lunedì 29 settembre 2008
29 settembre
domenica 28 settembre 2008
Le parole che non ti ho detto

Ho appena finito di vedere con la mia mamma questo bellissimo film tratto dall'omonimo romanzo di Nicholas Sparks col mitico Paul Newman e Kevin Kostner, 2 dei miei attori preferiti.
Un storia romantica e commovente, densa di speranza e di poesia, che ravviva la nostra fiducia nel fato, nella capacità di coloro che sanno amare veramente di riconoscersi e di incontrarsi, non importa dove, non importa quando. Malgrado non abbia il classico lieto fine, mi ha fatto venir voglia di leggere il libro da cui è stato tratto, perché ricco di messaggi positivi. Vi posto quello che più mi è piaciuto: " Il messaggio nella bottiglia"
"Per tutti coloro che amano, hanno amato e ameranno. Alle navi in navigazione e ai porti di scavo, alla mia famiglia e a tutti gli amici ed estranei: questo è un messaggio e una preghiera. Il messaggio è che i miei viaggi mi hanno insegnato una grande verità: io ho già avuto quello che tutti quanti cercano ma che soltanto pochi trovano, la sola persona al mondo che ero destinata ad amare per sempre. Una persona ricca di semplici tesori che si è fatta da sola e che da sola ha imparato. Un porto in cui mi sento a casa per sempre e che nessun vento, nessun problema potranno mai distruggere. La preghiera è che tutti al mondo possano conoscere questo genere d’amore ed essere da esso sanati. Se la mia preghiera sarà ascoltata saranno cancellati per sempre tutti i rimpianti e tutte le colpe e avranno fine tutti i rancori".
giovedì 25 settembre 2008
PENSIERO DEL GIORNO
Il coraggio è la prima delle qualità umane, perché è quella che garantisce le altre. (Winston Churchill).
domenica 21 settembre 2008
DOPPIO ARCOBALENO
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Io son partito poi così d'improvviso
che non ho avuto il tempo di salutare
istante breve ma ancora più breve
se c'è una luce che trafigge il tuo cuore
L'arcobaleno è il mio messaggio d'amore
può darsi un giorno ti riesca a toccare
con i colori si può cancellare
il più avvilente e desolante squallore
Son diventato se il tramonto di sera
e parlo come le foglie d'aprile
e vivrò dentro ad ogni voce sincera
e con gli uccelli vivo il canto sottile
e il mio discorso più bello e più denso
esprime con il silenzio il suo senso
Io quante cose non avevo capito
che sono chiare come stelle cadenti
e devo dirti che è un piacere infinito
portare queste mie valige pesanti
Mi manchi tanto amico caro davvero
e tante cose son rimaste da dire
ascolta sempre e solo musica vera
e cerca sempre se puoi di capire
Son diventato se il tramonto di sera
e parlo come le foglie d'aprile
e vivrò dentro ad ogni voce sincera
e con gli uccelli vivo il canto sottile
e il mio discorso più bello e più denso
esprime con il silenzio il suo senso
Mi manchi tanto amico caro davvero
e tante cose son rimaste da dire
ascolta sempre e solo musica vera
e cerca sempre se puoi di capire
ascolta sempre e solo musica vera
e cerca sempre se puoi di capire.
giovedì 18 settembre 2008
VEDERE OLTRE
Oggi mi ha colpito molto questo brano:
“....per la prima volta ho incontrato qualcuno che cerca le persone e che vede oltre.... Non vediamo mai al di là delle nostre certezze e cosa ancor più grave, abbiamo rinunciato all'incontro. Non facciamo che incontrare noi stessi in questi specchi perenni senza nemmeno riconoscerci. Se ci accorgessimo, se prendessimo coscienza del fatto che nell'altro guardiamo solo noi stessi, che siamo soli nel deserto, potremmo impazzire...............................................................................
Io invece supplico il destino di darmi la possibilità di vedere al di là di me stessa e di incontrare qualcuno.”
Io credo proprio qui di aver incontrato qualcuno che sa vedere oltre, che quando commenta i miei post o quelli altrui o risponde ai commenti nel suo blog si rivolge davvero all'autore, si preoccupa di lui, non aspetta la sua approvazione o il disappunto, dà all'altro la sensazione di esserci, non si aspetta premi e non ne dà, non guarda il contatore per misurare gli accessi. Non faccio nomi, perché i loro nomi sono nel mio cuore e io so di essere nel loro e a un lettore attento non sono di certo sfuggiti e nel mio piccolo cerco di imitarli.
domenica 14 settembre 2008
W la vendemmia!!!
Preparato tutto l'occorrente fin dalla sera, ma troppo eccitata, fatico a prendere sonno. Sveglia dalle 3, non riesco più a riaddormentarmi, finché alle 6,30 decido di alzarmi. Rapida colazione e alle 7,30 sono puntuale in strada all'appuntamento coi consuoceri. Alle 8, come da programma, siamo alle Grezze di Desenzano del Garda.
Ci accoglie festosa nonna Clara, ma il vulcanico nonno Luigi ci aspetta già nella vigna di Montelungo da 2 ore :)))
Intanto che Franco e Silvana si preparano in abbigliamento da vendemmia, scatto qualche fotografia nel cortile allo sgranatore, al torchio, ai recipienti per travasare uva e mosto, ai melograni carichi di frutti maturi, ai pergolati di uva americana e uva barbera, carichi di grappoloni che quasi spezzano i tralci sopra la bella siepe di rosmarino.
Partenza per Montelungo e arrivo alle 8,30 dove Luigi ci aspetta impaziente nella piccola vigna che coltiva a mezzadria con un amico.
La giornata è magnifica e il sole già caldo illumina i bei grappoli dorati di uva bianca Soave.
Si lavora a coppie di fronte da una parte all'altra del filare, attenti a togliere i chicchi secchi o guasti, prima di buttarli nel secchio.
Ogni tanto scatto qualche foto con la mia digitale pocket per documentare questa giornata da condividere con chi non ha potuto esserci.
Il lavoro prosegue spedito tra scambi di battute, ricordi delle vendemmie precedenti e parlando di quella futura, più impegnativa dopo il 20 settembre.
Finita la vendemmia dei filari di Soave, nonno Luigi passa a raccogliere con la sua station wagon i secchi pieni.
Quando i bauli delle due auto, con tutti i secchi disponibili colmi di grappoli, sono al completo ritorniamo alle Grezze per la prima operazione di sgranatura con la sgranatrice a manovella, di cui si occupano gli uomini, al termine della quale nonna Clara ci rifocilla con fragranti fette della sua deliziosa crostata alla marmellata di fichi e con panini imbottiti di salame della casa.
Ripartiamo per Montelungo a vendemmiare l'uva nera Merlot. Sono solo 2 filari e stavolta decidiamo di fare la gara a chi finisce prima, maschietti contro femminucce :) Ogni tanto nonno Luigi ci incita con la frase " Forza ragazzi che sento odore di gallina"
Intanto io intono la nota canzone che fa da colonna sonora al filmato che ho messo su Youtube: gli altri mi seguono in un crescendo a squarciagola e alla fine una sonora risata corona la nostra vittoria nella sfida, malgrado i tentativi di Franco di rallentare con qualche tranello il nostro lavoro.
A mezzogiorno in punto siamo di ritorno alle Grezze col secondo carico di uva, puntuali per mettere le gambe sotto il tavolo e gustare il delizioso pranzetto preparato con amore da nonna Clara con tutti i cibi di produzione della casa, dagli antipasti all'ammazzacaffè: salumi della casa, sott'oli e sott'aceti in agrodolce di tutte le verdure dell'orto, la "minestra sporca" coi fegatini di gallina, la gallina nostrana ripiena, accompagnata dalla salsa "peverada" il vitello tonnato, la crostata di fichi già assaggiata il mattino, il gelato biologico alla frutta della gelateria artigianale vicino a casa, un ottimo caffè corretto con la grappa della casa.
Come spesso capita ci sono ospiti imprevisti: la cucina genuina di nonna Clara, la generosità, l' ospitalità e la simpatia che sprizza da tutti i pori da lei e dal suo Luigi, attirano molti amici e la loro porta è sempre aperta e bastano pochi minuti per aggiungere un posto a tavola.
La conversazione intorno al tavolo scorre piacevole e divertente. Poi, mentre noi donne sparecchiamo e riordiniamo la cucina, gli uomini riprendono il lavoro di sgranatura del secondo carico d'uva, al termine del quale viene messa nel torchio, azionato a mano da Luigi.
Dalla parte inferiore comincia a scendere il mosto, mentre nell'aria si sprigiona il suo tipico e gradevole profumo. I secchi di mosto si riempiono velocemente, mentre il colapasta trattiene qualche chicco indisciplinato e il loro contenuto viene travasato nelle damigiane pronte.
Malgrado il lauto pasto nessuno riesce a trattenere la voglia di assaggiare quel prelibato nettare. Quindi Luigi procede alla misurazione col mostimetro della percentuale di zuccheri presente nel mosto dalla quale da un'apposita tabella si potrà ricavare la gradazione alcoolica del vino.
Quello del merlot è 20 che corrisponde a 12,37° alcoolici.
Quindi dopo la 3a torchiatura dei graspi Luigi ci mostra le 2 damigiane di Tocai di un piccolo filare vendemmiato 2 giorni prima che sta già bollendo e fra qualche giorno sarà travasato nelle 2 grandi botti per terminare la fermentazione.
La passione con la quale racconta la sua attività è davvero contagiosa ed è con rammarico che alle 16 lo saluto per ritornare a casa, carica di doni, fra i quali il famoso zìgol, (un dolce di vincotto simile alla sapa), che non assaggiavo dai tempi della mia infanzia e che hanno prolungato il ricordo piacevole di questa bellissima giornata all'aria aperta, che voglio ora condividere con voi.
mercoledì 10 settembre 2008
LA MIA VENDEMMIA: IERI, OGGI e ...DOMANI
Il tempo della vendemmia ha segnato alcune tappe importanti della mia vita. Ricordo le vendemmie della mia infanzia come una festa di colori, sapori, profumi e suoni che coinvolgeva tutto il paese di poche anime, dove quasi tutti erano legati da vincoli di parentela.
Ci si alzava all'alba e subito si saltava sul carro trainato dalla cavalla Aida per andare nella vigna del nonno Peni. Il tragitto era breve, ma reso più lungo dalle varie tappe per raccogliere i “collaboratori”..
Si passava una giornata all'aria aperta, con i cuginetti, gli zii, i parenti, gli amici.
Per noi bimbi era puro divertimento, un gioco a rincorrerci tra i filari, a piluccare i chicchi turgidi e dolcissimi dai tralci e dalle ceste già colme di grappoli, incuranti del ronzio delle mosche e delle api attirate dal nettare che impiastricciava il nostro viso.
Poi il rientro trionfante sul carro carico di ceste ricolme, col nonno che incitava Aida, perché bisognava fare presto e pigiare l'uva raccolta.
Allora tutti dentro nei tini, con i nostri piedini a schiacciare i chicchi e ad assaggiare il mosto che colava dal foro che lo convogliava nella botte dove doveva fermentare.
Poi sfiniti e ritemprati da una divertente doccia al lavatoio vicino ci si metteva tutti intorno ad una tavola, in allegria ad assaggiare lo “zigol”, un dolce di vincotto preparato dalle solerti zie
Le vendemmie della mia giovinezza, invece erano colorate da un ideale.
Il campo vendemmia dell'OMG ( Operazione Mato Grosso) era quello più atteso, più intenso e più bello del nostro gruppo, anche perché era un'occasione per conoscere amici di altri gruppi d'Italia, che condividevano gli stessi ideali.
Si partiva il tardo pomeriggio col sacco a pelo per trascorrere la notte in una casa disabitata, sulle colline di Gussago. Si trascorreva la serata fra canti, balli, risate e preghiere per poi svegliarci all'alba con l'aria frizzantina di settembre, per andare nei vigneti del proprietario che ci aveva assoldato per una giornata di duro lavoro. Ma non ci pesava, perché sapevamo che il ricavato sarebbe andato ai nostri amici impegnati nelle missioni dell'America Latina.
Le vendemmie della mia ..maturità, invece, sono ricominciate due anni fa quando nella nostra vita è entrata Laura, nostra nuora, con la sua meravigliosa famiglia.
Per me è stato un tuffo nel passato, ma stavolta come protagonista, trascinata dall'entusiasmo del suo nonno Luigi, che mi ha reso partecipe, con amore e pazienza, della sua passione e di tutte le fasi della lavorazione del vino.
Quest'anno...domani, acquisterà un sapore diverso e particolare.
Per me sarà il simbolo del mio ritorno alla vita dopo questo periodo difficile. Lo aspetto da tempo con ansia, anche perché voglio documentare con le fotografie tutta la giornata che si preannuncia splendida e ricca di sorprese e voglio rendervi partecipi della mia gioia.
A domani
giovedì 28 agosto 2008
Premi ricevuti
Spero che nessuno si senta offeso o trascurato.
Oggi 1 settembre 2006 ho ricevuto il Premio Blog Day 2008 dalla mia amica Giovanna perciò il mio elenco si allunga.
lunedì 25 agosto 2008
ITACA: un sogno in un nome
Anche se quella chiamata oggi Itaca, pare non sia la stessa descritta da Omero nell'Odissea, dopo esserci documentati sul web, Gabriele ed io accarezzavamo già da qualche anno il progetto di trascorrere una vacanza un po' fuori dagli schemi e dagli itinerari del turismo di massa in quest'isola, ma il susseguirsi di eventi familiari imprevisti ed improvvisi ci avevano fatto accantonare il progetto.
Ma il sogno restava e ogni volta veniva alimentato dai racconti entusiasti di un caro amico appassionato di vela che con la sua bella famiglia (moglie e due ragazzi adolescenti) percorre il nostro bel mare Mediterraneo in lungo e in largo, appena ha un momento libero.
Immaginatevi perciò il mio stupore la prima volta che sono entrata nella sala d'attesa del Day Hospital del Reparto di Oncologia medica e ho letto un grande manifesto dal titolo
“ PROGETTO ITACA”
Sotto, in caratteri più piccoli:
“Dal 1° giugno ricominceranno le uscite gratuite in barca a vela per i pazienti del reparto. Per partecipare servono solo abiti comodi e scarpe sportive con la suola di gomma chiara.”
Nel corridoio poi splendide fotografie ritraevano i partecipanti nelle prime uscite di Velaterapia.
Tornata a casa ho approfondito la ricerca, ma in quel momento quell'invito mi è sembrato subito un faro nella notte che stavo attraversando.
Questo articolo, trovato sul Web, spiega l'origine di questo progetto e il mio entusiasmo è aumentato.
Agosto 2008 - PROGETTO ITACA per spiriti liberi
di LUCILLA PERRINI
“ La barca a vela è da sempre sinonimo di libertà: è vento, mare e silenzio, è contatto diretto con le forze della natura e prova di convivenza con altre persone in uno spazio ristretto. «Quando mollo gli ormeggi – racconta Mauro Pelaschier, più volte campione italiano e olimpico – lascio a terra tutte le mie preoccupazioni e vivo la natura; gioco con il vento per muovermi ma devo essere concentrato perché ho davanti il mare da interpretare. Penso solo a godermi la barca, alla felicità di essere in mezzo al mare in buona compagnia e così quando sbarco i problemi che avevo mi sembrano più sopportabili». Questa è l’esperienza di Pelaschier che precisa: «Certo, quando si parla di cancro si ha a che fare con problemi gravi, ma la vela può fare stare meglio e dare un po’ di serenità anche a chi sta molto male».Ed è proprio da questi presupposti che è nato il Progetto Itaca, che ha coinvolto già lo scorso anno gli Spedali Civili di Brescia, la Fraglia Vela e il Comune di Desenzano, l’Ail, in collaborazione con la Regione Lombardia e la Provincia di Brescia. «L’idea – spiega Mauro Tagliani, psicoterapeuta del Civile – è nata da Andrea Zani, nostro paziente, appassionato di vela che un giorno ci ha proposto di far sperimentare la vela ai malati dei reparti di Ematologia e Oncologia. Ora Andrea non c’è più, ma portiamo avanti il suo progetto con l’appoggio del dottor Giovanni Marini, primario di Oncologia e di Giuseppe Rossi, primario di Ematologia, dei volontari della Fraglia Vela e di alcuni skipper come Oscar Tonoli».
La fase riabilitativa per i malati di cancro è decisiva in quanto ottimizza ogni intervento terapeutico in vista del miglioramento della qualità della cura, elemento che più di ogni altro è in grado di influenzare la qualità di vita del paziente. «Oggi non basta prevenire il tumore, scoprirlo, curarlo – spiega Loredana Maspes, commissario straordinario, dell’Istituto Nazionale Tumori – è necessario impostare un approccio integrato e multidisciplinare per una proposta terapeutica che deve necessariamente tenere conto della riabilitazione». Il Progetto Itaca vuole essere un modo per attivare percorsi di approfondimento sulle problematiche della riabilitazione oncologica che sempre più si differenzia a seconda della patologia, e che va calibrata e personalizzata sui bisogni effettivi e affettivi del paziente, indirizzando l’intervento a una riabilitazione in senso globale tesa al miglioramento della qualità di vita e non solo della funzionalità d’organo. La vela non è solo sport ma è un modo diverso di vivere le situazioni che si presentano e che si devono affrontare: spazi ristretti, necessità di collaborare, l’obbligo di dover stare insieme finché non si torna a terra... sono peculiarità uniche di questo sport e possono portare a risultati non ottenibili altrimenti, spingendo l’individuo ad andare oltre abbattendo i limiti che sono dentro di noi.
La Fraglia Vela, circolo velico di Desenzano e base operativa del progetto totalmente gratuito, ha messo a disposizione Spirito libero un Protagonist che ha ospitato, insieme ai Dolphin, gli equipaggi, ognuno dei quali composto da due pazienti, un membro dell’équipe oncologica, uno skipper, un oncologo e uno psicoterapeuta «così nasce una complicità diversa tra il malato e chi lo cura, anzi il timone viene affidato al paziente – dice Luciano Galloni, presidente della Fraglia Vela – in un ribaltamento di ruoli».
Una possibilità per persone che già vivono di bolina di sperimentare nuove emozioni e tutto il carico di endorfine fondamentali per il processo di guarigione, ma non solo. «C’è qualcosa di più vero della verità: una buona storia», dice una storiella ebraica e «con il progetto Itaca la vela non viene solo praticata, ma anche raccontata, perché stare con loro, raccontare storie, spesso è meglio di un farmaco» sostiene Tagliani. Le sue parole sono confermate da Gabriele Cherubini, paziente di Ematologia: «L’anno scorso ero in una situazione difficile e sono potuto uscire in barca solo una volta, ma per me è stato molto importante quando Pelaschier è venuto a trovarmi in reparto: sentire i suoi racconti pieni di umanità mi ha aiutato a capire che la vita può comunque continuare»".
Purtroppo il mio entusiasmo è stato di breve durata, perché non sono riuscita a iscrivermi in tempo per l'ultima uscita effettuata la settimana scorsa, ma il progetto continuerà e spero di poter ancora alimentare il mio sogno dal momento che sarò costretta a controlli periodici per 5 anni. Ma, anche se non riuscirò a realizzarlo, sognare di poterlo fare in quel momento mi ha dato l'input necessario per reagire in modo positivo e, continuare a farlo, son convinta che mi aiuterà ancora a trovare la MIA ITACA.
giovedì 21 agosto 2008
Niente paura
Una delle tante cose che hanno reso più gradevole le 2 sedute è stato proprio l'ambiente accogliente dove si svolgeva la terapia: una saletta con 6 poltrone reclinabili, con tavolino che poteva trasformarsi in leggio, personale cordiale, disponibile, gentilissimo, musica soffusa con compilation di canzoni scelte ad hoc da persone sensibili ed esperte conoscitrici dell'animo umano in queste circostanze.
La prima canzone di ieri era quella del mitico Ligabue con cui ho dato il titolo al mio post "Niente paura" di cui metto solo il link del testo e del video di youtube per non incorrere nelle ire della SIAE.
Faccio mie queste parole:
"A parte che i sogni passano se uno li fa passare
alcuni li hai sempre difesi altri hai dovuto vederli finire"
" niente paura, si vede la luna perfino da qui"
Nel prossimo post vi parlerò di un sogno che ho cominciato a coltivare proprio qui e che non vorrei veder finire
lunedì 18 agosto 2008
SALA D'ATTESA
Ore 7,15. Entro nella sala d'attesa del day hospital di Oncologia medica per il prelievo che precede l'inizio di ogni ciclo di chemioterapia.
Sono in anticipo, ma la sala d'attesa è già affollata. Chiedo chi è l'ultimo e mi siedo un po' inquieta ad aspettare il mio turno.
Per ingannare l'attesa comincio a scrutare i volti e gli atteggiamenti dei miei compagni di ...avventura, gente di ogni età e sesso: alcuni tesi, altri mesti, rassegnati o preoccupati, altri che fingono indifferenza evitando il mio sguardo, alcuni salutano festosi un amico e si scambiano gli aggiornamenti sulla loro condizione, altri con un occhio alla prima pagina del giornale e l'altro attento a non essere preceduti nella chiamata dal furbo appena arrivato.
Molti portano nel fisico e nel volto la sofferenza dovuta alla malattia e alla terapia più o meno prolungata.
Intanto la saletta si riempie di nuovi arrivati, mentre iniziano le chiamate per il prelievo.
Mi colpisce l'apparizione sulla soglia di una signora corpulenta, cui non saprei dare un'età, completamente calva, che mi scruta sorridente, quasi fiera del suo stato, come se leggesse nei miei occhi il timore di quello che mi aspetterà.
Invece di spaventarmi, l'orgoglio con cui Maria (così chiamerò la sconosciuta) porta la sua calvizie, mi infonde coraggio e forza. Mi fa capire che devo smettere di commiserarmi e di preoccuparmi per il transitorio aspetto estetico della mia ferita e dei futuri effetti negativi della terapia.
Il suo sguardo fiero e rassicurante sembra dirmi: la mia calvizie è il segno della battaglia che sto vincendo, per questo non sento il bisogno di nasconderla con una parrucca, perché poi so che i miei capelli ricresceranno e saranno la prova che io avrò vinto. Vedrai, vincerai anche tu, se crederai in te stessa.
lunedì 11 agosto 2008
Internet: com'è piccolo il mondo!
Qualche giorno fa ho ricevuto una email da youtube: mi informava in spagnolo che un mio breve video era stato sottoscritto e commentato. Non ho controllato subito il mittente. Due giorni dopo due nuove email mi informavano che altri due video erano stati commentati dalla stessa persona, che aveva lasciato un commento e il suo contatto anche su una fotografia del mio matrimonio, su Picasa web album di Google.
Questa volta lo sconosciuto ha lasciato qualche riferimento in più. Si tratta di un giovanotto che manda i saluti dall’Argentina. da parte di una lontana parente della mamma di Gabriele di cui non avevamo notizie da quando ci siamo sposati nel 1976.
“In quel paese il 24 marzo 1976 i soldati argentini si ribellarono a Isabelita Perón sotto la guida del generale Jorge Rafael Videla, il quale, il 29 marzo, si nominò presidente a vita e prese il comando della Junta militare.
Subito questa attuò una repressione senza precedenti nei confronti della sinistra: decine di migliaia di persone sospettate di appartenere ad essa o ai sindacati furono arrestate, torturate e fatte barbaramente giustiziare.
Ci furono anche migliaia di desaparecidos ovvero "scomparsi", studenti che venivano catturati e torturati dai soldati e di cui non si sapeva più nulla. Oggi è certo che sono stati quasi tutti uccisi.” (Da Wikipedia)
Da allora avevamo perso le tracce di M.F. e pensavamo che fosse una delle tante madri di Plaza de Mayo che ogni giovedì si ritrovano a commemorare i figli scomparsi.Ritrovare perciò le sue tracce è stato molto emozionante, soprattutto perché accompagnate dal link di Picasa che ci portava all’ultima fotografia, che ritrae la famiglia di Gabriele al completo, spedita a questa parente pochi giorni prima del nostro matrimonio e del golpe militare e che pensavamo non fosse mai stata recapitata.
“Quasi tutti allora sapevano della repressione nel Cile di Pinochet perché questa era stata trasparente. Tale regime subiva un'amplissima critica. La Giunta Militare Argentina invece voleva apparire all'estero come non sanguinaria per mantenere più stabile il suo potere e per questo le torture e le uccisioni vollero essere nascoste. Tuttavia è palese che molti governi democratici sapessero cosa succedeva nel paese e non fecero nulla per fermare i militari, anzi, le torture e le repressioni erano supportate dall'intelligence degli Stati Uniti, e la stessa U.R.S.S. non si impegnò contro il governo Videla in quanto bisognosa del grano argentino.. Di notte giravano camionette blindate o macchine che strappavano dalle loro case le vittime che portavano in luoghi segreti che solo i militari conoscevano. Al mattino, quando le persone chiedevano della sorte degli scomparsi, la polizia non dava risposte o diceva che erano stati arrestati per determinati reati. In questo modo il governo poté uccidere anche gli stranieri, come la diciassettenne svedese Dagmar Hagelin, uccisa dal tenente Alfredo Astiz.
Le madri e le nonne delle vittime, convinte ormai che fosse il governo a causare la loro scomparsa, si dettero appuntamento ogni giovedì a Plaza de Mayo, chiedendo conto della sorte dei loro figli o nipoti. Queste manifestazioni vennero considerate pericolose per la Giunta, e quindi, nella maggior parte dei casi, represse. Accadde anche che quelle che incitavano le manifestazioni vennero uccise per intimorire le altre e si stima che il numero delle donne di Plaza de Mayo uccise sia di 720.” (Da Wikipedia)
Siamo in attesa ora di avere nuove notizie dei nostri parenti, ma considero questo avvenimento un’ulteriore conferma della straordinarietà e dell'utilità di questo mezzo di comunicazione e spero sia usato sempre più spesso per migliorare i rapporti fra le persone e i popoli, come strumento di pace e non di guerra
domenica 3 agosto 2008
AMICIZIA
martedì 29 luglio 2008
APPLAUSO

Ho inventato anch'io un premio e per ora lo assegno a STELLA ,perché ha imparato a volare con le sue ali, migliorando le sue conoscenze ogni giorno, ma soprattutto per il suo garbo e la sua umiltà nel chiedere per imparare cose nuove. UN CALOROSO APPLAUSO esteso anche a SIRIO, angelo custode di Stella, anche per la sua opera di divulgazione delle bellezze nascoste del nostro paese e in particolare del Piemonte.
Un applauso anche alla mia nuova amica Elsa che mi ha accolto nel suo mare e mi ha dedicato una stupenda poesia
Una standing ovation a Nicola per il bel racconto sulle sue vacanze e a tutta l'Isola che c'è un team di blogger veramente interessante.
Un po' in ritardo un applauso anche alla mia amica Ishtar per tutto il suo blog Il piacere del creare pieno di passione, di impegno e di un amore autentico per la sua terra che anch'io adoro
giovedì 17 luglio 2008
PREMIO BRILLANTE WEBLOG

Durante la mia degenza in ospedale sono stata sommersa di premi, naturalmente tutti molto graditi. Questo assegnatomi da Stella e Jasna, anche se non credo di meritarmelo, mi lusinga moltissimo e mi ha fatto capire una volta di più quanto le amicizie nate in questo mondo virtuale mi abbiano aiutato e mi stiano aiutando a superare il momento più difficile finora della mia vita.
Grazie a tutti voi per l’affetto e la stima che mi dimostrate quotidianamente.
Anche se vi rispondo telegraficamente e non commento con l’attenzione che meritano i vostri blog , perché non posso stare seduta a lungo al PC, sappiate che siete sempre nei miei pensieri e che se saprò affrontare con coraggio le prove che ancora mi attendono, sarà anche merito vostro.
REGOLE
“Brillante Weblog” viene assegnato a siti e blog che risaltano per la loro brillantezza sia nei temi che nel design e il suo scopo è di promuovere tutti nella blogosfera mondiale.
Il regolamento prevede:
1. Al ricevimento del premio, bisogna scrivere un post mostrando il premio e citare il nome di chi ti ha premiato mostrando il link del suo blog
2. Scegli un minimo di 7 blog (o di più) che credi siano brillanti nei loro temi o nel loro design. Esibisci il loro nome e il loro link e avvisali che hanno ottenuto il Premio "Brillante Weblog"
3. (Facoltativo) Esibire la foto (il profilo) di chi ti ha premiato e di chi viene premiato nel tuo blog
Janas: perché con le sue immagini magistralmente abbinate a musiche e testi di poesie o di canzoni mi risveglia sempre emozioni nuove e positive.
Educatore: per aver mantenuto vivo il mio blog con amore, nonostante i terribili momenti che ha attraversato anche a causa mia, perché possa tornare presto a curare il suo utile blog
Renata: dolcissima ed ironica maestra di vita, anche nel blog, oltre che nella realtà.
Mat: per il suo allegro e scanzonato blog che dimostra la sua gioia di vivere e il suo modo positivo di affrontare anche gli aspetti negativi della quotidianità
Riri: per la sua dolcezza e semplicità, per avermi tenuto compagnia anche in ospedale con il suo racconto che esalta i buoni sentimenti e soprattutto l’amore e la speranza
Lucignolo per la realizzazione del progetto di villaggio virtuale Zipuò, e per aver riaperto il suo blog pieno di stimoli alla riflessione su numerosi aspetti della vita, anche se lui disdegna i premi.
Silvia dell’isola: perché con le sue poesie dipinge la vita con splendide ed efficaci pennellate che entrano nel cuore:
Nike : promettente giovanissimo blogger, per il suo amore per gli animali e per la natura.
Giovanna perché è una persona straordinaria oltre che la prof che tutti gli studenti sognano di avere, perché continui a stimolare le giovani menti e anche quelle un po’ arrugginite come la mia col suo vulcanico blog dove la matematica è proprio una materia divertente
domenica 6 luglio 2008
FILASTROCCA DA UN'AMICA
L'amica Renata ha voluto festeggiare il mio ritorno con questa sua simpatica filastrocca che coinvolge tutti in un abbraccio di felicità per avermi aspettato, incoraggiato e avermi sempre fatto sentire il vostro affetto.
"Gli amici del Blog ti han saputo aspettare
e sanno che, adesso tu stai per tornare !
un po’d’astinenza (;-)) e tanta pazienza
vinceranno il malanno, e ti premieranno.
La pronta difesa, non fu una sorpresa
guardavi lontano. Noi... ben capivamo !
Che brutti momenti ! Perciò,complimenti.
Facciam battimani, pensando al domani.
Il peggio è passato, il sereno è tornato
diciamo a Luigina :"Che bello riaverti vicina !"
venerdì 4 luglio 2008
BENTROVATI
lunedì 23 giugno 2008
martedì 17 giugno 2008
MILLE COSE BELLE
E' solo la traduzione del testo di una canzone che amo molto. Mi è venuta in mente pensando all'incognita della prova che mi aspetta e leggendo alcune considerazioni pessimistiche sulla vita in alcuni blog, soprattutto da parte dei giovani. Credo ci siano più di un paio di cosette per cui vale la pena vivere. La dedico a tutti i miei amici/che blogger, ma soprattutto a chi sta attraversando dei momenti difficili come me, dove tutto sembra andare storto e la depressione è sempre in agguato, dietro l'angolo, pronta ad impadronirsi di loro. Avrei voluto postarla al mio ritorno dall'ospedale, ma lo faccio ora, perché voglio essere ottimista e poter dire in anticipo che anche questa volta ho vinto la mia battaglia nella guerra per la vita. Per ascoltare la canzone in inglese cantata da Annie Lennox cliccate sul titolo.
A thousand beautiful things
Mille cose belle
(Annie Lennox)
Ogni giorno scrivo la lista di motivi
per i quali io credo ancora che
esistano mille cose belle
Anche se è difficile vedere che il bicchiere
è mezzo pieno e non mezzo vuoto
Allora…accendimi come il sole
Per rinfrescarmi con la tua pioggia…
Io non voglio chiudere gli occhi mai più
Non chiuderli mai
Non chiuderli mai
Ti ringrazio per l’aria che respiro
Per il mio cuore che batte
Per gli occhi con cui torno a vedere
mille cose belle
e tutto ciò che è stato e che ho fatto
la battaglia è vinta
il bene e il male in ognuno di noi
fa parte di me affinché io lo ricordi
Allora…eccomi di nuovo qui
A cantare sotto la tua finestra
Raccogliendo i pezzi di ciò che dobbiamo ancora trovare.
Il mondo è stato pensato per noi
Affinché capissimo il nostro destino…
Vivere
Morire
Respirare
Dormire
Provare a rendere la tua vita completa
Allora..
Accendimi come il sole
Per rinfrescarmi con la tua pioggia
Non voglio chiudere gli occhi mai più
Non chiuderli mai
Non chiuderli mai…
Questo è tutto quello che volevo dirti
tutto quello che volevo dirti
venerdì 13 giugno 2008
PENSIERO DELLA NOTTE
Seneca
lunedì 9 giugno 2008
PEPPO E ADRIANA: UNA VITA PER GLI ALTRI
Stella col suo bel post Africa: I Missionari mi ha dato lo spunto per parlare di una coppia di amici che da 32 anni dedicano la loro vita ai poveri.I passi e i gesti di tanti missionari, acquistano dignità giornalistica poche volte, spesso solo quando qualcuno di loro ci lascia la vita.
A volte un'intervista sbrigativa, sullo sfondo dei drammi del terzo mondo, poi via, nel dimenticatoio.
Per Peppo e Adriana non è così. La loro opera a San Nicolas, sperduto paese andino ai piedi del Cotopaxi, sull'altopiano del Paramo nelle Ande ecuadoriane, a due passi dall'Equatore, ricorre spesso sui giornali locali, sfidando le mode e le emergenze. Il motivo di questa eccezionalità
credo sia principalmente nella natura laica della loro vicenda: Peppo e Adriana sono marito e moglie che hanno deciso di sposare la causa dei più poveri dentro l'Operazione Mato Grosso (O.M.G), dove anche Gabriele ed io ci siamo conosciuti, abbiamo operato e condiviso i loro ideali allora. Oggi cerchiamo di dare ancora il nostro piccolo contributo alle numerose iniziative dell'Associazione San Nicolas per sostenere la loro scelta di vita.
Adriana Tiziano, originaria del Mantovano, era un giovane tecnico di laboratorio e la mia più cara amica. Era fidanzata con Peppo Piovanelli, nativo del popolare quartiere di Bottonaga a Brescia, neolaureato in lingue, interprete di professione. Avevano un futuro tranquillo davanti, ma non erano soddisfatti.
Quando lei decise di fare da sola la sua prima esperienza di volontariato per 4 mesi in Brasile, considerai questa sua decisione un piccolo tradimento alla nostra amicizia, ma segretamente la ammiravo e la invidiavo per il suo coraggio e la sua coerenza, libera da condizionamenti e ricatti familiari ed affettivi. Tuttavia ero convinta che sarebbe tornata soddisfatta sì di aver portato a termine questa avventura, ma decisa a non ripeterla e invece mi sbagliavo di grosso.
Al suo ritorno si sposa col suo Peppo che l’aveva attesa pazientemente e lo contagia col suo entusiasmo e, nel 1977, lo convince a partire per la loro prima esperienza di coppia in Ecuador che avrebbe dovuto durare solo 2 anni, ma continua tuttora.
Massimo Tedeschi (giornalista di BresciaOggi) così scrive di loro:
“………Non l'hanno fatto per motivi ideologici (fosse così, avrebbero già gettato la spugna) ma per una radicale scelta evangelica. Hanno preso sul serio la Buona Novella , il discorso della Montagna, e da 32 anni vivono sull'altopiano andino la beatitudine complicata della semplicità, dell'umiltà, della povertà. Questo ha consentito loro di andare controcorrente: di parlare di Cristo e di perdono fra i campesiños negli anni Ottanta, quando sembrava che l'unico verbo praticabile fosse quello di Marx e della rivolta armata e di continuare a parlare della deriva del Sudamerica nel XXI secolo, in tempi in cui lo sguardo pietistico occidentale vuole altro, preferisce guardare all'Asia o all'Est Europa.
Ma il motivo per cui la loro esperienza continua a fare notizia: è il fatto che Peppo e Adriana non hanno tagliato i ponti, hanno mantenuto stretti legami (epistolari prima, telematici poi) con gli amici di Brescia, trovando in loro dei veri e propri ambasciatori senza feluca e senza credenziali della causa di San Nicolas. Gli amici bresciani hanno dato vita a un sodalizio di sostegno, l'Associazione San Nicolas, che con numerose iniziative continua a mantenere viva la loro scelta di vita e a fare notizia: il mercatino natalizio,
i mattoni simbolici venduti per ricostruire San Nicolas dopo il terremoto del '96, il progetto di adozione a distanza degli anziani dell'Ecuador, una borsa per S.Nicolas, il lavaggio delle auto e i mercatini delle torte in quartiere per raccogliere fondi, il progetto-pozzi e la vendita degli intarsi del “taller”, il ponte gettato verso il mondo alpinistico bresciano, la mostra “Una colomba di Pace”. Ma, certo, nessun escamotage comunicativo avrebbe successo se non ci fosse a monte la sostanza, la scelta di vita, la coerenza radicale e spiazzante di Peppo e Adriana. Senza questi fattori non ci sarebbero premi (Peppo ha ottenuto nel 2001 il premio Cuore Amico nell'ambito del “Bulloni”) o aiuti di sorta a tenere alta la notorietà e la simpatia che circondano San Nicolas.
| Quando i due partono insieme per l'Ecuador non c'è scritto in nessun contratto, ma i giovani coniugi sanno in cuor loro che questa è la scelta della vita. Una scelta che ben presto plasma la loro famiglia anagrafica, oggi composta da tre figli: uno naturale e due adottive. I bisogni materiali li prenderanno ben presto al cuore e alla gola e li trasformeranno in contadini, muratori, insegnanti, genitori putativi, presidi e taxisti, infermieri e benefattori, barellieri e cucinieri, mercanti e questuanti, a seconda delle infinite necessità che bussano alla loro porta. Il primo impegno è nel dispensario medico di Juigua Yacumbamba. Nell'80 si trasferiscono nella cittadina di Pujilì dove creano la casa campesiña, un ostello-centro civico-dispensario che ospita i campesiños nei giorni di mercato, sottraendoli al marciapiede e alle tariffe-tagliola dei locandieri locali. | |
Nel 1988 arriva la chiamata a San Nicolas, in una vecchia fazenda del ‘700, cadente, incastonata in una zona agricola poverissima. Il progetto è nitido fin dall'inizio: creare una scuola che dia una formazione ai ragazzi, valorizzi la tradizione della lavorazione del legno. Nasce da lì l'Instituto particular “Don Bosco” di San Nicolas, dove un centinaio di ragazzi trova istruzione (e cibo).

Adriana coi suoi ragazzi a S. Nicolas
Ma l'Instituto è solo una delle iniziative: come primo sbocco occupazionale dei ragazzi viene creata una falegnameria cooperativa (“Centro des Artes”), un “taller”, che dà lavoro a una trentina di giovani, oggi affiancata da un'officina meccanica. I ragazzi che abitano a ore di cammino da San Nicolas trovano nell'antica fazenda anche ospitalità. Di più: trovano una famiglia. La tavolata di casa Piovanelli a mezzogiorno conta un centinaio di coperti. Per i piccoli commensali gli ospiti italiani hanno un nomignolo immancabile: don Pepo e mama Adriana. Il focolare ha anche un tempietto con i suoi lari e i suoi penati. Su tutti spicca l'immaginetta con il sorriso fanciullesco di don Tone Bresciani, il salesiano originario di Pavone del Mella che ha condiviso un bel pezzo di strada con Peppo e Adriana e ora veglia su di loro, da un luogo senza nome, da distanze senza misura.
Scuola, taller, casa-famiglia: sono solo gli aspetti “ufficiali” di San Nicolas. Perché accanto e attorno ci sono i mille gesti quotidiani, la “sopa comunitaria” distribuita periodicamente agli anziani indigenti, il pane regalato senza risparmio. “Come fai a dire di no se un povero bussa alla tua porta?” chiede e si chiede Peppo. E infatti la risposta ogni volta è diretta, senza calcolo, evangelica.
Nei racconti sereni di Peppo, nelle lettere disincantate e talvolta amare di Adriana, San Nicolas assomiglia a una delle città invisibili di Italo Calvino e dipana una trama fatta di gesti e sguardi, memorie e progetti, successi e fallimenti, sogni e disincanto, realismo e profezia.
Nelle testimonianze di chi c'è stato San Nicolas rimane indelebile.
Patrizia Toia, che l'ha visitata da sottosegretario agli Esteri, dice: “Lì ho visto il senso della gratuità, ho scoperto la semplicità di chi fa cose straordinarie”.
Luigi Pettinati, un banchiere, ammette: “San Nicolas mi è rimasta impressa, ho visto il coraggio di queste persone: persone fuori dal tempo, insomma eroi”.
Fausto Camerini, giornalista e scrittore di cose di montagna, è netto: “E' l'unico posto in Ecuador dove ho visto i bambini sorridere”.
Ecco: il vero biglietto da visita di San Nicolàs è il sorriso dei suoi ospiti. Merce rara, perla preziosa, sotto i cieli di un Paese che si sta immiserendo, e che immalinconisce di giorno in giorno. E per questo vale la pena scrivere di San Nicolàs. Ancora e per sempre. “
sabato 7 giugno 2008
PENSIERO DEL GIORNO

In occasione del secondo anniversario di matrimonio di Michele e Laura abbiamo donato loro un bel libro di Leo Buscaglia che Gabriele ed io abbiamo appena letto "La coppia amorosa". Cercavamo una bella frase da scrivere come dedica, ma nessuna ci è sembrata più adatta di questa, trovata nella prima pagina del libro
" Siamo angeli con un'ala soltanto e possiamo volare solo restando abbracciati."
di Luciano de Crescenzo da "I pensieri di Bellavista"
lunedì 2 giugno 2008
SI PUÒ
si può
si può
si può, siamo liberi come l'aria
si può
si può, siamo noi che facciam la storia
si può.
Si può, io mi vesto come mi pare
si può, sono libero di creare
si può, son padrone del mio destino
si può, posso mettermi un orecchino.
Si può, fare critiche dall'esterno
si può, sputtanare tutto il governo
si può, non far uso dei congiuntivi
si può, siamo liberi e trasgressivi.
Basta uno spunto qualunque
e la nostra fantasia non ha confini
basta un pennello, un colore
e noi siamo pronti
a perpetuare la creatività dei popoli latini.
Si può, fare i giovani a sessant'anni
si può, regalare i blue-jeans ai nonni
si può, in ignobili trasmissioni
si può, schiaffeggiarsi come coglioni.
Si può, far politica coi fumetti
si può, divertirsi con Andreotti
si può, con la satira che straripa
si può, fare il verso persino al papa.
Con quella vena di razza italiana
che è vivace e battagliera
è naturale che poi siamo noi
che possiam cambiar tutto
a patto che si lasci tutto come era.
Si può, siamo liberi come l'aria, si può
si può, siamo noi che facciam la storia, si può
libertà, libertà, libertà, libertà obbligatoria.
Sono assai cambiato, sono così spregiudicato
sono infedele, sono matto, posso far tutto.
Viene la paura di una vertigine totale,
viene la voglia un po' anormale di inventare una morale
utopia, utopia, utopia-pia-pia.
Si può, ignorare gli intellettuali
si può, fare il tifo per gli animali
si può, far la guerra per scopi giusti
si può, siamo autentici pacifisti.
Per ogni assillo, rovello sociale, sembra che la gente goda
tutti che dicono la loro, facciamo un bel coro
di opinioni fino a quando il fatto non è più di moda.
Si può, rovesciare la notte e il giorno
si può, eccitarsi con un film porno
si può, patteggiare sulla galera
si può, ricantare "Faccetta nera".
Si può, trasgredire qualsiasi mito
si può, invaghirsi di un travestito
si può, consultarsi con una strega
si può, farsi ognuno una bella lega.
In questa tua libertà illimitata
di espressione e di parola
l'unica rivoluzione che noi abbiamo fatto
ha un difetto:
è la rivoluzione della Coca-Cola.
Si può, siamo liberi come l'aria, si può
si può, siamo noi che facciam la storia, si può.
[parlato] Ma come? Con tutte le libertà che avete, volete anche la
libertà di pensare?
Utopia, utopia, utopia-pia-pia.
Libertà, libertà, libertà, libertà,
libertà, libertà, libertà, libertà,
libertà, libertà, libertà, libertà...
domenica 1 giugno 2008
FIORE DI CACTUS
Prima fiorituraSul balcone della casa del babbo di Gabriele era rimasto solo un vecchio cactus in un vaso. Sembrava stesse spegnendosi con lui. Poi improvvisamente ieri mattina questa fioritura meravigliosa e profumatissima, durata purtroppo però solo lo spazio di un giorno.


Dettagli della prima fioritura
Questa mattina il ”miracolo” si è ripetuto e voglio rendervi partecipi di questa meraviglia.
Non mi sono ancora attrezzata per trasmetterne anche il profumo, ma ci proverò. Questi fiori per me acquistano un significato particolare in questo periodo, perché dimostrano che anche in mezzo alle spine e al dolore può nascere qualcosa di tenero, di bello, di buono e che procura gioia.
mercoledì 28 maggio 2008
UN SORRISO LUNGO UN ANNO
Oggi sono molto felice perché ho visto la foto dell'ecografia del mio futuro nipotino all'ottava settimana di gestazione. In 2 settimane è cresciuto tantissimo da 6 a 16 mm e spero tanto che sia forte e sano. Per questo voglio dedicare la mia felicità e il mio post a questa bella iniziativa dedicata a bambini meno fortunati.http://www.comicomix.com/Giornalettismo_Neuroblastoma
martedì 27 maggio 2008
PER NON DIMENTICARE

Piazza della Loggia 28 maggio 1974
La domenica precedente la strage ero andata con Gabriele, a fare un gita a piedi in centro. Mi ero seduta proprio ai piedi di uno dei lampioni di Piazza della Loggia, dove il martedì successivo si doveva tenere la manifestazione antifascista per protestare contro i numerosi episodi che, da qualche mese, turbavano la tranquillità della nostra città.
Ci sarei dovuta andare anch’io a quella manifestazione con dei colleghi, amici di alcune delle vittime, poi una serie di contrattempi e di “fortunate” coincidenze hanno forse impedito che il corso della nostra vita si interrompesse, ma la strage di quel giorno l’ha tuttavia segnata in modo indelebile e l’ha sicuramente cambiata e resa più consapevole.
Ero decisa a non partecipare ai funerali, ma ritornando a casa da scuola mi sono accorta di essere l’unica a percorrere la mia via in senso contrario a un fiume di gente che si dirigeva verso la piazza da cui sarebbe partito il corteo con i feretri verso il Vantiniano.
Mi sono vergognata moltissimo della mia “conigliaggine” e, fatto dietrofront, ho seguito il fiume in piena e sono andata all’appuntamento in piazza con la mia amica/collega Marinella. Là è stato spontaneo afferrare insieme una delle tante corone di fiori che coprivano la piazza e portarla per tutto il tragitto fino al cimitero.
Gabriele contemporaneamente aveva colto con le sue fotografie la partecipazione corale di una città all’avvenimento che l’aveva scossa così profondamente.
I recenti episodi di violenza, di intolleranza e di razzismo che hanno turbato numerose città italiane sono un segnale preoccupante, come allora. Cerchiamo di fare in modo che la storia non si ripeta e di non seguire la politica dello struzzo, perché... “tanto non ci riguarda”


venerdì 23 maggio 2008
INTERVISTA
Che ora è? 22,35
2 Nome: Luigina
3 Compleanno: 12 giugno
4 Segno zodiacale: gemelli
5 Tatuaggi: no
6 Piercing: no
7 Sei innamorato/a? Sì
8 Ti piaci? Non sempre
9 Hai già amato al punto di piangere? Si
10 Hai già fatto un incidente in macchina? Uno, tanti anni fa, ma non guidavo io
11 Hai mai avuto una frattura? Sì
12 Vino o birra? Vino rosso o bianco di qualità ai pasti ma con la pizza della buona birra
13 Ti fidi dei tuoi amici? Di quelli veri sì
14 Colore preferito per l'intimo: nero
15 Numero preferito? 3
16 Musica preferita? Tutta la musica che mi trasmette emozioni, tranne il rap, la musica punk e dodecafonica
17 Cosa ti manca? Niente di necessario
18 Cosa odi? La falsità, l'egoismo, l'arroganza, la cattiveria gratuita, la presunzione, la malafede, l'arrivismo.
19 Cosa pensi appena sveglio/a? In questo periodo “Speriamo di farcela anche oggi”
20 Da chi hai ricevuto questo meme? ISHTAR
21 Quale dei tuoi amici vive più lontano? Con Internet, il telefono e il cellulare le distanze sono annullate.
22 Cosa cambieresti della tua vita? Sposerei prima mio marito, se lui fosse d’accordo naturalmente;)
23 Sei felice? Cerco di esserlo spesso
24 Proverbio preferito: Non fare agli altri ciò che non vorresti fosse fatto a te
25 Libro preferito: Tanti ma più di tutti " Vivere, amare, capirsi " e la “Coppia amorosa” di Leo Buscaglia
26 Di cosa hai paura? Di ciò che non posso dominare con la mia volontà
27 Una sola parola per chi ha scritto questo meme: ok
28 Film preferito: Fra quelli datati: “ Indovina chi viene a cena” fra i più recenti “ Shrek”
29 Se potessi essere qualcun altro chi saresti? Non ci ho mai pensato
30 Cosa c'è appeso al muro della tua camera? Una bella serigrafia raffigurante una Madonna col Bambino
31 Cosa non cambieresti? Niente
32 Un posto dove ti piacerebbe andare: Parigi
33 Pensi che qualcuno farà questo meme? Si
34 Chi sei sicuro che lo farà?
37 Sport preferito: da spettatrice l’atletica leggera da praticante ciclismo, nuoto e sci
38 Timido/a o estroverso/a? Estroversa
39 Il frutto preferito: Melone e albicocche d’estate, Mandaranci d’inverno
40 Mare o montagna? Entrambe però preferibilmente il mare d’estate e la montagna d’inverno
41 Hai paura della morte? Sto imparando a non averla.
42 A che ora vai a letto di solito? Prima di mezzanotte
43 Cane o gatto? Cane
44 Colore preferito: Verde...senza significato politico perché è il colore della speranza ;)
45 Il segno zodiacale che più ti piace: non ho preferenze perché non credo molto agli oroscopi
46 Il segno che ti piace meno: idem come sopra
47 La canzone preferita: Attualmente “ L'amore è nell'Aria” di Zucchero ma dipende dall’umore. Da ragazza mi piaceva molto “Acqua azzurra acqua chiara” di Battisti http://it.youtube.com/watch?v=cqeuE6hW6UM
48 Un oggetto a te caro: la conchiglia segnaposto con il nome del mio papà, che mettevo davanti al suo piatto quando veniva a pranzo da me e che, da quando lui non c’è più sta davanti al suo ritratto sorridente con dentro una perla su un mobile della sala
49 Con chi faresti un viaggio? Con mio marito
50 Cosa vuoi dire a chi leggerà questo meme? Sei arrivato alla fine:)))




