Non c'è speranza senza paura, né paura senza speranza.
Questo blog era nato per scambiare chiacchiere in libertà con gli amici dei forum e delle chat di finanza e con tutti quelli che avessero voluto aggiungersi. Lo scopo per cui è nato però è venuto a mancare. Tuttavia mantengo il titolo con cui ho esordito, perché, in seguito alle dolorose vicende che hanno segnato il 2008,suo primo anno di vita, l'investimento in affetti, realizzato dalla sua apertura, mi ha procurato un arricchimento interiore molto superiore.
Stella col suo bel post Africa: I Missionari mi ha dato lo spunto per parlare di una coppia di amici che da 32 anni dedicano la loro vita ai poveri.I passi e i gesti di tanti missionari, acquistano dignità giornalistica poche volte, spesso solo quando qualcuno di loro ci lascia la vita.
A volte un'intervista sbrigativa, sullo sfondo dei drammi del terzo mondo, poi via, nel dimenticatoio.
Per Peppo e Adriana non è così. La loro opera a San Nicolas, sperduto paese andino ai piedi del Cotopaxi, sull'altopiano del Paramo nelle Ande ecuadoriane, a due passi dall'Equatore, ricorre spesso sui giornali locali, sfidando le mode e le emergenze. Il motivo di questa eccezionalità
credo sia principalmente nella natura laica della loro vicenda: Peppo e Adriana sono marito e moglie che hanno deciso di sposare la causa dei più poveri dentro l'Operazione Mato Grosso (O.M.G), dove anche Gabriele ed io ci siamo conosciuti, abbiamo operato e condiviso i loro ideali allora. Oggi cerchiamo di dare ancora il nostro piccolo contributo alle numerose iniziative dell'Associazione San Nicolas per sostenere la loro scelta di vita.
Adriana Tiziano, originaria del Mantovano, era un giovane tecnico di laboratorio e la mia più cara amica. Era fidanzata con Peppo Piovanelli, nativo del popolare quartiere di Bottonaga a Brescia, neolaureato in lingue, interprete di professione. Avevano un futuro tranquillo davanti, ma non erano soddisfatti.
Quando lei decise di fare da sola la sua prima esperienza di volontariato per 4 mesi in Brasile, considerai questa sua decisione un piccolo tradimento alla nostra amicizia, ma segretamente la ammiravo e la invidiavo per il suo coraggio e la sua coerenza, libera da condizionamenti e ricatti familiari ed affettivi. Tuttavia ero convinta che sarebbe tornata soddisfatta sì di aver portato a termine questa avventura, ma decisa a non ripeterla e invece mi sbagliavo di grosso.
Al suo ritorno si sposa col suo Peppo che l’aveva attesa pazientemente e lo contagia col suo entusiasmo e, nel 1977, lo convince a partire per la loro prima esperienza di coppia in Ecuador che avrebbe dovuto durare solo 2 anni, ma continua tuttora.
Massimo Tedeschi (giornalista di BresciaOggi) così scrive di loro:
“………Non l'hanno fatto per motivi ideologici (fosse così, avrebbero già gettato la spugna) ma per una radicale scelta evangelica. Hanno preso sul serio la Buona Novella , il discorso della Montagna, e da 32 anni vivono sull'altopiano andino la beatitudine complicata della semplicità, dell'umiltà, della povertà. Questo ha consentito loro di andare controcorrente: di parlare di Cristo e di perdono fra i campesiños negli anni Ottanta, quando sembrava che l'unico verbo praticabile fosse quello di Marx e della rivolta armata e di continuare a parlare della deriva del Sudamerica nel XXI secolo, in tempi in cui lo sguardo pietistico occidentale vuole altro, preferisce guardare all'Asia o all'Est Europa.
Ma il motivo per cui la loro esperienza continua a fare notizia: è il fatto che Peppo e Adriana non hanno tagliato i ponti, hanno mantenuto stretti legami (epistolari prima, telematici poi) con gli amici di Brescia, trovando in loro dei veri e propri ambasciatori senza feluca e senza credenziali della causa di San Nicolas. Gli amici bresciani hanno dato vita a un sodalizio di sostegno, l'Associazione San Nicolas, che con numerose iniziative continua a mantenere viva la loro scelta di vita e a fare notizia: il mercatino natalizio,
i mattoni simbolici venduti per ricostruire San Nicolas dopo il terremoto del '96, il progetto di adozione a distanza degli anziani dell'Ecuador, una borsa per S.Nicolas, il lavaggio delle auto e i mercatini delle torte in quartiere per raccogliere fondi, il progetto-pozzi e la vendita degli intarsi del “taller”, il ponte gettato verso il mondo alpinistico bresciano, la mostra “Una colomba di Pace”. Ma, certo, nessun escamotage comunicativo avrebbe successo se non ci fosse a monte la sostanza, la scelta di vita, la coerenza radicale e spiazzante di Peppo e Adriana. Senza questi fattori non ci sarebbero premi (Peppo ha ottenuto nel 2001 il premio Cuore Amico nell'ambito del “Bulloni”) o aiuti di sorta a tenere alta la notorietà e la simpatia che circondano San Nicolas.
| Quando i due partono insieme per l'Ecuador non c'è scritto in nessun contratto, ma i giovani coniugi sanno in cuor loro che questa è la scelta della vita. Una scelta che ben presto plasma la loro famiglia anagrafica, oggi composta da tre figli: uno naturale e due adottive. I bisogni materiali li prenderanno ben presto al cuore e alla gola e li trasformeranno in contadini, muratori, insegnanti, genitori putativi, presidi e taxisti, infermieri e benefattori, barellieri e cucinieri, mercanti e questuanti, a seconda delle infinite necessità che bussano alla loro porta. Il primo impegno è nel dispensario medico di Juigua Yacumbamba. Nell'80 si trasferiscono nella cittadina di Pujilì dove creano la casa campesiña, un ostello-centro civico-dispensario che ospita i campesiños nei giorni di mercato, sottraendoli al marciapiede e alle tariffe-tagliola dei locandieri locali. | |
Nel 1988 arriva la chiamata a San Nicolas, in una vecchia fazenda del ‘700, cadente, incastonata in una zona agricola poverissima. Il progetto è nitido fin dall'inizio: creare una scuola che dia una formazione ai ragazzi, valorizzi la tradizione della lavorazione del legno. Nasce da lì l'Instituto particular “Don Bosco” di San Nicolas, dove un centinaio di ragazzi trova istruzione (e cibo).

Adriana coi suoi ragazzi a S. Nicolas
Ma l'Instituto è solo una delle iniziative: come primo sbocco occupazionale dei ragazzi viene creata una falegnameria cooperativa (“Centro des Artes”), un “taller”, che dà lavoro a una trentina di giovani, oggi affiancata da un'officina meccanica. I ragazzi che abitano a ore di cammino da San Nicolas trovano nell'antica fazenda anche ospitalità. Di più: trovano una famiglia. La tavolata di casa Piovanelli a mezzogiorno conta un centinaio di coperti. Per i piccoli commensali gli ospiti italiani hanno un nomignolo immancabile: don Pepo e mama Adriana. Il focolare ha anche un tempietto con i suoi lari e i suoi penati. Su tutti spicca l'immaginetta con il sorriso fanciullesco di don Tone Bresciani, il salesiano originario di Pavone del Mella che ha condiviso un bel pezzo di strada con Peppo e Adriana e ora veglia su di loro, da un luogo senza nome, da distanze senza misura.
Scuola, taller, casa-famiglia: sono solo gli aspetti “ufficiali” di San Nicolas. Perché accanto e attorno ci sono i mille gesti quotidiani, la “sopa comunitaria” distribuita periodicamente agli anziani indigenti, il pane regalato senza risparmio. “Come fai a dire di no se un povero bussa alla tua porta?” chiede e si chiede Peppo. E infatti la risposta ogni volta è diretta, senza calcolo, evangelica.
Nei racconti sereni di Peppo, nelle lettere disincantate e talvolta amare di Adriana, San Nicolas assomiglia a una delle città invisibili di Italo Calvino e dipana una trama fatta di gesti e sguardi, memorie e progetti, successi e fallimenti, sogni e disincanto, realismo e profezia.
Nelle testimonianze di chi c'è stato San Nicolas rimane indelebile.
Patrizia Toia, che l'ha visitata da sottosegretario agli Esteri, dice: “Lì ho visto il senso della gratuità, ho scoperto la semplicità di chi fa cose straordinarie”.
Luigi Pettinati, un banchiere, ammette: “San Nicolas mi è rimasta impressa, ho visto il coraggio di queste persone: persone fuori dal tempo, insomma eroi”.
Fausto Camerini, giornalista e scrittore di cose di montagna, è netto: “E' l'unico posto in Ecuador dove ho visto i bambini sorridere”.
Ecco: il vero biglietto da visita di San Nicolàs è il sorriso dei suoi ospiti. Merce rara, perla preziosa, sotto i cieli di un Paese che si sta immiserendo, e che immalinconisce di giorno in giorno. E per questo vale la pena scrivere di San Nicolàs. Ancora e per sempre. “

Prima fioritura

Oggi sono molto felice perché ho visto la foto dell'ecografia del mio futuro nipotino all'ottava settimana di gestazione. In 2 settimane è cresciuto tantissimo da 6 a 16 mm e spero tanto che sia forte e sano. Per questo voglio dedicare la mia felicità e il mio post a questa bella iniziativa dedicata a bambini meno fortunati.


Che ora è? 22,35
2 Nome: Luigina
3 Compleanno: 12 giugno
4 Segno zodiacale: gemelli
5 Tatuaggi: no
6 Piercing: no
7 Sei innamorato/a? Sì
8 Ti piaci? Non sempre
9 Hai già amato al punto di piangere? Si
10 Hai già fatto un incidente in macchina? Uno, tanti anni fa, ma non guidavo io
11 Hai mai avuto una frattura? Sì
12 Vino o birra? Vino rosso o bianco di qualità ai pasti ma con la pizza della buona birra
13 Ti fidi dei tuoi amici? Di quelli veri sì
14 Colore preferito per l'intimo: nero
15 Numero preferito? 3
16 Musica preferita? Tutta la musica che mi trasmette emozioni, tranne il rap, la musica punk e dodecafonica
17 Cosa ti manca? Niente di necessario
18 Cosa odi? La falsità, l'egoismo, l'arroganza, la cattiveria gratuita, la presunzione, la malafede, l'arrivismo.
19 Cosa pensi appena sveglio/a? In questo periodo “Speriamo di farcela anche oggi”
20 Da chi hai ricevuto questo meme? ISHTAR
21 Quale dei tuoi amici vive più lontano? Con Internet, il telefono e il cellulare le distanze sono annullate.
22 Cosa cambieresti della tua vita? Sposerei prima mio marito, se lui fosse d’accordo naturalmente;)
23 Sei felice? Cerco di esserlo spesso
24 Proverbio preferito: Non fare agli altri ciò che non vorresti fosse fatto a te
25 Libro preferito: Tanti ma più di tutti " Vivere, amare, capirsi " e la “Coppia amorosa” di Leo Buscaglia
26 Di cosa hai paura? Di ciò che non posso dominare con la mia volontà
27 Una sola parola per chi ha scritto questo meme: ok
28 Film preferito: Fra quelli datati: “ Indovina chi viene a cena” fra i più recenti “ Shrek”
29 Se potessi essere qualcun altro chi saresti? Non ci ho mai pensato
30 Cosa c'è appeso al muro della tua camera? Una bella serigrafia raffigurante una Madonna col Bambino
31 Cosa non cambieresti? Niente
32 Un posto dove ti piacerebbe andare: Parigi
33 Pensi che qualcuno farà questo meme? Si
34 Chi sei sicuro che lo farà?
Poi un guizzo improvviso
A frugare in un cassetto
Tra le mani rigiri un portafoglio sdrucito
Ne togli un calendario tascabile
Lo guardi assorto e smarrito
“Riuscirò a leggerlo?” mormori
“Che cosa babbo?”
“ Che giorno sto vivendo e ..quali vivrò”
Cerco di reggere il tuo sguardo
ricacciando il nodo che ho in gola con un sorriso.

Un sorriso non costa niente e produce molto
arricchisce chi lo riceve,
senza impoverire chi lo da.
Dura un solo istante,
ma talvolta il suo ricordo è eterno.
Nessuno è così ricco da poter farne a meno,
nessuno è abbastanza povero da non meritarlo.
Crea la felicità in casa,
è il segno tangibile dell'amicizia,
un sorriso da riposo a chi è stanco,
rende coraggio ai più scoraggiati,
non può essere comprato, né prestato, né rubato,
perché è qualcosa di valore solo nel momento in cui viene dato.
E se qualche volta incontrate qualcuno
che non sa più sorridere,
siate generoso,dategli il vostro,
perché nessuno ha mai bisogno di un sorriso
quanto colui che non può regalarne ad altri.
Anonimo
Con questa poesia voglio dedicare il "Premio allo sviluppo della mente", al mio amico Lucignolo perché lo possa appendere al collo del suo ciuchino che nel suo blog/villaggio riesce sempre a farmi tornare di buonumore e a farmi vedere il bicchiere mezzo pieno.
Il Quarto Stato è un celebre dipinto a olio su tela, cm 293x545 realizzato dal pittore Giuseppe Pellizza da Volpedo nel 1901. Si trova a Milano, alla Galleria d'Arte Moderna (Villa Belgiojoso Bonaparte, Museo dell'Ottocento) Dal 29 febbraio al 10 giugno 2008 Il Quarto Stato sarà a Roma nell'ambito della mostra "Ottocento. Da Canova al Quarto Stato"
"Il lavoro è amore rivelato.
E se non riuscite a lavorare con amore,
ma solo con disgusto, è meglio per voi lasciarlo e,
seduti alla porta del tempio,
accettare l'elemosina di chi lavora con gioia.
Poiché se cuocete il pane con indifferenza,
voi cuocete un pane amaro,
che non potrà sfamare l'uomo del tutto.
E se spremete l'uva controvoglia,
la vostra riluttanza distillerà veleno nel vino.
E anche se cantate come angeli,
ma non amate il canto,
renderete l'uomo sordo alle voci del giorno e della notte".
Kahlil Gibran


Questo articolo fa parte di una raccolta di documenti e scritti dal titolo “ Brescia Ribelle 1943-1945”, donata agli scolari delle quinte classi elementari ed agli studenti delle scuole medie cittadine in occasione del 25° anniversario della Liberazione.
Le idee che esprime mi sembrano ancora molto attuali, anche se non siamo reduci da una drammatica guerra, ma semplicemente da un’aspra campagna elettorale, penso che proprio ora sia necessario, vincitori e vinti, rimboccarci tutti le maniche per ridare dignità al nostro paese.
“La parola d’ordine è lavorare, ricostruire, anche con mezzi d’occasione, senza aspettare sempre l’imbeccata del Governo, che ha mezzi e possibilità limitatissimi. Ma al di sopra di ogni altra ricostruzione occorre far rinascere nel cuore degli Italiani l’amore, la stima e il rispetto reciproco. E’ necessario colpire con severità i responsabili delle rovine della Patria, ma non si deve trasformare l’opera di giustizia in una trama di vendette, né tanto meno in un assalto ai posti di privilegio. E occorre abituarsi, riabituarsi a vedere in ogni Italiano un fratello.”
Ho ricevuto questo testo come PPS da un amico e lo voglio dedicare a chi, come me, sta attraversando un periodo molto difficile della sua vita perché trovi la forza di reagire alle avversità e alle delusioni da cui si sente sopraffatto.

Un giorno il cavallo di un contadino cadde in un pozzo.
Non riportò alcuna ferita, ma non poteva uscire da lì con le proprie forze.
Per molte ore l'animale nitrì fortemente, disperato, mentre il contadino pensava a cosa avrebbe potuto fare.
Finalmente il contadino prese una decisione crudele: pensò che il cavallo era già molto vecchio e non serviva più a niente, e anche il pozzo era ormai secco ed aveva bisogno di essere chiuso in qualche maniera.
Così non valeva la pena di sprecare energie per tirar fuori il cavallo dal pozzo.
Allora chiamò i suoi vicini perché lo aiutassero ad interrare vivo il cavallo.
Ciascuno prese una pala e cominciò a gettare terra dentro al pozzo.
Il cavallo non tardò a rendersi conto di quello che stavano facendo e pianse disperatamente.
Tuttavia, con sorpresa di tutti, dopo che ebbero gettato molte palate di terra, il cavallo si calmò.
Il contadino guardò in fondo al pozzo e con grande meraviglia vide che il cavallo scuoteva dalla schiena ogni palata di terra che cadeva, salendo sul suolo che cresceva.
Così, in breve, tutti videro come il cavallo arrivare alla bocca del pozzo, passare sopra al bordo ed uscire da lì, trottando felice.
La vita ti getta addosso molta terra, tutti i tipi di terra.
Soprattutto se tu sei già dentro ad un pozzo.
Il segreto per uscire dal pozzo è scrollarsi la terra che portiamo sulle spalle e salire sopra di essa.
Ciascuno dei nostri problemi è un gradino che ci conduce alla cima.
Possiamo uscire dai buchi più profondi se non ci diamo per vinti.
Adoperiamo la terra che ci tirano per fare, ogni volta, un passo verso l'alto!
Morale:
§ Libera il cuore dall'odio
§ Ama di più ed accetta la terra che ti tirano poiché questa può essere la soluzione e non il problema

All’intorno colori puri, irripetibili, scolpiti dal sole violento e dall’aria netta e pulita del dopo pioggia.
