mercoledì 29 ottobre 2008

Non arrenderti, sei amato!

Questo è il testo in italiano di una straordinaria canzone di Josh Groban... un giovane baritono scoperto da Jasna.. che l'ha dedicata TUTTA A ME, ma io dedico a tutti i miei amici che stanno lottando in questi giorni per qualche cosa, vi posto anche il link del video di You tube con l'invito ad ascoltarla, perchè vi dia una carica di energia positiva come ha dato a me ! Basta cliccare sul titolo del testo in inglese 

Non arrenderti
E' solo il peso del mondo
Quando il tuo cuore è pesante
Io... io lo solleverò per te

Non arrenderti
Perchè vuoi essere ascoltato
Se il silenzio ti blocca
Io... io lo romperò per te

Tutti vogliono essere capiti
Beh, io ti riesco ad ascoltare
Tutti vogliono essere amati
Non arrenderti
Perchè sei amato

Non arrenderti
E' solo il dolore che nascondi
Quando ti senti perso dentro
Io... io ci sarò per te

Non arrenderti
Perchè vuoi brillare
Se le tenebre ti accecano
Io... io ti farò luce per guidarti

Tutti vogliono essere capiti
Beh, io ti riesco ad ascoltare
Tutti vogliono essere amati
Non arrenderti
Perchè sei amato

Sei amato

Non arrenderti

E' solo il peso del mondoNon arrenderti

Tutti devono essere ascoltati
Sei amato

venerdì 24 ottobre 2008

Buon compleanno papà!

Oggi avresti compiuto 83 anni. Ho un brutto ricordo di quando ci hai lasciato improvvisamente. Voglio cancellare dalla mia mente quella maschera gonfia e bluastra con cui ti ho visto l'ultima volta.
Mi piace invece ricordarti così, col tuo sorriso da burbero benefico, come nella fotografia che ho scelto per la lapide del cimitero e, come oggi, che ti ho portato le orchidee che ti piacevano tanto, e mi hai suggerito che potevo anche accorciare il gambo e mettere più verde.



Mi piace ricordarti anche quando nell'entrare in chiesa il giorno del mio matrimonio mi hai detto "Luigina tègnem so, che se nò burle zo"( Luigina tienimi sù altrimenti cado) da tanto eri emozionato e io, che ti avevo sempre creduto un " duro", ti ho visto con altri occhi e di colpo ho dimenticato tutte le incomprensioni che avevano minato il nostro rapporto, durante la mia adolescenza e la mia giovinezza.
Recentemente ho trovato anche questa fotografia dove io mi nascondo al fotografo, dietro di te, il giorno del matrimonio di tuo fratello, nell'aia della nostra casa natale vicino al tuo padre padrone, il nonno Peni, che ha terrorizzato la mia infanzia, ma che ora, come te, mi intenerisce, perché di voi capisco, solo ora che non ci siete più, tante cose che allora non avevo capito.

domenica 19 ottobre 2008

CARA FRANCESCA......

Cara Francesca ,
è da tanto tempo che medito di scriverti questa lettera, che spero tu un giorno leggerai, per capire quanto sia stata importante per me e per nonno Gabriele la notizia che stavi per arrivare nella nostra vita e come abbiamo vissuto noi la tua attesa.
Sei stata concepita in uno dei momenti più difficili e tristi per noi e in particolare per me, ma sapere che stavi per arrivare è stato come un raggio di sole che ha illuminato il cammino difficile che stavamo percorrendo e ci ha dato il coraggio necessario per affrontare le prove dure che ancora ci aspettavano: la morte di quello che sarebbe stato il tuo bisnonno Pietro e la mia operazione per l'asportazione di un tumore.
Abbiamo trepidato per la salute della tua mamma per i primi tre mesi, poi è stata una gioia immensa vederti nell'ecografia quando eri ancora un “ fagiolino” e sapere che crescevi bene.
Per me è stata un'emozione fortissima il 15 agosto vedere. per la prima volta. che ti muovevi nel grembo della tua mamma, appoggiare la mia mano su di te e “sentirti” viva, come quando aspettavo il tuo papà. Qualche giorno dopo ho iniziato la chemioterapia e quel contatto mi ha dato un'energia nuova per affrontarla con coraggio.
Con impazienza aspettavamo di sapere se saresti stata una femminuccia o un maschietto e ti confesso che sono stata felicissima di sapere che saresti nata tu, perché avrei desiderato anch'io dare una sorellina al tuo papà, ma purtroppo non è arrivata, per motivi indipendenti dalla nostra volontà.
Adesso mancano meno di 3 mesi alla tua nascita, ma già da tempo ogni tanto mi sorprendo ad immaginare come sarai, prima di addormentarmi: i tuoi occhi, il tuo naso, la tua bocca, le tue manine, i tuoi piedini, la tua pelle, il tuo sorriso. Ogni volta provo ad immaginarli diversi, ma il risultato è sempre un'immagine bellissima e allora prego il Signore che tu nasca sana, ma soprattutto che tu cresca felice, anche se non è facile il tempo in cui hai scelto di nascere.
Molte insidie potranno presentarsi sul tuo cammino e per voi bimbi la vita sarà difficile; molto opportunismo e sempre più cattiveria potrebbero venire a turbare la tua innocenza, ma sono sicura che i tuoi genitori sapranno proteggerti da questo ed aiutarti a crescere nel modo migliore.
Noi speriamo di diventare per te dei bravi nonni e delle figure importanti per la tua formazione, come lo sono stati Aldina e Pietro per il tuo papà e Luigi e Clara per la tua mamma.





Brescia aprile 1982: Michele con nonno Pietro















Varazze luglio 1980: Michele con nonna Aldina

Questa settimana la tua mamma ha accettato volentieri la mia offerta di confezionare la copertina per la tua carrozzina e questo mi ha procurato una grande gioia e nuovo entusiasmo.
Sono andata alla ricerca delle riviste specializzate in lavori a maglia e all'uncinetto per neonati, ora introvabili nelle edicole, ma che avevo conservato gelosamente quando preparavo, con l'aiuto di mamma Aldina, il corredino del tuo papà.
Che tenerezza ho provato pensando che avvolgerà e scalderà il tuo corpicino! E' stata un'emozione grandissima, forse più forte di quella provata quando stavo per diventare mamma.
Ne ho trovate tantissime tutte meravigliose, c'è solo l'imbarazzo della scelta, A me ne piace molto una verde chiaro con ricamo a punto smock, ma lascerò alla tua mamma la scelta.
Il calore di questa copertina ti farà sentire tutta la tenerezza e la protezione delle persone che hanno cominciato ad amarti prima ancora che tu nascessi.
Aggiungo qui il link di una bellissima canzone di Povia che ti ha dedicato la mia amica Stefi TI insegnerò

lunedì 13 ottobre 2008

Blog temporaneamente chiuso


Anch'io ho bisogno di una pausa di riflessione e di ritornare a vivere di più la vita reale. Vi leggerò al mattino e alla sera, ma non commenterò i vostri blog. Vi abbraccio tutti! A presto.

14 ottobre.
Se resto e se vado
la mia casa mi dice:
" Non lasciarmi perché qui abita il tuo passato"
E la strada mi dice:
" Vieni e seguimi: sono il tuo futuro".
E io dico alla casa e alla strada:
" Non ho passato e non ho futuro
se resto, c'è un andare nel mio rimanere;
e se vado, c'è un restare nel mio andarmene
K. Gibran

mercoledì 8 ottobre 2008

La crisi finanziaria spiegata a un bambino

Un caro amico oggi ha scritto questo post su un Forum di borsa per raccontare come ha spiegato alla sua piccola nipote, con parole semplici, l'attuale crisi finanziaria. Ve lo propongo sperando di farvi cosa gradita.

Dunque, Totó ha un debito di cinquemila lire con Peppino.
Per saldare il conto si rivolge a Pasquale e si fa prestare cinquemila lire.
Si rivolge poi a Peppino e gli dice: “Io quanto ti devo?” “Cinquemila lire.”
“E queste quante sono?” “Cinquemila lire.”
“Quindi io e te stiamo a posto!” “Sí.”
“Ora ridammi le cinquemila lire” Peppino gli ridà le cinquemila lire
e Totó si rivolge ora a Pasquale: “Io quanto ti devo?” “Cinquemila lire.”
“E queste quante sono?” “Cinquemila lire.”
“Quindi io e te stiamo a posto.” “Sí.”
Mentre Totó cerca di svignarsela, Peppino lo richiama e gli dice:
“Totó, e le mie cinquemila lire?” “Scusa ma io te le ho ridate.”
“Sì ma poi te le sei riprese!”
“Quelle? Ah quelle! Ma quelle cinquemila lire le ha Pasquale, chiedile a lui!”

Alla base della crisi finanziaria internazionale c’è lo stesso meccanismo.

Ed a pensarci bene, è questa, anche se con altre parole, il livello al quale
ci si ferma nell'analisi... quello che economisti da porta a porta,
liberisti ed euroscettici vari ed eventuali, tutti fulminati sulla via di
Damasco, ci propinano attraverso dotte e sapienti spiegazioni...
(By Gico66)

Ghé pensi mì

lunedì 6 ottobre 2008

Il mare e la Borsa



Thalassa... così Odisseo chiamava la distesa d'acqua pulsante che accompagnava, ostacolava, avversava, favoriva il suo ritorno ad Itaca. Thalassa... il mare. Secondo Esiodo (Teogonia) il mare venne generato dall'unione tra Aria e Giorno, a loro volta nati dall'unione tra Caos e Tenebre.
Ionio, a questo tratto di mare tra l'Italia e la Grecia venne dato il nome del primo popolo greco, gli Ioni, che si affacciarono in Ialia per gettare le fondamenta delle loro città.
In Sicilia: Zancle (Messina), Katane (Catania) Naxos, Leontinoi (Lentini)
Nell'Italia meridoniale: Neapolis (Napoili), Kime (Cuma), Siris, Reghion (Reggio Calabria).
Bisogna però precisare che ancora nel Medioevo con Ioni si chiamavano indistintamente tutti i Greci.
Tirreno invece deriva dal latino Tyrrhenum (a sua volta dal greco Tyrrhenos). Prende il nome dall'antico popolo dei Tirreni, meglio noti come Etruschi. Narra infatti lo storico greco Erodoto nelle sue Storie di come il re della Lidia, dopo anni di carestia avesse deciso di far emigrare una metà del suo popolo alla ricerca di una nuova patria. Guidati dal principe Tirreno, i Lidi sbarcarono quindi sulle coste occidentali della penisola italiana e, preso possesso della nuova terra, mutarono il loro nome in "Tirreni" dal nome del principe che li aveva guidati. Costoro, secondo il racconto greco, non sarebbero altri che gli Etruschi. Dal loro nome greco fu quindi detto "Tirreno" il mare che dominarono per secoli. Secondo altre fonti, il nome del mare sarebbe derivato dall'epiteto Thyrrenoi, ovvero pirati, con il quale i Greci chiamavano le popolazioni che nel mediterraneo occidentale abbordavano con piccole e veloci imbarcazioni chiunque vi si avventurasse.
Aggiungo che dall'unione tra Caos e Tenebre nacque anche la Borsa, dea di mutevole umore, capace d'ammaliare ancor più delle Sirene d'Odisseo, infida e traditrice, seminatrice di zizzanie, portatrice di dolori come di grandi gioie. Insomma, una dea a perfetta misura di noi mortali.
Quand'era di positiva inclinazione, i Greci la chiamavano Borsa Gaudiosa, oppure la Dolce Figlia del Futuro Felice, quando d'acida e scontrosa forma, l'appellativo più frequente era B.O.R.S.A., ovvero Bieca Orripilante Rovinosa Strega Ateniese (sempre i Greci aggiungevano "Ateniese" nel bene e nel male: nel male significava donna di malaffare, meretrice e cornuta, cornuta nel senso dei suoi rapporti orgiastici con Zeus sotto spoglia di Toro)
Eh sì, da un po' di giorni anche il mare della Borsa è in tempesta e oggi i suoi pirati non hanno risparmiato nessuno. Non la si vedeva così dal 1987, ma i nostri governanti dicono che non ci dobbiamo preoccupare: domani è un altro giorno... ma come sarà? Neppure la Pizia, mitica indovina, potrebbe dircelo. Buonanotte .....se potete.

venerdì 3 ottobre 2008

Percorsi ad ostacoli per ciclisti a Brescia

Oggi sono proprio arrabbiata! Ho dovuto attraversare la città per recarmi all'Ospedale Civile e, da brava cittadina, ci sono andata in bicicletta, per dare il mio piccolo contributo anti- inquinamento, forte del fatto che, sulla carta, esiste una pista ciclabile per due terzi del percorso, ma non ho fatto i conti con l'inciviltà dei miei concittadini e con l'incuria dell'amministrazione comunale per questi percorsi tanto pubblicizzati, ma, nella realtà, molto trascurati se non ignorati, malgrado le proteste, le segnalazioni e i reclami sui giornali locali e agli uffici competenti.
L'anno scorso mio marito per un miracolo non ci ha rimesso la vita su una pista ciclabile interrotta senza segnalazioni, che lo ha costretto a salire su un cordolo, facendo una caduta rovinosa, per non essere travolto dalle auto come potete vedere QUI . Ma il Comune se ne è lavato le mani, perché aveva dato l'appalto a una ditta che stava costruendo gli svincoli per un complesso commerciale in costruzione, ora posto sotto sequestro, la quale a sua volta aveva subappaltato i lavori a un'altra ditta.
Oggi per l'ennesima volta è toccato a me fare i conti con questo percorso ad ostacoli e per fortuna sono riuscita a portare a casa la pelle, ma fino a quando?
Mi dispiace di non aver avuto la macchina fotografica per documentare tutte i rischi che ho corso oggi, ma provo a raccontarvi la mia avventura.
Parto da casa e percorro la via Corsica, una delle più trafficate della città, senza pista ciclabile, perciò cerco di stare sulla destra, ma all'erta agli incroci, dove un imbecille a 4 ruote col telefonino all'orecchio mi supera e mi taglia la strada per svoltare subito sulla destra.
Al primo semaforo della rotonda di piazza della Repubblica vengo sollecitata con un colpo di clacson a partire appena scatta il verde, perché sono d'impiccio a chi mi sta dietro.
Al secondo semaforo devo stare attenta a non finire nella fontana perché, inspiegabilmente, anche chi viene da destra ha il verde e vuol passare a tutti i costi. Percorro via dei Mille ancora senza pista ciclabile e devo stare attenta a non finire addosso a un automobilista che esce senza segnalazioni luminose dal parcheggio sulla destra. Eccomi finalmente sulla pista ciclabile di via Leonardo, purtroppo da condividere con pedoni distratti. A porta Trento mi immetto sul percorso più pericoloso della pista ciclabile: ogni 20 metri, devo uscire perché grosse auto o furgoni parcheggiati davanti ad alcuni negozi ed al Liceo scientifico Calini, la occupano tutta. Nei pressi dell'Ospedale devo aggirare gli operai del Comune che stanno potando degli alberi proprio sulla pista ciclabile e dopo 25 minuti di stress arrivo a destinazione.
Il percorso di ritorno in leggera discesa è quasi tutto su pista ciclabile, ma non certo facile. Ancora automobili parcheggiate, ciclisti che la percorrono contro mano e nel pezzo migliore sulla via Trento, dove un bel marciapiede corre parallelo a sinistra della pista, devo suonare il campanello a due pedoni che la percorrono. Faccio loro notare gentilmente che quella è una pista ciclabile e che il marciapiede sta alla loro sinistra, ma quelli mi aggrediscono verbalmente con parole volgari, come se fossi io in colpa. Proseguo infuriata per il resto del percorso ciclabile che in via dei Mille si fa proprio accidentato, perchè pieno di buche e di gobbe nell'asfalto e per i gradini alti almeno 3 cm negli attraversamenti delle vie laterali che costringono a fermarsi e a scendere dalla bici per non rischiare di tagliare i copertoni e scassare i raggi. Ripercorro la via Corsica senza pista ciclabile, facendo lo slalom nel traffico incredibile di mezzogiorno, dove il manto stradale sembra quello di una strada da terzo mondo, come molte della mia città con eterni lavori in corso. Finalmente arrivo a casa sana e salva anche questa volta. Credevo di fare una passeggiata rilassante ed invece è stato peggio che attraversare la giungla.
Qualche estate fa sono stata in Carinzia e ho potuto ammirare le bellissime piste ciclabili funzionali di quella regione e devo fare la considerazione che se la civiltà di un popolo si misurasse dalle sue piste ciclabili, il nostro paese può essere considerato fra i più incivili.

giovedì 2 ottobre 2008

Festa degli angeli custodi e dei nonni

Perciò fra poco sarà anche la mia e di Gabriele che diventeremo nonni presto. e quella di tutti i miei amici blogger che nonni lo sono già.
E dedico questa bella poesia al mio angelo custode che ho trovato su un sito " Il club degli angeli"

Guidami

Guidami, dolce luce,
nelle tenebre che mi sommergono,
guidami verso l'alto.
La notte è fonda e sono lontano da casa:
guidami verso l'alto!
Dirigi i miei passi, perchè non vedo nulla;
fà che veda a ogni mio passo.
Un tempo non ti avrei pregato per farlo.
Da solo volevo scegliere il cammino,
credendo di poterlo determinare
con la mia luce, malgrado il precipizio.
Con fierezza elaboravo i miei obiettivi.
Ma ora dimentichiamo tutto ciò.
Tu mi proteggi da tanto tempo
e accetterai di guidarmi ancora:
oltre le paludi,
i fiumi e gli scogli che mi attendono al varco,
fino alla fine della notte,
fino all'aurora in cui gli angeli mi faranno segno.
Ah! Io li amo da molto tempo,
solo per un pò li avevo dimenticati

(Cardinale John Henry Newman)

mercoledì 1 ottobre 2008

IL SOGNO SI AVVERA

Oggi non sto più nella pelle dalla felicità e voglio condividerla con voi.

Alla fine della visita che precede la prima seduta del 4° ciclo di chemioterapia l'oncologo che mi segue (Dott Rangoni), soddisfatto di come sta procedendo la cura e della mia reazione positiva, mi dice: “Allora andremo in barca a vela fra poco!”

Non credo alle mie orecchie e gli rispondo che purtroppo non ho potuto partecipare all'ultima uscita di Velaterapia di cui avevo parlato in questo post “ ITACA: un sogno in un nome

“Ma come se ci ha scritto lei per partecipare?”

In quel momento entra il primario di Oncologia medica, il prof. Marini, uno dei promotori del “ Progetto ITACA” con lo psicologo del reparto dott. Tagliani, Mi guarda ed esclama guardando la mia fotografia “ Sì è proprio lei!”

E mi mostra due fogli stampati dal mio blog, dove vi avevo parlato di questo progetto fantastico che aveva fatto da input alla mia reazione positiva alla chemioterapia e fatto intravedere una luce in fondo al tunnel che da qualche mese stavo percorrendo nella mia vita.

Gli chiedo come siano arrivati al mio blog e il dott. Tagliani mi risponde che una sua allieva, facendo una ricerca su Internet per la tesi che sta preparando su questo progetto, digitando il nome di ITACA ha trovato il mio post e ne ha informato i medici del reparto. E così mi sono beccata pure i loro ringraziamenti per la pubblicità fatta alla Velaterapia.

Alla metà di ottobre perciò, tempo permettendo, mi metterò al timone, di una di queste meravigliose barche, nelle acque del nostro bel lago di Garda e a dicembre andrò all'incontro con tutti i partecipanti al “Progetto Itaca”, dove sarà allestita anche una mostra con tutte le fotografie scattate nelle varie uscite.

Sono davvero impaziente di fare questa bella esperienza e di rendervene partecipi.

Profetica Janas “ ...nessun sogno è impossibile, quando lo si vuole veramente! tieniti pronta e aggiornata ...la prossima volta, partirai alla volta di Itaca!" Che siano davvero magici il suo anello e il suo sassetto? E grazie a tutti voi che mi avete aiutato a credere in questo sogno! Ma prima fra tutti a Jasna senza la quale forse non avrei continuato questo blog.

lunedì 29 settembre 2008

29 settembre

Auguri di buon onomastico a tutti i GABRIELE, MICHELE, RAFFAELE con questa splendida canzone. Per ascoltarla cliccate sul titolo qui sotto.

domenica 28 settembre 2008

Le parole che non ti ho detto


Ho appena finito di vedere con la mia mamma questo bellissimo film tratto dall'omonimo romanzo di Nicholas Sparks col mitico Paul Newman e Kevin Kostner, 2 dei miei attori preferiti.
Un storia romantica e commovente,
densa di speranza e di poesia, che ravviva la nostra fiducia nel fato, nella capacità di coloro che sanno amare veramente di riconoscersi e di incontrarsi, non importa dove, non importa quando. Malgrado non abbia il classico lieto fine, mi ha fatto venir voglia di leggere il libro da cui è stato tratto, perché ricco di messaggi positivi. Vi posto quello che più mi è piaciuto: " Il messaggio nella bottiglia"

"Per tutti coloro che amano, hanno amato e ameranno. Alle navi in navigazione e ai porti di scavo, alla mia famiglia e a tutti gli amici ed estranei: questo è un messaggio e una preghiera. Il messaggio è che i miei viaggi mi hanno insegnato una grande verità: io ho già avuto quello che tutti quanti cercano ma che soltanto pochi trovano, la sola persona al mondo che ero destinata ad amare per sempre. Una persona ricca di semplici tesori che si è fatta da sola e che da sola ha imparato. Un porto in cui mi sento a casa per sempre e che nessun vento, nessun problema potranno mai distruggere. La preghiera è che tutti al mondo possano conoscere questo genere d’amore ed essere da esso sanati. Se la mia preghiera sarà ascoltata saranno cancellati per sempre tutti i rimpianti e tutte le colpe e avranno fine tutti i rancori".

giovedì 25 settembre 2008

PENSIERO DEL GIORNO


Il coraggio è la prima delle qualità umane, perché è quella che garantisce le altre. (Winston Churchill).

domenica 21 settembre 2008

DOPPIO ARCOBALENO


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Un doppio arcobaleno dal balcone di casa mia esposto a sud
La splendida fotografia dell'arcobaleno postata da Lucignolo nel suo blog nel post dalla-finestra-guardando-davanti-casa.mi ha ricordato questa, scattata qualche anno fa da Gabriele dalla finestra della cucina, con uno spettacolare doppio arcobaleno, che mi aveva affascinato e che impreziosiva la vista di quella selva di palazzi che nascondono parzialmente il nostro Castello e la Maddalena, il monte di casa nostra.

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Lo stesso doppio arcobaleno della cucina di casa mia ( a Nord), davanti al Monte Maddalena

Così mi è venuta la curiosità di rispolverare le mie conoscenze scolastiche sulla causa di questo fenomeno abbastanza raro.
L'arcobaleno è il fenomeno tipico dei temporali isolati che lasciano filtrare la luce solare dai bordi del cumulonembo o dei brevi scrosci di pioggia in una giornata variabile. Comunque sia, la spettacolare immagine che il più delle volte chiude l'evento è il risultato della rifrazione dei raggi di luce attraverso le gocce di pioggia. E' proprio la forma della goccia che ne determina la formazione: il famoso prisma di vetro noto a molti di noi dalla scuola media superiore con i primi esperimenti di fisica. Se non avesse quella forma attribuitagli dalla forza di gravità...addio arcobaleno. Normalmente tutta la luce che attraversa la goccia fuoriesce dall'altro lato formando il tipico disegno dell'iride costituito dalle bande di colore dal rosso al blu. Raramente può capitare che una parte di quella radiazione luminosa non riesca ad oltrepassare la goccia venendo riflessa all'indietro. Questo genera una seconda sorgente di luce fittizia che ha una posizione (angolo) diversa dalla prima (che è il sole). In questo caso l'incidenza di questa radiazione luminosa con le stesse gocce di pioggia, formerà un secondo arcobaleno che sarà costituito da una banda di colori invertita rispetto al primo ed avrà una posizione diversa. Poiché la fonte luminosa secondaria è solo una frazione molto piccola della prima, il secondo arcobaleno sarà per forza più fioco del primo, ma ugualmente bello. L'area scura di cielo non illuminato posta tra l'arcobaleno primario e quello secondario viene chiamata banda di Alessandro , da Alessandro di Afrodisia che la descrisse per primo.
Per me l'arcobaleno acquista anche un significato simbolico: il ritorno del sereno dopo un temporale della vita, anche grazie alle gocce dei vostri blog che filtrano i raggi del sole e mi regalano questo spettacolo. E poiché come le gocce ognuno di voi ha una capacità diversa dall'altro di lasciarsi trapassare dai raggi del sole ecco che a volte si formano 2 arcobaleni con gli stessi colori, ma in ordine inverso, ma sempre bellissimi e capaci di farmi apprezzare le cose belle della vita e della natura che scrivete e che prima non sapevo apprezzare. Perciò vi dedico questo post con la bella canzone di Celentano dedicata al mitico Lucio. Potrete ascoltarla cliccando sul titolo.


Io son partito poi così d'improvviso
che non ho avuto il tempo di salutare
istante breve ma ancora più breve
se c'è una luce che trafigge il tuo cuore
L'arcobaleno è il mio messaggio d'amore
può darsi un giorno ti riesca a toccare
con i colori si può cancellare
il più avvilente e desolante squallore

Son diventato se il tramonto di sera
e parlo come le foglie d'aprile
e vivrò dentro ad ogni voce sincera
e con gli uccelli vivo il canto sottile
e il mio discorso più bello e più denso
esprime con il silenzio il suo senso

Io quante cose non avevo capito
che sono chiare come stelle cadenti
e devo dirti che è un piacere infinito
portare queste mie valige pesanti

Mi manchi tanto amico caro davvero
e tante cose son rimaste da dire
ascolta sempre e solo musica vera
e cerca sempre se puoi di capire

Son diventato se il tramonto di sera
e parlo come le foglie d'aprile
e vivrò dentro ad ogni voce sincera
e con gli uccelli vivo il canto sottile
e il mio discorso più bello e più denso
esprime con il silenzio il suo senso

Mi manchi tanto amico caro davvero
e tante cose son rimaste da dire
ascolta sempre e solo musica vera
e cerca sempre se puoi di capire
ascolta sempre e solo musica vera
e cerca sempre se puoi di capire.
La leggenda narra che Battisti sarebbe apparso ad una veggente, la quale poi contattò Mogol, gli riferì il tutto e lui non fece altro che mettere le parole in musica, d'accordo con Adriano Celentano, che incise questa canzone, che parla di amicizia in modo commovente.

giovedì 18 settembre 2008

VEDERE OLTRE

Per ingannare l'attesa della visita prima dell'inizio di ogni ciclo di cura sto leggendo un libro, dono di un amica: “L'eleganza del riccio” che è stato il caso letterario del 2007 in Francia, una raffinata commedia francese di Muriel Barbery. Non è esattamente il genere che preferisco, ma è ricco di spunti di riflessione anche sulla mia vita di ogni giorno e sulle persone che si incontrano nella blogosfera.
Oggi mi ha colpito molto questo brano:

“....per la prima volta ho incontrato qualcuno che cerca le persone e che vede oltre.... Non vediamo mai al di là delle nostre certezze e cosa ancor più grave, abbiamo rinunciato all'incontro. Non facciamo che incontrare noi stessi in questi specchi perenni senza nemmeno riconoscerci. Se ci accorgessimo, se prendessimo coscienza del fatto che nell'altro guardiamo solo noi stessi, che siamo soli nel deserto, potremmo impazzire...............................................................................

Io invece supplico il destino di darmi la possibilità di vedere al di là di me stessa e di incontrare qualcuno.”

Io credo proprio qui di aver incontrato qualcuno che sa vedere oltre, che quando commenta i miei post o quelli altrui o risponde ai commenti nel suo blog si rivolge davvero all'autore, si preoccupa di lui, non aspetta la sua approvazione o il disappunto, dà all'altro la sensazione di esserci, non si aspetta premi e non ne dà, non guarda il contatore per misurare gli accessi. Non faccio nomi, perché i loro nomi sono nel mio cuore e io so di essere nel loro e a un lettore attento non sono di certo sfuggiti e nel mio piccolo cerco di imitarli.

domenica 14 settembre 2008

W la vendemmia!!!

Giovedì per me è stata proprio una giornata speciale ed ora ve la racconto.
Preparato tutto l'occorrente fin dalla sera, ma troppo eccitata, fatico a prendere sonno. Sveglia dalle 3, non riesco più a riaddormentarmi, finché alle 6,30 decido di alzarmi. Rapida colazione e alle 7,30 sono puntuale in strada all'appuntamento coi consuoceri. Alle 8, come da programma, siamo alle Grezze di Desenzano del Garda.
Ci accoglie festosa nonna Clara, ma il vulcanico nonno Luigi ci aspetta già nella vigna di Montelungo da 2 ore :)))
Intanto che Franco e Silvana si preparano in abbigliamento da vendemmia, scatto qualche fotografia nel cortile allo sgranatore, al torchio, ai recipienti per travasare uva e mosto, ai melograni carichi di frutti maturi, ai pergolati di uva americana e uva barbera, carichi di grappoloni che quasi spezzano i tralci sopra la bella siepe di rosmarino.
Partenza per Montelungo e arrivo alle 8,30 dove Luigi ci aspetta impaziente nella piccola vigna che coltiva a mezzadria con un amico.
La giornata è magnifica e il sole già caldo illumina i bei grappoli dorati di uva bianca Soave.
Si lavora a coppie di fronte da una parte all'altra del filare, attenti a togliere i chicchi secchi o guasti, prima di buttarli nel secchio.
Ogni tanto scatto qualche foto con la mia digitale pocket per documentare questa giornata da condividere con chi non ha potuto esserci.
Il lavoro prosegue spedito tra scambi di battute, ricordi delle vendemmie precedenti e parlando di quella futura, più impegnativa dopo il 20 settembre.
Finita la vendemmia dei filari di Soave, nonno Luigi passa a raccogliere con la sua station wagon i secchi pieni.
Quando i bauli delle due auto, con tutti i secchi disponibili colmi di grappoli, sono al completo ritorniamo alle Grezze per la prima operazione di sgranatura con la sgranatrice a manovella, di cui si occupano gli uomini, al termine della quale nonna Clara ci rifocilla con fragranti fette della sua deliziosa crostata alla marmellata di fichi e con panini imbottiti di salame della casa.
Ripartiamo per Montelungo a vendemmiare l'uva nera Merlot. Sono solo 2 filari e stavolta decidiamo di fare la gara a chi finisce prima, maschietti contro femminucce :) Ogni tanto nonno Luigi ci incita con la frase " Forza ragazzi che sento odore di gallina"
Intanto io intono la nota canzone che fa da colonna sonora al filmato che ho messo su Youtube: gli altri mi seguono in un crescendo a squarciagola e alla fine una sonora risata corona la nostra vittoria nella sfida, malgrado i tentativi di Franco di rallentare con qualche tranello il nostro lavoro.



A mezzogiorno in punto siamo di ritorno alle Grezze col secondo carico di uva, puntuali per mettere le gambe sotto il tavolo e gustare il delizioso pranzetto preparato con amore da nonna Clara con tutti i cibi di produzione della casa, dagli antipasti all'ammazzacaffè: salumi della casa, sott'oli e sott'aceti in agrodolce di tutte le verdure dell'orto, la "minestra sporca" coi fegatini di gallina, la gallina nostrana ripiena, accompagnata dalla salsa "peverada" il vitello tonnato, la crostata di fichi già assaggiata il mattino, il gelato biologico alla frutta della gelateria artigianale vicino a casa, un ottimo caffè corretto con la grappa della casa.
Come spesso capita ci sono ospiti imprevisti: la cucina genuina di nonna Clara, la generosità, l' ospitalità e la simpatia che sprizza da tutti i pori da lei e dal suo Luigi, attirano molti amici e la loro porta è sempre aperta e bastano pochi minuti per aggiungere un posto a tavola.
La conversazione intorno al tavolo scorre piacevole e divertente. Poi, mentre noi donne sparecchiamo e riordiniamo la cucina, gli uomini riprendono il lavoro di sgranatura del secondo carico d'uva, al termine del quale viene messa nel torchio, azionato a mano da Luigi.
Dalla parte inferiore comincia a scendere il mosto, mentre nell'aria si sprigiona il suo tipico e gradevole profumo. I secchi di mosto si riempiono velocemente, mentre il colapasta trattiene qualche chicco indisciplinato e il loro contenuto viene travasato nelle damigiane pronte.
Malgrado il lauto pasto nessuno riesce a trattenere la voglia di assaggiare quel prelibato nettare. Quindi Luigi procede alla misurazione col mostimetro della percentuale di zuccheri presente nel mosto dalla quale da un'apposita tabella si potrà ricavare la gradazione alcoolica del vino.
Quello del merlot è 20 che corrisponde a 12,37° alcoolici.
Quindi dopo la 3a torchiatura dei graspi Luigi ci mostra le 2 damigiane di Tocai di un piccolo filare vendemmiato 2 giorni prima che sta già bollendo e fra qualche giorno sarà travasato nelle 2 grandi botti per terminare la fermentazione.
La passione con la quale racconta la sua attività è davvero contagiosa ed è con rammarico che alle 16 lo saluto per ritornare a casa, carica di doni, fra i quali il famoso zìgol, (un dolce di vincotto simile alla sapa), che non assaggiavo dai tempi della mia infanzia e che hanno prolungato il ricordo piacevole di questa bellissima giornata all'aria aperta, che voglio ora condividere con voi.

mercoledì 10 settembre 2008

LA MIA VENDEMMIA: IERI, OGGI e ...DOMANI

Il tempo della vendemmia ha segnato alcune tappe importanti della mia vita.

Ricordo le vendemmie della mia infanzia come una festa di colori, sapori, profumi e suoni che coinvolgeva tutto il paese di poche anime, dove quasi tutti erano legati da vincoli di parentela.

Ci si alzava all'alba e subito si saltava sul carro trainato dalla cavalla Aida per andare nella vigna del nonno Peni. Il tragitto era breve, ma reso più lungo dalle varie tappe per raccogliere i “collaboratori”..

Si passava una giornata all'aria aperta, con i cuginetti, gli zii, i parenti, gli amici.

Per noi bimbi era puro divertimento, un gioco a rincorrerci tra i filari, a piluccare i chicchi turgidi e dolcissimi dai tralci e dalle ceste già colme di grappoli, incuranti del ronzio delle mosche e delle api attirate dal nettare che impiastricciava il nostro viso.
Poi il rientro trionfante sul carro carico di ceste ricolme, col nonno che incitava Aida, perché bisognava fare presto e pigiare l'uva raccolta.

Allora tutti dentro nei tini, con i nostri piedini a schiacciare i chicchi e ad assaggiare il mosto che colava dal foro che lo convogliava nella botte dove doveva fermentare.

Poi sfiniti e ritemprati da una divertente doccia al lavatoio vicino ci si metteva tutti intorno ad una tavola, in allegria ad assaggiare lo “zigol”, un dolce di vincotto preparato dalle solerti zie

Le vendemmie della mia giovinezza, invece erano colorate da un ideale.

Il campo vendemmia dell'OMG ( Operazione Mato Grosso) era quello più atteso, più intenso e più bello del nostro gruppo, anche perché era un'occasione per conoscere amici di altri gruppi d'Italia, che condividevano gli stessi ideali.

Si partiva il tardo pomeriggio col sacco a pelo per trascorrere la notte in una casa disabitata, sulle colline di Gussago. Si trascorreva la serata fra canti, balli, risate e preghiere per poi svegliarci all'alba con l'aria frizzantina di settembre, per andare nei vigneti del proprietario che ci aveva assoldato per una giornata di duro lavoro. Ma non ci pesava, perché sapevamo che il ricavato sarebbe andato ai nostri amici impegnati nelle missioni dell'America Latina.

Le vendemmie della mia ..maturità, invece, sono ricominciate due anni fa quando nella nostra vita è entrata Laura, nostra nuora, con la sua meravigliosa famiglia.

Per me è stato un tuffo nel passato, ma stavolta come protagonista, trascinata dall'entusiasmo del suo nonno Luigi, che mi ha reso partecipe, con amore e pazienza, della sua passione e di tutte le fasi della lavorazione del vino.

Quest'anno...domani, acquisterà un sapore diverso e particolare.

Per me sarà il simbolo del mio ritorno alla vita dopo questo periodo difficile. Lo aspetto da tempo con ansia, anche perché voglio documentare con le fotografie tutta la giornata che si preannuncia splendida e ricca di sorprese e voglio rendervi partecipi della mia gioia.

A domani






giovedì 28 agosto 2008

Premi ricevuti

Poiché i premi ricevuti sono davvero tanti e appesantivano troppo l'accesso al mio blog ho deciso di elencare il titolo del premio ricevuto e il nome del blogger che me lo ha assegnato nell'elenco qui a sinistra . Cliccando sul nome del premio, chi vuole potrà vederne l'icona e leggere le motivazioni di chi me lo ha assegnato direttamente dal suo blog. Ho lasciato solo l'icona del Premio allo Sviluppo della Mente, ideato da Jasna che lo ha realizzato e da Janas che me lo ha assegnato, perché è stato il primo che ho ricevuto e ho seguito tutte le tappe dalla sua ideazione alla sua pubblicazione.

Spero che nessuno si senta offeso o trascurato.

Oggi 1 settembre 2006 ho ricevuto il Premio Blog Day 2008 dalla mia amica Giovanna perciò il mio elenco si allunga.

lunedì 25 agosto 2008

ITACA: un sogno in un nome

Fin dalla scuola media l'avventuroso ritorno di Ulisse a Itaca , attraverso mille peripezie, dopo la guerra di Troia, mi ha sempre affascinato.

Anche se quella chiamata oggi Itaca, pare non sia la stessa descritta da Omero nell'Odissea, dopo esserci documentati sul web, Gabriele ed io accarezzavamo già da qualche anno il progetto di trascorrere una vacanza un po' fuori dagli schemi e dagli itinerari del turismo di massa in quest'isola, ma il susseguirsi di eventi familiari imprevisti ed improvvisi ci avevano fatto accantonare il progetto.

Ma il sogno restava e ogni volta veniva alimentato dai racconti entusiasti di un caro amico appassionato di vela che con la sua bella famiglia (moglie e due ragazzi adolescenti) percorre il nostro bel mare Mediterraneo in lungo e in largo, appena ha un momento libero.

Immaginatevi perciò il mio stupore la prima volta che sono entrata nella sala d'attesa del Day Hospital del Reparto di Oncologia medica e ho letto un grande manifesto dal titolo

“ PROGETTO ITACA”

Sotto, in caratteri più piccoli:

“Dal 1° giugno ricominceranno le uscite gratuite in barca a vela per i pazienti del reparto. Per partecipare servono solo abiti comodi e scarpe sportive con la suola di gomma chiara.”

Nel corridoio poi splendide fotografie ritraevano i partecipanti nelle prime uscite di Velaterapia.

Tornata a casa ho approfondito la ricerca, ma in quel momento quell'invito mi è sembrato subito un faro nella notte che stavo attraversando.

Questo articolo, trovato sul Web, spiega l'origine di questo progetto e il mio entusiasmo è aumentato.

Agosto 2008 - PROGETTO ITACA per spiriti liberi

di LUCILLA PERRINI
“ La barca a vela è da sempre sinonimo di libertà: è vento, mare e silenzio, è contatto diretto con le forze della natura e prova di convivenza con altre persone in uno spazio ristretto. «Quando mollo gli ormeggi – racconta Mauro Pelaschier, più volte campione italiano e olimpico – lascio a terra tutte le mie preoccupazioni e vivo la natura; gioco con il vento per muovermi ma devo essere concentrato perché ho davanti il mare da interpretare. Penso solo a godermi la barca, alla felicità di essere in mezzo al mare in buona compagnia e così quando sbarco i problemi che avevo mi sembrano più sopportabili». Questa è l’esperienza di Pelaschier che precisa: «Certo, quando si parla di cancro si ha a che fare con problemi gravi, ma la vela può fare stare meglio e dare un po’ di serenità anche a chi sta molto male».

Ed è proprio da questi presupposti che è nato il Progetto Itaca, che ha coinvolto già lo scorso anno gli Spedali Civili di Brescia, la Fraglia Vela e il Comune di Desenzano, l’Ail, in collaborazione con la Regione Lombardia e la Provincia di Brescia. «L’idea – spiega Mauro Tagliani, psicoterapeuta del Civile – è nata da Andrea Zani, nostro paziente, appassionato di vela che un giorno ci ha proposto di far sperimentare la vela ai malati dei reparti di Ematologia e Oncologia. Ora Andrea non c’è più, ma portiamo avanti il suo progetto con l’appoggio del dottor Giovanni Marini, primario di Oncologia e di Giuseppe Rossi, primario di Ematologia, dei volontari della Fraglia Vela e di alcuni skipper come Oscar Tonoli».


La fase riabilitativa per i malati di cancro è decisiva in quanto ottimizza ogni intervento terapeutico in vista del miglioramento della qualità della cura, elemento che più di ogni altro è in grado di influenzare la qualità di vita del paziente. «Oggi non basta prevenire il tumore, scoprirlo, curarlo – spiega Loredana Maspes, commissario straordinario, dell’Istituto Nazionale Tumori – è necessario impostare un approccio integrato e multidisciplinare per una proposta terapeutica che deve necessariamente tenere conto della riabilitazione». Il Progetto Itaca vuole essere un modo per attivare percorsi di approfondimento sulle problematiche della riabilitazione oncologica che sempre più si differenzia a seconda della patologia, e che va calibrata e personalizzata sui bisogni effettivi e affettivi del paziente, indirizzando l’intervento a una riabilitazione in senso globale tesa al miglioramento della qualità di vita e non solo della funzionalità d’organo. La vela non è solo sport ma è un modo diverso di vivere le situazioni che si presentano e che si devono affrontare: spazi ristretti, necessità di collaborare, l’obbligo di dover stare insieme finché non si torna a terra... sono peculiarità uniche di questo sport e possono portare a risultati non ottenibili altrimenti, spingendo l’individuo ad andare oltre abbattendo i limiti che sono dentro di noi.

La Fraglia Vela, circolo velico di Desenzano e base operativa del progetto totalmente gratuito, ha messo a disposizione Spirito libero un Protagonist che ha ospitato, insieme ai Dolphin, gli equipaggi, ognuno dei quali composto da due pazienti, un membro dell’équipe oncologica, uno skipper, un oncologo e uno psicoterapeuta «così nasce una complicità diversa tra il malato e chi lo cura, anzi il timone viene affidato al paziente – dice Luciano Galloni, presidente della Fraglia Vela – in un ribaltamento di ruoli».

Una possibilità per persone che già vivono di bolina di sperimentare nuove emozioni e tutto il carico di endorfine fondamentali per il processo di guarigione, ma non solo. «C’è qualcosa di più vero della verità: una buona storia», dice una storiella ebraica e «con il progetto Itaca la vela non viene solo praticata, ma anche raccontata, perché stare con loro, raccontare storie, spesso è meglio di un farmaco» sostiene Tagliani. Le sue parole sono confermate da Gabriele Cherubini, paziente di Ematologia: «L’anno scorso ero in una situazione difficile e sono potuto uscire in barca solo una volta, ma per me è stato molto importante quando Pelaschier è venuto a trovarmi in reparto: sentire i suoi racconti pieni di umanità mi ha aiutato a capire che la vita può comunque continuare»".

Purtroppo il mio entusiasmo è stato di breve durata, perché non sono riuscita a iscrivermi in tempo per l'ultima uscita effettuata la settimana scorsa, ma il progetto continuerà e spero di poter ancora alimentare il mio sogno dal momento che sarò costretta a controlli periodici per 5 anni. Ma, anche se non riuscirò a realizzarlo, sognare di poterlo fare in quel momento mi ha dato l'input necessario per reagire in modo positivo e, continuare a farlo, son convinta che mi aiuterà ancora a trovare la MIA ITACA.

giovedì 21 agosto 2008

Niente paura

Sono arrivata alla fine del primo ciclo di terapia. Devo dire che la paura che mi attanagliava quando ho iniziato, poco alla volta è svanita. Merito di una serie di circostanze, incontri, situazioni ambientali che hanno reso l'impatto meno traumatico del previsto.
Una delle tante cose che hanno reso più gradevole le 2 sedute è stato proprio l'ambiente accogliente dove si svolgeva la terapia: una saletta con 6 poltrone reclinabili, con tavolino che poteva trasformarsi in leggio, personale cordiale, disponibile, gentilissimo, musica soffusa con compilation di canzoni scelte ad hoc da persone sensibili ed esperte conoscitrici dell'animo umano in queste circostanze.
La prima canzone di ieri era quella del mitico Ligabue con cui ho dato il titolo al mio post "Niente paura" di cui metto solo il link del testo e del video di youtube per non incorrere nelle ire della SIAE.
Faccio mie queste parole:

"A parte che i sogni passano se uno li fa passare
alcuni li hai sempre difesi altri hai dovuto vederli finire"

" niente paura, si vede la luna perfino da qui"

Nel prossimo post vi parlerò di un sogno che ho cominciato a coltivare proprio qui e che non vorrei veder finire

lunedì 18 agosto 2008

SALA D'ATTESA


Ore 7,15. Entro nella sala d'attesa del day hospital di Oncologia medica per il prelievo che precede l'inizio di ogni ciclo di chemioterapia.
Sono in anticipo, ma la sala d'attesa è già affollata. Chiedo chi è l'ultimo e mi siedo un po' inquieta ad aspettare il mio turno.
Per ingannare l'attesa comincio a scrutare i volti e gli atteggiamenti dei miei compagni di ...avventura, gente di ogni età e sesso: alcuni tesi, altri mesti, rassegnati o preoccupati, altri che fingono indifferenza evitando il mio sguardo, alcuni salutano festosi un amico e si scambiano gli aggiornamenti sulla loro condizione, altri con un occhio alla prima pagina del giornale e l'altro attento a non essere preceduti nella chiamata dal furbo appena arrivato.
Molti portano nel fisico e nel volto la sofferenza dovuta alla malattia e alla terapia più o meno prolungata.
Intanto la saletta si riempie di nuovi arrivati, mentre iniziano le chiamate per il prelievo.
Mi colpisce l'apparizione sulla soglia di una signora corpulenta, cui non saprei dare un'età, completamente calva, che mi scruta sorridente, quasi fiera del suo stato, come se leggesse nei miei occhi il timore di quello che mi aspetterà.
Invece di spaventarmi, l'orgoglio con cui Maria (così chiamerò la sconosciuta) porta la sua calvizie, mi infonde coraggio e forza. Mi fa capire che devo smettere di commiserarmi e di preoccuparmi per il transitorio aspetto estetico della mia ferita e dei futuri effetti negativi della terapia.
Il suo sguardo fiero e rassicurante sembra dirmi: la mia calvizie è il segno della battaglia che sto vincendo, per questo non sento il bisogno di nasconderla con una parrucca, perché poi so che i miei capelli ricresceranno e saranno la prova che io avrò vinto. Vedrai, vincerai anche tu, se crederai in te stessa.

lunedì 11 agosto 2008

Internet: com'è piccolo il mondo!

L’avvento di internet ha proprio rivoluzionato il modo di comunicare, non solo perché annulla le distanze e riduce i tempi, ma perché permette, con una semplice ricerca, di riallacciare rapporti fra persone che si credevano scomparse, travolte da gravi eventi politici nel paese dove avevano creduto di trovare fortuna.
Qualche giorno fa ho ricevuto una email da youtube: mi informava in spagnolo che un mio breve video era stato sottoscritto e commentato. Non ho controllato subito il mittente. Due giorni dopo due nuove email mi informavano che altri due video erano stati commentati dalla stessa persona, che aveva lasciato un commento e il suo contatto anche su una fotografia del mio matrimonio, su Picasa web album di Google.
Questa volta lo sconosciuto ha lasciato qualche riferimento in più. Si tratta di un giovanotto che manda i saluti dall’Argentina. da parte di una lontana parente della mamma di Gabriele di cui non avevamo notizie da quando ci siamo sposati nel 1976.

“In quel paese il 24 marzo 1976 i soldati argentini si ribellarono a Isabelita Perón sotto la guida del generale Jorge Rafael Videla, il quale, il 29 marzo, si nominò presidente a vita e prese il comando della Junta militare.
Subito questa attuò una repressione senza precedenti nei confronti della sinistra: decine di migliaia di persone sospettate di appartenere ad essa o ai sindacati furono arrestate, torturate e fatte barbaramente giustiziare.
Ci furono anche migliaia di desaparecidos ovvero "scomparsi", studenti che venivano catturati e torturati dai soldati e di cui non si sapeva più nulla. Oggi è certo che sono stati quasi tutti uccisi.” (Da Wikipedia)
Da allora avevamo perso le tracce di M.F. e pensavamo che fosse una delle tante madri di Plaza de Mayo che ogni giovedì si ritrovano a commemorare i figli scomparsi.
Ritrovare perciò le sue tracce è stato molto emozionante, soprattutto perché accompagnate dal link di Picasa che ci portava all’ultima fotografia, che ritrae la famiglia di Gabriele al completo, spedita a questa parente pochi giorni prima del nostro matrimonio e del golpe militare e che pensavamo non fosse mai stata recapitata.

“Quasi tutti allora sapevano della repressione nel Cile di Pinochet perché questa era stata trasparente. Tale regime subiva un'amplissima critica. La Giunta Militare Argentina invece voleva apparire all'estero come non sanguinaria per mantenere più stabile il suo potere e per questo le torture e le uccisioni vollero essere nascoste. Tuttavia è palese che molti governi democratici sapessero cosa succedeva nel paese e non fecero nulla per fermare i militari, anzi, le torture e le repressioni erano supportate dall'intelligence degli Stati Uniti, e la stessa U.R.S.S. non si impegnò contro il governo Videla in quanto bisognosa del grano argentino.. Di notte giravano camionette blindate o macchine che strappavano dalle loro case le vittime che portavano in luoghi segreti che solo i militari conoscevano. Al mattino, quando le persone chiedevano della sorte degli scomparsi, la polizia non dava risposte o diceva che erano stati arrestati per determinati reati. In questo modo il governo poté uccidere anche gli stranieri, come la diciassettenne svedese Dagmar Hagelin, uccisa dal tenente Alfredo Astiz.
Le madri e le nonne delle vittime, convinte ormai che fosse il governo a causare la loro scomparsa, si dettero appuntamento ogni giovedì a Plaza de Mayo, chiedendo conto della sorte dei loro figli o nipoti. Queste manifestazioni vennero considerate pericolose per la Giunta, e quindi, nella maggior parte dei casi, represse. Accadde anche che quelle che incitavano le manifestazioni vennero uccise per intimorire le altre e si stima che il numero delle donne di Plaza de Mayo uccise sia di 720.” (Da Wikipedia)
Buenos Aires: Plaza de Mayo

Siamo in attesa ora di avere nuove notizie dei nostri parenti, ma considero questo avvenimento un’ulteriore conferma della straordinarietà e dell'utilità di questo mezzo di comunicazione e spero sia usato sempre più spesso per migliorare i rapporti fra le persone e i popoli, come strumento di pace e non di guerra

domenica 3 agosto 2008

AMICIZIA

Lo so di non essere originale, ma, per rimanere in tema con i post di Jasna, Stella e Renata sull'argomento su cui non si scrive mai abbastanza, vi posto questo mix di frasi, immagini e musica sul tema, che mi piace molto e lo voglio dedicare agli amici blogger che passeranno di qui.

martedì 29 luglio 2008

APPLAUSO


Ho inventato anch'io un premio e per ora lo assegno a STELLA ,perché ha imparato a volare con le sue ali, migliorando le sue conoscenze ogni giorno, ma soprattutto per il suo garbo e la sua umiltà nel chiedere per imparare cose nuove. UN CALOROSO APPLAUSO esteso anche a SIRIO, angelo custode di Stella, anche per la sua opera di divulgazione delle bellezze nascoste del nostro paese e in particolare del Piemonte.

Un applauso anche alla mia nuova amica Elsa che mi ha accolto nel suo mare e mi ha dedicato una stupenda poesia

Una standing ovation a Nicola per il bel racconto sulle sue vacanze e a tutta l'Isola che c'è un team di blogger veramente interessante.
Un po' in ritardo un applauso anche alla mia amica Ishtar per tutto il suo blog Il piacere del creare pieno di passione, di impegno e di un amore autentico per la sua terra che anch'io adoro

giovedì 17 luglio 2008

PREMIO BRILLANTE WEBLOG


Durante la mia degenza in ospedale sono stata sommersa di premi, naturalmente tutti molto graditi. Questo assegnatomi da Stella e Jasna, anche se non credo di meritarmelo, mi lusinga moltissimo e mi ha fatto capire una volta di più quanto le amicizie nate in questo mondo virtuale mi abbiano aiutato e mi stiano aiutando a superare il momento più difficile finora della mia vita.

Grazie a tutti voi per l’affetto e la stima che mi dimostrate quotidianamente.

Anche se vi rispondo telegraficamente e non commento con l’attenzione che meritano i vostri blog , perché non posso stare seduta a lungo al PC, sappiate che siete sempre nei miei pensieri e che se saprò affrontare con coraggio le prove che ancora mi attendono, sarà anche merito vostro.

REGOLE

“Brillante Weblog” viene assegnato a siti e blog che risaltano per la loro brillantezza sia nei temi che nel design e il suo scopo è di promuovere tutti nella blogosfera mondiale.
Il regolamento prevede:

1. Al ricevimento del premio, bisogna scrivere un post mostrando il premio e citare il nome di chi ti ha premiato mostrando il link del suo blog

2. Scegli un minimo di 7 blog (o di più) che credi siano brillanti nei loro temi o nel loro design. Esibisci il loro nome e il loro link e avvisali che hanno ottenuto il Premio "Brillante Weblog"


3. (Facoltativo) Esibire la foto (il profilo) di chi ti ha premiato e di chi viene premiato nel tuo blog

Janas: perché con le sue immagini magistralmente abbinate a musiche e testi di poesie o di canzoni mi risveglia sempre emozioni nuove e positive.

Educatore: per aver mantenuto vivo il mio blog con amore, nonostante i terribili momenti che ha attraversato anche a causa mia, perché possa tornare presto a curare il suo utile blog

Renata: dolcissima ed ironica maestra di vita, anche nel blog, oltre che nella realtà.

Mat: per il suo allegro e scanzonato blog che dimostra la sua gioia di vivere e il suo modo positivo di affrontare anche gli aspetti negativi della quotidianità

Riri
: per la sua dolcezza e semplicità, per avermi tenuto compagnia anche in ospedale con il suo racconto che esalta i buoni sentimenti e soprattutto l’amore e la speranza


Lucignolo per la realizzazione del progetto di villaggio virtuale Zipuò, e per aver riaperto il suo blog pieno di stimoli alla riflessione su numerosi aspetti della vita, anche se lui disdegna i premi.


Silvia dell’isola: perché con le sue poesie dipinge la vita con splendide ed efficaci pennellate che entrano nel cuore:


Nike : promettente giovanissimo blogger, per il suo amore per gli animali e per la natura.


Giovanna perché è una persona straordinaria oltre che la prof che tutti gli studenti sognano di avere, perché continui a stimolare le giovani menti e anche quelle un po’ arrugginite come la mia col suo vulcanico blog dove la matematica è proprio una materia divertente

domenica 6 luglio 2008

FILASTROCCA DA UN'AMICA

L'amica Renata ha voluto festeggiare il mio ritorno con questa sua simpatica filastrocca che coinvolge tutti in un abbraccio di felicità per avermi aspettato, incoraggiato e avermi sempre fatto sentire il vostro affetto.


"Gli amici del Blog ti han saputo aspettare

e sanno che, adesso tu stai per tornare !

un po’d’astinenza (;-)) e tanta pazienza

vinceranno il malanno, e ti premieranno.

La pronta difesa, non fu una sorpresa

guardavi lontano. Noi... ben capivamo !

Che brutti momenti ! Perciò,complimenti.

Facciam battimani, pensando al domani.

Il peggio è passato, il sereno è tornato

diciamo a Luigina :"Che bello riaverti vicina !"

venerdì 4 luglio 2008

BENTROVATI

Faccio ancora in tempo a salutare tutti i miei amici blogger o siete già partiti per le vacanze???

lunedì 23 giugno 2008

PENSIERO DELLA SETTIMANA


Non c'è speranza senza paura, né paura senza speranza.

Carol Woytijla

martedì 17 giugno 2008

MILLE COSE BELLE


E' solo la traduzione del testo di una canzone che amo molto. Mi è venuta in mente pensando all'incognita della prova che mi aspetta e leggendo alcune considerazioni pessimistiche sulla vita in alcuni blog, soprattutto da parte dei giovani. Credo ci siano più di un paio di cosette per cui vale la pena vivere. La dedico a tutti i miei amici/che blogger, ma soprattutto a chi sta attraversando dei momenti difficili come me, dove tutto sembra andare storto e la depressione è sempre in agguato, dietro l'angolo, pronta ad impadronirsi di loro. Avrei voluto postarla al mio ritorno dall'ospedale, ma lo faccio ora, perché voglio essere ottimista e poter dire in anticipo che anche questa volta ho vinto la mia battaglia nella guerra per la vita. Per ascoltare la canzone in inglese cantata da Annie Lennox cliccate sul titolo.


A thousand beautiful things
Mille cose belle

(Annie Lennox)

Ogni giorno scrivo la lista di motivi
per i quali io credo ancora che
esistano mille cose belle
Anche se è difficile vedere che il bicchiere
è mezzo pieno e non mezzo vuoto

Allora…accendimi come il sole
Per rinfrescarmi con la tua pioggia…
Io non voglio chiudere gli occhi mai più
Non chiuderli mai
Non chiuderli mai

Ti ringrazio per l’aria che respiro
Per il mio cuore che batte
Per gli occhi con cui torno a vedere
mille cose belle
e tutto ciò che è stato e che ho fatto
la battaglia è vinta

il bene e il male in ognuno di noi
fa parte di me affinché io lo ricordi

Allora…eccomi di nuovo qui
A cantare sotto la tua finestra
Raccogliendo i pezzi di ciò che dobbiamo ancora trovare.

Il mondo è stato pensato per noi
Affinché capissimo il nostro destino…
Vivere
Morire
Respirare
Dormire
Provare a rendere la tua vita completa

Allora..
Accendimi come il sole
Per rinfrescarmi con la tua pioggia
Non voglio chiudere gli occhi mai più
Non chiuderli mai
Non chiuderli mai…

Questo è tutto quello che volevo dirti
tutto quello che volevo dirti

venerdì 13 giugno 2008

PENSIERO DELLA NOTTE

Ci vuole tutta la vita per imparare a vivere e, quel che forse sembrerà più strano, ci vuole tutta la vita per imparare a morire.
Seneca

lunedì 9 giugno 2008

PEPPO E ADRIANA: UNA VITA PER GLI ALTRI

Stella col suo bel post Africa: I Missionari mi ha dato lo spunto per parlare di una coppia di amici che da 32 anni dedicano la loro vita ai poveri.

I passi e i gesti di tanti missionari, acquistano dignità giornalistica poche volte, spesso solo quando qualcuno di loro ci lascia la vita.

A volte un'intervista sbrigativa, sullo sfondo dei drammi del terzo mondo, poi via, nel dimenticatoio.


Per Peppo e Adriana non è così. La loro opera a San Nicolas, sperduto paese andino ai piedi del Cotopaxi, sull'altopiano del Paramo nelle Ande ecuadoriane, a due passi dall'Equatore, ricorre spesso sui giornali locali, sfidando le mode e le emergenze. Il motivo di questa eccezionalità
credo sia principalmente nella natura laica della loro vicenda: Peppo e Adriana sono marito e moglie che hanno deciso di sposare la causa dei più poveri dentro l'Operazione Mato Grosso (O.M.G), dove anche Gabriele ed io ci siamo conosciuti, abbiamo operato e condiviso i loro ideali allora. Oggi cerchiamo di dare ancora il nostro piccolo contributo alle numerose iniziative dell'Associazione San Nicolas per sostenere la loro scelta di vita.

Adriana Tiziano, originaria del Mantovano, era un giovane tecnico di laboratorio e la mia più cara amica. Era fidanzata con Peppo Piovanelli, nativo del popolare quartiere di Bottonaga a Brescia, neolaureato in lingue, interprete di professione. Avevano un futuro tranquillo davanti, ma non erano soddisfatti.

Quando lei decise di fare da sola la sua prima esperienza di volontariato per 4 mesi in Brasile, considerai questa sua decisione un piccolo tradimento alla nostra amicizia, ma segretamente la ammiravo e la invidiavo per il suo coraggio e la sua coerenza, libera da condizionamenti e ricatti familiari ed affettivi. Tuttavia ero convinta che sarebbe tornata soddisfatta sì di aver portato a termine questa avventura, ma decisa a non ripeterla e invece mi sbagliavo di grosso.

Al suo ritorno si sposa col suo Peppo che l’aveva attesa pazientemente e lo contagia col suo entusiasmo e, nel 1977, lo convince a partire per la loro prima esperienza di coppia in Ecuador che avrebbe dovuto durare solo 2 anni, ma continua tuttora.


Massimo Tedeschi (giornalista di BresciaOggi) così scrive di loro:

“………Non l'hanno fatto per motivi ideologici (fosse così, avrebbero già gettato la spugna) ma per una radicale scelta evangelica. Hanno preso sul serio la Buona Novella , il discorso della Montagna, e da 32 anni vivono sull'altopiano andino la beatitudine complicata della semplicità, dell'umiltà, della povertà. Questo ha consentito loro di andare controcorrente: di parlare di Cristo e di perdono fra i campesiños negli anni Ottanta, quando sembrava che l'unico verbo praticabile fosse quello di Marx e della rivolta armata e di continuare a parlare della deriva del Sudamerica nel XXI secolo, in tempi in cui lo sguardo pietistico occidentale vuole altro, preferisce guardare all'Asia o all'Est Europa.

Ma il motivo per cui la loro esperienza continua a fare notizia: è il fatto che Peppo e Adriana non hanno tagliato i ponti, hanno mantenuto stretti legami (epistolari prima, telematici poi) con gli amici di Brescia, trovando in loro dei veri e propri ambasciatori senza feluca e senza credenziali della causa di San Nicolas. Gli amici bresciani hanno dato vita a un sodalizio di sostegno, l'Associazione San Nicolas, che con numerose iniziative continua a mantenere viva la loro scelta di vita e a fare notizia: il mercatino natalizio,


i mattoni simbolici venduti per ricostruire San Nicolas dopo il terremoto del '96, il progetto di adozione a distanza degli anziani dell'Ecuador, una borsa per S.Nicolas, il lavaggio delle auto e i mercatini delle torte in quartiere per raccogliere fondi, il progetto-pozzi e la vendita degli intarsi del “taller”, il ponte gettato verso il mondo alpinistico bresciano, la mostra “Una colomba di Pace”. Ma, certo, nessun escamotage comunicativo avrebbe successo se non ci fosse a monte la sostanza, la scelta di vita, la coerenza radicale e spiazzante di Peppo e Adriana. Senza questi fattori non ci sarebbero premi (Peppo ha ottenuto nel 2001 il premio Cuore Amico nell'ambito del “Bulloni”) o aiuti di sorta a tenere alta la notorietà e la simpatia che circondano San Nicolas.

Quando i due partono insieme per l'Ecuador non c'è scritto in nessun contratto, ma i giovani coniugi sanno in cuor loro che questa è la scelta della vita. Una scelta che ben presto plasma la loro famiglia anagrafica, oggi composta da tre figli: uno naturale e due adottive.

I bisogni materiali li prenderanno ben presto al cuore e alla gola e li trasformeranno in contadini, muratori, insegnanti, genitori putativi, presidi e taxisti, infermieri e benefattori, barellieri e cucinieri, mercanti e questuanti, a seconda delle infinite necessità che bussano alla loro porta.

Il primo impegno è nel dispensario medico di Juigua Yacumbamba.

Nell'80 si trasferiscono nella cittadina di Pujilì dove creano la casa campesiña, un ostello-centro civico-dispensario che ospita i campesiños nei giorni di mercato, sottraendoli al marciapiede e alle tariffe-tagliola dei locandieri locali.


Nel 1988 arriva la chiamata a San Nicolas, in una vecchia fazenda del ‘700, cadente, incastonata in una zona agricola poverissima. Il progetto è nitido fin dall'inizio: creare una scuola che dia una formazione ai ragazzi, valorizzi la tradizione della lavorazione del legno. Nasce da lì l'Instituto particular “Don Bosco” di San Nicolas, dove un centinaio di ragazzi trova istruzione (e cibo).


Adriana coi suoi ragazzi a S. Nicolas


Ma l'Instituto è solo una delle iniziative: come primo sbocco occupazionale dei ragazzi viene creata una falegnameria cooperativa (“Centro des Artes”), un “taller”, che dà lavoro a una trentina di giovani, oggi affiancata da un'officina meccanica. I ragazzi che abitano a ore di cammino da San Nicolas trovano nell'antica fazenda anche ospitalità. Di più: trovano una famiglia. La tavolata di casa Piovanelli a mezzogiorno conta un centinaio di coperti. Per i piccoli commensali gli ospiti italiani hanno un nomignolo immancabile: don Pepo e mama Adriana. Il focolare ha anche un tempietto con i suoi lari e i suoi penati. Su tutti spicca l'immaginetta con il sorriso fanciullesco di don Tone Bresciani, il salesiano originario di Pavone del Mella che ha condiviso un bel pezzo di strada con Peppo e Adriana e ora veglia su di loro, da un luogo senza nome, da distanze senza misura.

Scuola, taller, casa-famiglia: sono solo gli aspetti “ufficiali” di San Nicolas. Perché accanto e attorno ci sono i mille gesti quotidiani, la “sopa comunitaria” distribuita periodicamente agli anziani indigenti, il pane regalato senza risparmio. “Come fai a dire di no se un povero bussa alla tua porta?” chiede e si chiede Peppo. E infatti la risposta ogni volta è diretta, senza calcolo, evangelica.

Nei racconti sereni di Peppo, nelle lettere disincantate e talvolta amare di Adriana, San Nicolas assomiglia a una delle città invisibili di Italo Calvino e dipana una trama fatta di gesti e sguardi, memorie e progetti, successi e fallimenti, sogni e disincanto, realismo e profezia.

Nelle testimonianze di chi c'è stato San Nicolas rimane indelebile.

Patrizia Toia, che l'ha visitata da sottosegretario agli Esteri, dice: “Lì ho visto il senso della gratuità, ho scoperto la semplicità di chi fa cose straordinarie”.

Luigi Pettinati, un banchiere, ammette: “San Nicolas mi è rimasta impressa, ho visto il coraggio di queste persone: persone fuori dal tempo, insomma eroi”.

Fausto Camerini, giornalista e scrittore di cose di montagna, è netto: “E' l'unico posto in Ecuador dove ho visto i bambini sorridere”.

Ecco: il vero biglietto da visita di San Nicolàs è il sorriso dei suoi ospiti. Merce rara, perla preziosa, sotto i cieli di un Paese che si sta immiserendo, e che immalinconisce di giorno in giorno. E per questo vale la pena scrivere di San Nicolàs. Ancora e per sempre. “