese!”
“Quelle? Ah quelle! Ma quelle cinquemila lire le ha Pasquale, chiedile a lui!”

Alla base della crisi finanziaria internazionale c’è lo stesso meccanismo.

Ed a pensarci bene, è questa, anche se con altre parole, il livello al quale
ci si ferma nell'analisi... quello che economisti da porta a porta,
liberisti ed euroscettici vari ed eventuali, tutti fulminati sulla via di
Damasco, ci propinano attraverso dotte e sapienti spiegazioni...
(By Gico66)

Ghé pensi mì

lunedì 6 ottobre 2008

Il mare e la Borsa



Thalassa... così Odisseo chiamava la distesa d'acqua pulsante che accompagnava, ostacolava, avversava, favoriva il suo ritorno ad Itaca. Thalassa... il mare. Secondo Esiodo (Teogonia) il mare venne generato dall'unione tra Aria e Giorno, a loro volta nati dall'unione tra Caos e Tenebre.
Ionio, a questo tratto di mare tra l'Italia e la Grecia venne dato il nome del primo popolo greco, gli Ioni, che si affacciarono in Ialia per gettare le fondamenta delle loro città.
In Sicilia: Zancle (Messina), Katane (Catania) Naxos, Leontinoi (Lentini)
Nell'Italia meridoniale: Neapolis (Napoili), Kime (Cuma), Siris, Reghion (Reggio Calabria).
Bisogna però precisare che ancora nel Medioevo con Ioni si chiamavano indistintamente tutti i Greci.
Tirreno invece deriva dal latino Tyrrhenum (a sua volta dal greco Tyrrhenos). Prende il nome dall'antico popolo dei Tirreni, meglio noti come Etruschi. Narra infatti lo storico greco Erodoto nelle sue Storie di come il re della Lidia, dopo anni di carestia avesse deciso di far emigrare una metà del suo popolo alla ricerca di una nuova patria. Guidati dal principe Tirreno, i Lidi sbarcarono quindi sulle coste occidentali della penisola italiana e, preso possesso della nuova terra, mutarono il loro nome in "Tirreni" dal nome del principe che li aveva guidati. Costoro, secondo il racconto greco, non sarebbero altri che gli Etruschi. Dal loro nome greco fu quindi detto "Tirreno" il mare che dominarono per secoli. Secondo altre fonti, il nome del mare sarebbe derivato dall'epiteto Thyrrenoi, ovvero pirati, con il quale i Greci chiamavano le popolazioni che nel mediterraneo occidentale abbordavano con piccole e veloci imbarcazioni chiunque vi si avventurasse.
Aggiungo che dall'unione tra Caos e Tenebre nacque anche la Borsa, dea di mutevole umore, capace d'ammaliare ancor più delle Sirene d'Odisseo, infida e traditrice, seminatrice di zizzanie, portatrice di dolori come di grandi gioie. Insomma, una dea a perfetta misura di noi mortali.
Quand'era di positiva inclinazione, i Greci la chiamavano Borsa Gaudiosa, oppure la Dolce Figlia del Futuro Felice, quando d'acida e scontrosa forma, l'appellativo più frequente era B.O.R.S.A., ovvero Bieca Orripilante Rovinosa Strega Ateniese (sempre i Greci aggiungevano "Ateniese" nel bene e nel male: nel male significava donna di malaffare, meretrice e cornuta, cornuta nel senso dei suoi rapporti orgiastici con Zeus sotto spoglia di Toro)
Eh sì, da un po' di giorni anche il mare della Borsa è in tempesta e oggi i suoi pirati non hanno risparmiato nessuno. Non la si vedeva così dal 1987, ma i nostri governanti dicono che non ci dobbiamo preoccupare: domani è un altro giorno... ma come sarà? Neppure la Pizia, mitica indovina, potrebbe dircelo. Buonanotte .....se potete.

venerdì 3 ottobre 2008

Percorsi ad ostacoli per ciclisti a Brescia

Oggi sono proprio arrabbiata! Ho dovuto attraversare la città per recarmi all'Ospedale Civile e, da brava cittadina, ci sono andata in bicicletta, per dare il mio piccolo contributo anti- inquinamento, forte del fatto che, sulla carta, esiste una pista ciclabile per due terzi del percorso, ma non ho fatto i conti con l'inciviltà dei miei concittadini e con l'incuria dell'amministrazione comunale per questi percorsi tanto pubblicizzati, ma, nella realtà, molto trascurati se non ignorati, malgrado le proteste, le segnalazioni e i reclami sui giornali locali e agli uffici competenti.
L'anno scorso mio marito per un miracolo non ci ha rimesso la vita su una pista ciclabile interrotta senza segnalazioni, che lo ha costretto a salire su un cordolo, facendo una caduta rovinosa, per non essere travolto dalle auto come potete vedere QUI . Ma il Comune se ne è lavato le mani, perché aveva dato l'appalto a una ditta che stava costruendo gli svincoli per un complesso commerciale in costruzione, ora posto sotto sequestro, la quale a sua volta aveva subappaltato i lavori a un'altra ditta.
Oggi per l'ennesima volta è toccato a me fare i conti con questo percorso ad ostacoli e per fortuna sono riuscita a portare a casa la pelle, ma fino a quando?
Mi dispiace di non aver avuto la macchina fotografica per documentare tutte i rischi che ho corso oggi, ma provo a raccontarvi la mia avventura.
Parto da casa e percorro la via Corsica, una delle più trafficate della città, senza pista ciclabile, perciò cerco di stare sulla destra, ma all'erta agli incroci, dove un imbecille a 4 ruote col telefonino all'orecchio mi supera e mi taglia la strada per svoltare subito sulla destra.
Al primo semaforo della rotonda di piazza della Repubblica vengo sollecitata con un colpo di clacson a partire appena scatta il verde, perché sono d'impiccio a chi mi sta dietro.
Al secondo semaforo devo stare attenta a non finire nella fontana perché, inspiegabilmente, anche chi viene da destra ha il verde e vuol passare a tutti i costi. Percorro via dei Mille ancora senza pista ciclabile e devo stare attenta a non finire addosso a un automobilista che esce senza segnalazioni luminose dal parcheggio sulla destra. Eccomi finalmente sulla pista ciclabile di via Leonardo, purtroppo da condividere con pedoni distratti. A porta Trento mi immetto sul percorso più pericoloso della pista ciclabile: ogni 20 metri, devo uscire perché grosse auto o furgoni parcheggiati davanti ad alcuni negozi ed al Liceo scientifico Calini, la occupano tutta. Nei pressi dell'Ospedale devo aggirare gli operai del Comune che stanno potando degli alberi proprio sulla pista ciclabile e dopo 25 minuti di stress arrivo a destinazione.
Il percorso di ritorno in leggera discesa è quasi tutto su pista ciclabile, ma non certo facile. Ancora automobili parcheggiate, ciclisti che la percorrono contro mano e nel pezzo migliore sulla via Trento, dove un bel marciapiede corre parallelo a sinistra della pista, devo suonare il campanello a due pedoni che la percorrono. Faccio loro notare gentilmente che quella è una pista ciclabile e che il marciapiede sta alla loro sinistra, ma quelli mi aggrediscono verbalmente con parole volgari, come se fossi io in colpa. Proseguo infuriata per il resto del percorso ciclabile che in via dei Mille si fa proprio accidentato, perchè pieno di buche e di gobbe nell'asfalto e per i gradini alti almeno 3 cm negli attraversamenti delle vie laterali che costringono a fermarsi e a scendere dalla bici per non rischiare di tagliare i copertoni e scassare i raggi. Ripercorro la via Corsica senza pista ciclabile, facendo lo slalom nel traffico incredibile di mezzogiorno, dove il manto stradale sembra quello di una strada da terzo mondo, come molte della mia città con eterni lavori in corso. Finalmente arrivo a casa sana e salva anche questa volta. Credevo di fare una passeggiata rilassante ed invece è stato peggio che attraversare la giungla.
Qualche estate fa sono stata in Carinzia e ho potuto ammirare le bellissime piste ciclabili funzionali di quella regione e devo fare la considerazione che se la civiltà di un popolo si misurasse dalle sue piste ciclabili, il nostro paese può essere considerato fra i più incivili.

giovedì 2 ottobre 2008

Festa degli angeli custodi e dei nonni

Perciò fra poco sarà anche la mia e di Gabriele che diventeremo nonni presto. e quella di tutti i miei amici blogger che nonni lo sono già.
E dedico questa bella poesia al mio angelo custode che ho trovato su un sito " Il club degli angeli"

Guidami

Guidami, dolce luce,
nelle tenebre che mi sommergono,
guidami verso l'alto.
La notte è fonda e sono lontano da casa:
guidami verso l'alto!
Dirigi i miei passi, perchè non vedo nulla;
fà che veda a ogni mio passo.
Un tempo non ti avrei pregato per farlo.
Da solo volevo scegliere il cammino,
credendo di poterlo determinare
con la mia luce, malgrado il precipizio.
Con fierezza elaboravo i miei obiettivi.
Ma ora dimentichiamo tutto ciò.
Tu mi proteggi da tanto tempo
e accetterai di guidarmi ancora:
oltre le paludi,
i fiumi e gli scogli che mi attendono al varco,
fino alla fine della notte,
fino all'aurora in cui gli angeli mi faranno segno.
Ah! Io li amo da molto tempo,
solo per un pò li avevo dimenticati

(Cardinale John Henry Newman)

mercoledì 1 ottobre 2008

IL SOGNO SI AVVERA

Oggi non sto più nella pelle dalla felicità e voglio condividerla con voi.

Alla fine della visita che precede la prima seduta del 4° ciclo di chemioterapia l'oncologo che mi segue (Dott Rangoni), soddisfatto di come sta procedendo la cura e della mia reazione positiva, mi dice: “Allora andremo in barca a vela fra poco!”

Non credo alle mie orecchie e gli rispondo che purtroppo non ho potuto partecipare all'ultima uscita di Velaterapia di cui avevo parlato in questo post “ ITACA: un sogno in un nome

“Ma come se ci ha scritto lei per partecipare?”

In quel momento entra il primario di Oncologia medica, il prof. Marini, uno dei promotori del “ Progetto ITACA” con lo psicologo del reparto dott. Tagliani, Mi guarda ed esclama guardando la mia fotografia “ Sì è proprio lei!”

E mi mostra due fogli stampati dal mio blog, dove vi avevo parlato di questo progetto fantastico che aveva fatto da input alla mia reazione positiva alla chemioterapia e fatto intravedere una luce in fondo al tunnel che da qualche mese stavo percorrendo nella mia vita.

Gli chiedo come siano arrivati al mio blog e il dott. Tagliani mi risponde che una sua allieva, facendo una ricerca su Internet per la tesi che sta preparando su questo progetto, digitando il nome di ITACA ha trovato il mio post e ne ha informato i medici del reparto. E così mi sono beccata pure i loro ringraziamenti per la pubblicità fatta alla Velaterapia.

Alla metà di ottobre perciò, tempo permettendo, mi metterò al timone, di una di queste meravigliose barche, nelle acque del nostro bel lago di Garda e a dicembre andrò all'incontro con tutti i partecipanti al “Progetto Itaca”, dove sarà allestita anche una mostra con tutte le fotografie scattate nelle varie uscite.

Sono davvero impaziente di fare questa bella esperienza e di rendervene partecipi.

Profetica Janas “ ...nessun sogno è impossibile, quando lo si vuole veramente! tieniti pronta e aggiornata ...la prossima volta, partirai alla volta di Itaca!" Che siano davvero magici il suo anello e il suo sassetto? E grazie a tutti voi che mi avete aiutato a credere in questo sogno! Ma prima fra tutti a Jasna senza la quale forse non avrei continuato questo blog.

lunedì 29 settembre 2008

29 settembre

Auguri di buon onomastico a tutti i GABRIELE, MICHELE, RAFFAELE con questa splendida canzone. Per ascoltarla cliccate sul titolo qui sotto.

domenica 28 settembre 2008

Le parole che non ti ho detto


Ho appena finito di vedere con la mia mamma questo bellissimo film tratto dall'omonimo romanzo di Nicholas Sparks col mitico Paul Newman e Kevin Kostner, 2 dei miei attori preferiti.
Un storia romantica e commovente,
densa di speranza e di poesia, che ravviva la nostra fiducia nel fato, nella capacità di coloro che sanno amare veramente di riconoscersi e di incontrarsi, non importa dove, non importa quando. Malgrado non abbia il classico lieto fine, mi ha fatto venir voglia di leggere il libro da cui è stato tratto, perché ricco di messaggi positivi. Vi posto quello che più mi è piaciuto: " Il messaggio nella bottiglia"

"Per tutti coloro che amano, hanno amato e ameranno. Alle navi in navigazione e ai porti di scavo, alla mia famiglia e a tutti gli amici ed estranei: questo è un messaggio e una preghiera. Il messaggio è che i miei viaggi mi hanno insegnato una grande verità: io ho già avuto quello che tutti quanti cercano ma che soltanto pochi trovano, la sola persona al mondo che ero destinata ad amare per sempre. Una persona ricca di semplici tesori che si è fatta da sola e che da sola ha imparato. Un porto in cui mi sento a casa per sempre e che nessun vento, nessun problema potranno mai distruggere. La preghiera è che tutti al mondo possano conoscere questo genere d’amore ed essere da esso sanati. Se la mia preghiera sarà ascoltata saranno cancellati per sempre tutti i rimpianti e tutte le colpe e avranno fine tutti i rancori".

giovedì 25 settembre 2008

PENSIERO DEL GIORNO


Il coraggio è la prima delle qualità umane, perché è quella che garantisce le altre. (Winston Churchill).

domenica 21 settembre 2008

DOPPIO ARCOBALENO


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Un doppio arcobaleno dal balcone di casa mia esposto a sud
La splendida fotografia dell'arcobaleno postata da Lucignolo nel suo blog nel post dalla-finestra-guardando-davanti-casa.mi ha ricordato questa, scattata qualche anno fa da Gabriele dalla finestra della cucina, con uno spettacolare doppio arcobaleno, che mi aveva affascinato e che impreziosiva la vista di quella selva di palazzi che nascondono parzialmente il nostro Castello e la Maddalena, il monte di casa nostra.

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Lo stesso doppio arcobaleno della cucina di casa mia ( a Nord), davanti al Monte Maddalena

Così mi è venuta la curiosità di rispolverare le mie conoscenze scolastiche sulla causa di questo fenomeno abbastanza raro.
L'arcobaleno è il fenomeno tipico dei temporali isolati che lasciano filtrare la luce solare dai bordi del cumulonembo o dei brevi scrosci di pioggia in una giornata variabile. Comunque sia, la spettacolare immagine che il più delle volte chiude l'evento è il risultato della rifrazione dei raggi di luce attraverso le gocce di pioggia. E' proprio la forma della goccia che ne determina la formazione: il famoso prisma di vetro noto a molti di noi dalla scuola media superiore con i primi esperimenti di fisica. Se non avesse quella forma attribuitagli dalla forza di gravità...addio arcobaleno. Normalmente tutta la luce che attraversa la goccia fuoriesce dall'altro lato formando il tipico disegno dell'iride costituito dalle bande di colore dal rosso al blu. Raramente può capitare che una parte di quella radiazione luminosa non riesca ad oltrepassare la goccia venendo riflessa all'indietro. Questo genera una seconda sorgente di luce fittizia che ha una posizione (angolo) diversa dalla prima (che è il sole). In questo caso l'incidenza di questa radiazione luminosa con le stesse gocce di pioggia, formerà un secondo arcobaleno che sarà costituito da una banda di colori invertita rispetto al primo ed avrà una posizione diversa. Poiché la fonte luminosa secondaria è solo una frazione molto piccola della prima, il secondo arcobaleno sarà per forza più fioco del primo, ma ugualmente bello. L'area scura di cielo non illuminato posta tra l'arcobaleno primario e quello secondario viene chiamata banda di Alessandro , da Alessandro di Afrodisia che la descrisse per primo.
Per me l'arcobaleno acquista anche un significato simbolico: il ritorno del sereno dopo un temporale della vita, anche grazie alle gocce dei vostri blog che filtrano i raggi del sole e mi regalano questo spettacolo. E poiché come le gocce ognuno di voi ha una capacità diversa dall'altro di lasciarsi trapassare dai raggi del sole ecco che a volte si formano 2 arcobaleni con gli stessi colori, ma in ordine inverso, ma sempre bellissimi e capaci di farmi apprezzare le cose belle della vita e della natura che scrivete e che prima non sapevo apprezzare. Perciò vi dedico questo post con la bella canzone di Celentano dedicata al mitico Lucio. Potrete ascoltarla cliccando sul titolo.


Io son partito poi così d'improvviso
che non ho avuto il tempo di salutare
istante breve ma ancora più breve
se c'è una luce che trafigge il tuo cuore
L'arcobaleno è il mio messaggio d'amore
può darsi un giorno ti riesca a toccare
con i colori si può cancellare
il più avvilente e desolante squallore

Son diventato se il tramonto di sera
e parlo come le foglie d'aprile
e vivrò dentro ad ogni voce sincera
e con gli uccelli vivo il canto sottile
e il mio discorso più bello e più denso
esprime con il silenzio il suo senso

Io quante cose non avevo capito
che sono chiare come stelle cadenti
e devo dirti che è un piacere infinito
portare queste mie valige pesanti

Mi manchi tanto amico caro davvero
e tante cose son rimaste da dire
ascolta sempre e solo musica vera
e cerca sempre se puoi di capire

Son diventato se il tramonto di sera
e parlo come le foglie d'aprile
e vivrò dentro ad ogni voce sincera
e con gli uccelli vivo il canto sottile
e il mio discorso più bello e più denso
esprime con il silenzio il suo senso

Mi manchi tanto amico caro davvero
e tante cose son rimaste da dire
ascolta sempre e solo musica vera
e cerca sempre se puoi di capire
ascolta sempre e solo musica vera
e cerca sempre se puoi di capire.
La leggenda narra che Battisti sarebbe apparso ad una veggente, la quale poi contattò Mogol, gli riferì il tutto e lui non fece altro che mettere le parole in musica, d'accordo con Adriano Celentano, che incise questa canzone, che parla di amicizia in modo commovente.

giovedì 18 settembre 2008

VEDERE OLTRE

Per ingannare l'attesa della visita prima dell'inizio di ogni ciclo di cura sto leggendo un libro, dono di un amica: “L'eleganza del riccio” che è stato il caso letterario del 2007 in Francia, una raffinata commedia francese di Muriel Barbery. Non è esattamente il genere che preferisco, ma è ricco di spunti di riflessione anche sulla mia vita di ogni giorno e sulle persone che si incontrano nella blogosfera.
Oggi mi ha colpito molto questo brano:

“....per la prima volta ho incontrato qualcuno che cerca le persone e che vede oltre.... Non vediamo mai al di là delle nostre certezze e cosa ancor più grave, abbiamo rinunciato all'incontro. Non facciamo che incontrare noi stessi in questi specchi perenni senza nemmeno riconoscerci. Se ci accorgessimo, se prendessimo coscienza del fatto che nell'altro guardiamo solo noi stessi, che siamo soli nel deserto, potremmo impazzire...............................................................................

Io invece supplico il destino di darmi la possibilità di vedere al di là di me stessa e di incontrare qualcuno.”

Io credo proprio qui di aver incontrato qualcuno che sa vedere oltre, che quando commenta i miei post o quelli altrui o risponde ai commenti nel suo blog si rivolge davvero all'autore, si preoccupa di lui, non aspetta la sua approvazione o il disappunto, dà all'altro la sensazione di esserci, non si aspetta premi e non ne dà, non guarda il contatore per misurare gli accessi. Non faccio nomi, perché i loro nomi sono nel mio cuore e io so di essere nel loro e a un lettore attento non sono di certo sfuggiti e nel mio piccolo cerco di imitarli.

domenica 14 settembre 2008

W la vendemmia!!!

Giovedì per me è stata proprio una giornata speciale ed ora ve la racconto.
Preparato tutto l'occorrente fin dalla sera, ma troppo eccitata, fatico a prendere sonno. Sveglia dalle 3, non riesco più a riaddormentarmi, finché alle 6,30 decido di alzarmi. Rapida colazione e alle 7,30 sono puntuale in strada all'appuntamento coi consuoceri. Alle 8, come da programma, siamo alle Grezze di Desenzano del Garda.
Ci accoglie festosa nonna Clara, ma il vulcanico nonno Luigi ci aspetta già nella vigna di Montelungo da 2 ore :)))
Intanto che Franco e Silvana si preparano in abbigliamento da vendemmia, scatto qualche fotografia nel cortile allo sgranatore, al torchio, ai recipienti per travasare uva e mosto, ai melograni carichi di frutti maturi, ai pergolati di uva americana e uva barbera, carichi di grappoloni che quasi spezzano i tralci sopra la bella siepe di rosmarino.
Partenza per Montelungo e arrivo alle 8,30 dove Luigi ci aspetta impaziente nella piccola vigna che coltiva a mezzadria con un amico.
La giornata è magnifica e il sole già caldo illumina i bei grappoli dorati di uva bianca Soave.
Si lavora a coppie di fronte da una parte all'altra del filare, attenti a togliere i chicchi secchi o guasti, prima di buttarli nel secchio.
Ogni tanto scatto qualche foto con la mia digitale pocket per documentare questa giornata da condividere con chi non ha potuto esserci.
Il lavoro prosegue spedito tra scambi di battute, ricordi delle vendemmie precedenti e parlando di quella futura, più impegnativa dopo il 20 settembre.
Finita la vendemmia dei filari di Soave, nonno Luigi passa a raccogliere con la sua station wagon i secchi pieni.
Quando i bauli delle due auto, con tutti i secchi disponibili colmi di grappoli, sono al completo ritorniamo alle Grezze per la prima operazione di sgranatura con la sgranatrice a manovella, di cui si occupano gli uomini, al termine della quale nonna Clara ci rifocilla con fragranti fette della sua deliziosa crostata alla marmellata di fichi e con panini imbottiti di salame della casa.
Ripartiamo per Montelungo a vendemmiare l'uva nera Merlot. Sono solo 2 filari e stavolta decidiamo di fare la gara a chi finisce prima, maschietti contro femminucce :) Ogni tanto nonno Luigi ci incita con la frase " Forza ragazzi che sento odore di gallina"
Intanto io intono la nota canzone che fa da colonna sonora al filmato che ho messo su Youtube: gli altri mi seguono in un crescendo a squarciagola e alla fine una sonora risata corona la nostra vittoria nella sfida, malgrado i tentativi di Franco di rallentare con qualche tranello il nostro lavoro.



A mezzogiorno in punto siamo di ritorno alle Grezze col secondo carico di uva, puntuali per mettere le gambe sotto il tavolo e gustare il delizioso pranzetto preparato con amore da nonna Clara con tutti i cibi di produzione della casa, dagli antipasti all'ammazzacaffè: salumi della casa, sott'oli e sott'aceti in agrodolce di tutte le verdure dell'orto, la "minestra sporca" coi fegatini di gallina, la gallina nostrana ripiena, accompagnata dalla salsa "peverada" il vitello tonnato, la crostata di fichi già assaggiata il mattino, il gelato biologico alla frutta della gelateria artigianale vicino a casa, un ottimo caffè corretto con la grappa della casa.
Come spesso capita ci sono ospiti imprevisti: la cucina genuina di nonna Clara, la generosità, l' ospitalità e la simpatia che sprizza da tutti i pori da lei e dal suo Luigi, attirano molti amici e la loro porta è sempre aperta e bastano pochi minuti per aggiungere un posto a tavola.
La conversazione intorno al tavolo scorre piacevole e divertente. Poi, mentre noi donne sparecchiamo e riordiniamo la cucina, gli uomini riprendono il lavoro di sgranatura del secondo carico d'uva, al termine del quale viene messa nel torchio, azionato a mano da Luigi.
Dalla parte inferiore comincia a scendere il mosto, mentre nell'aria si sprigiona il suo tipico e gradevole profumo. I secchi di mosto si riempiono velocemente, mentre il colapasta trattiene qualche chicco indisciplinato e il loro contenuto viene travasato nelle damigiane pronte.
Malgrado il lauto pasto nessuno riesce a trattenere la voglia di assaggiare quel prelibato nettare. Quindi Luigi procede alla misurazione col mostimetro della percentuale di zuccheri presente nel mosto dalla quale da un'apposita tabella si potrà ricavare la gradazione alcoolica del vino.
Quello del merlot è 20 che corrisponde a 12,37° alcoolici.
Quindi dopo la 3a torchiatura dei graspi Luigi ci mostra le 2 damigiane di Tocai di un piccolo filare vendemmiato 2 giorni prima che sta già bollendo e fra qualche giorno sarà travasato nelle 2 grandi botti per terminare la fermentazione.
La passione con la quale racconta la sua attività è davvero contagiosa ed è con rammarico che alle 16 lo saluto per ritornare a casa, carica di doni, fra i quali il famoso zìgol, (un dolce di vincotto simile alla sapa), che non assaggiavo dai tempi della mia infanzia e che hanno prolungato il ricordo piacevole di questa bellissima giornata all'aria aperta, che voglio ora condividere con voi.

mercoledì 10 settembre 2008

LA MIA VENDEMMIA: IERI, OGGI e ...DOMANI

Il tempo della vendemmia ha segnato alcune tappe importanti della mia vita.

Ricordo le vendemmie della mia infanzia come una festa di colori, sapori, profumi e suoni che coinvolgeva tutto il paese di poche anime, dove quasi tutti erano legati da vincoli di parentela.

Ci si alzava all'alba e subito si saltava sul carro trainato dalla cavalla Aida per andare nella vigna del nonno Peni. Il tragitto era breve, ma reso più lungo dalle varie tappe per raccogliere i “collaboratori”..

Si passava una giornata all'aria aperta, con i cuginetti, gli zii, i parenti, gli amici.

Per noi bimbi era puro divertimento, un gioco a rincorrerci tra i filari, a piluccare i chicchi turgidi e dolcissimi dai tralci e dalle ceste già colme di grappoli, incuranti del ronzio delle mosche e delle api attirate dal nettare che impiastricciava il nostro viso.
Poi il rientro trionfante sul carro carico di ceste ricolme, col nonno che incitava Aida, perché bisognava fare presto e pigiare l'uva raccolta.

Allora tutti dentro nei tini, con i nostri piedini a schiacciare i chicchi e ad assaggiare il mosto che colava dal foro che lo convogliava nella botte dove doveva fermentare.

Poi sfiniti e ritemprati da una divertente doccia al lavatoio vicino ci si metteva tutti intorno ad una tavola, in allegria ad assaggiare lo “zigol”, un dolce di vincotto preparato dalle solerti zie

Le vendemmie della mia giovinezza, invece erano colorate da un ideale.

Il campo vendemmia dell'OMG ( Operazione Mato Grosso) era quello più atteso, più intenso e più bello del nostro gruppo, anche perché era un'occasione per conoscere amici di altri gruppi d'Italia, che condividevano gli stessi ideali.

Si partiva il tardo pomeriggio col sacco a pelo per trascorrere la notte in una casa disabitata, sulle colline di Gussago. Si trascorreva la serata fra canti, balli, risate e preghiere per poi svegliarci all'alba con l'aria frizzantina di settembre, per andare nei vigneti del proprietario che ci aveva assoldato per una giornata di duro lavoro. Ma non ci pesava, perché sapevamo che il ricavato sarebbe andato ai nostri amici impegnati nelle missioni dell'America Latina.

Le vendemmie della mia ..maturità, invece, sono ricominciate due anni fa quando nella nostra vita è entrata Laura, nostra nuora, con la sua meravigliosa famiglia.

Per me è stato un tuffo nel passato, ma stavolta come protagonista, trascinata dall'entusiasmo del suo nonno Luigi, che mi ha reso partecipe, con amore e pazienza, della sua passione e di tutte le fasi della lavorazione del vino.

Quest'anno...domani, acquisterà un sapore diverso e particolare.

Per me sarà il simbolo del mio ritorno alla vita dopo questo periodo difficile. Lo aspetto da tempo con ansia, anche perché voglio documentare con le fotografie tutta la giornata che si preannuncia splendida e ricca di sorprese e voglio rendervi partecipi della mia gioia.

A domani