Questo blog era nato per scambiare chiacchiere in libertà con gli amici dei forum e delle chat di finanza e con tutti quelli che avessero voluto aggiungersi. Lo scopo per cui è nato però è venuto a mancare. Tuttavia mantengo il titolo con cui ho esordito, perché, in seguito alle dolorose vicende che hanno segnato il 2008,suo primo anno di vita, l'investimento in affetti, realizzato dalla sua apertura, mi ha procurato un arricchimento interiore molto superiore.
Cara mamma questa è una delle fotografie dell'album della nostra famiglia che amo di più, anche se non ti conoscevo ancora. Nell'originale eri ritratta accanto a tua sorella Giulia e assomigliavate entrambe a due attrici famose negli anni '40 e '50. Era il 1944, l'anno in cui hai perso il tuo amato fratello Luigi, da cui ho preso il nome, ucciso mentre tentava di sfuggire alla cattura da parte dei tedeschi e probabilmente era quello il motivo che spiega la tristezza che vela il tuo sguardo dolcissimo. Avevi solo 16 anni e forse sognavi una vita diversa da quella che ti aspettava, ma non hai mai perso, col passare degli anni, quel sorriso anche nei momenti più difficili e cupi per te e per la nostra famiglia.Quando ti guardo in questa foto mi infondi la speranza, il coraggio e la serenità che credo di aver perso, perchè, anche se sono "grande" e nonna, ho ancora bisogno di te e penso che se avessi potuto scegliere la mia mamma avrei scelto sicuramente te. Auguri mamma ovunque tu sia e veglia su tutti noi
Ieri pomeriggio al termine della cena conversavo piacevolmente coi miei nipotini, in attesa di essere riportati alla loro mamma dal papà. Mi informavo sulle loro attività scolastiche ed extra-scolastiche durante la settimana "corta" che stava per finire e di quelle future, quando ho chiesto se sapevano che cosa si festeggiava oggi. Prontamente Alessandro, il più piccolo,4 anni, ha bruciato la risposta della sorella: " Certo, nonna!!! E' la festa della mamma".
Subito Francesca lo ha corretto dicendogli che la festa della mamma sarà domenica prossima e che il 1° Maggio è la Festa dei lavoratori. Pronta la risposta di Alessandro: " Allora è anche la festa della mamma, perché lei fa tanti lavori" Come dargli torto? Perciò auguri a tutti i lavoratori che di questi tempi hanno la fortuna di avere un lavoro retribuito, ma anche a tutte le mamme che ne hanno anche uno non ricompensato con denaro, ma con l'affetto e la riconoscenza dei loro cari.
La causa fondamentale del conflitto (Capitolo 24 di "Energia, attenzione, consapevolezza, violenza" )
"Per avere la pace nel mondo,
non pensate che basti desiderarla, se poi nelle vostre relazioni
quotidiane siete aggressivi, possessivi e alla costante ricerca di
sicurezza in questa vita o nell’altra. Dovete capire qual è la causa
fondamentale del conflitto, del dolore e toglierla di mezzo. Non vi
basta mettervi a cercare la pace fuori di voi. Ma, vedete, noi siamo
molto pigri. Siamo troppo pigri per prenderci la responsabilità di
capire noi stessi e questa tremenda
pigrizia, che in realtà è una forma di presunzione, ci fa pensare che
spetti ad altri risolvere il problema e procurarci la pace. Oppure
pensiamo che basti togliere di mezzo quelle persone, che a quanto sembra
non sono nemmeno tante, che hanno il potere di scatenare le guerre.
Quando una persona è in conflitto dentro di sé, semina il conflitto
anche fuori di sé. Solo noi possiamo portare la pace in noi stessi e nel
mondo, perché noi siamo il mondo" . da "Il libro della vita" di (Jiddu Krishnamurti) (Aequilibrium ed.)
Per chi volesse leggere tutto il libro cliccare sul titolo qui sopra
Mentre cercavo notizie sulla visione dei 2 occhi dopo il primo intervento di cataratta, mi sono imbattuta per caso in questo bellissimo articolo del giornale online "domani" purtroppo chiuso a fine dicembre del 2011.
La sua lettura mi ha aiutato a riflettere che può essere considerata una metafora, una riflessione e
un'esortazione a non guardare, ma anche a non ascoltare, né leggere, né mangiare ecc da
un unico punto di vista, ma tenendo conto di entrambe, senza la paura
di vedere davvero,
anche in politica, nell'alimentazione, nella religione, nella scuola.
La mia ricerca era scaturita dalla constatazione della mia reale
situazione subito dopo l'operazione all'occhio destro, che la
visione con un occhio solo perde di profondità. Con quello operato
inoltre era come se guardassi da un vetro appannato, a causa
dell'eccessiva infiammazione post operatoria, per cui ho dovuto
ribendare l'occhio ancora per qualche giorno Tuttavia ogni tanto facevo
la prova per vedere se miglioravo e quando provavo a guardare con tutti e
due speravo sempre di riuscire a fare la somma corretta delle due
visioni. Oggi sto meglio, ma sono ancora lontana dal riuscirci, però mi sforzo di guardare con entrambe gli occhi
anche nella vita.
"C’è un gioco che faccio da quando sono piccolo. È un gioco strano. Ma
a me piace. È il gioco delle prospettive. Sarà un gioco abbastanza
banale. Ma mi rendo conto di come nel complesso abbia una certa
importanza, almeno per me. A volte davanti allo specchio, guardando una
cosa o una persona, mi piace sempre chiudere un occhio, l’occhio destro
per esempio, e guardare con l’altro occhio. Poi dopo faccio il
contrario, chiudo l’occhio sinistro e vedo le cose con quello destro. E
alla fine chiudo gli occhi per un momento e poi li apro tutti e due. L’effetto è sempre particolare. Con un occhio abbiamo sempre
l’impressione di vedere tutto. E forse vediamo il nostro tutto, il tutto
che può vedere un solo occhio. Ma c’è sempre una piccola barriera. Non
riusciamo a vedere il tutto. E poi quando facciamo il cambio e guardiamo
le cose con l’altro occhio ci rendiamo conto che vediamo la stessa cosa
con particolari diversi. Questa nuova prospettiva ci porta ancora il
tutto che può vedere l’altro occhio. Poi quando apriamo tutti e due gli
occhi ci rendiamo conto che per vedere il tutto bisogna fare la somma
delle due prospettive. È una cosa sicuramente banale. Ma questa riflessione mi porta ad una domanda: come mai malgrado
tutto, malgrado il fatto che abbiamo sempre i due occhi aperti, vediamo
sempre con una sola prospettiva? Con un solo occhio? Cosa ci porta a
fare cosi tanta fatica a vedere le cose con una prospettiva più ampia. È
vero non possiamo non partire che da noi stessi. Nelle cose che
facciamo, nei rapporti che creiamo, negli incontri del nostro quotidiano
ci poniamo sempre con quello che siamo. E facciamo fatica a vedere il
mondo, le cose in funzione di come stanno le persone che abbiamo di
fronte. E qualche volta ho questa impressione che siamo sempre a
nascondere qualcosa. Abbiamo sempre paura di fare vedere le cose come
sono.E ci nascondiamo. Dietro le cose, gli amici, la casa, gli oggetti, la
famiglia. Dietro i vestiti. Si, è come essere sempre vestiti. Il
vestito per me è la cosa che per eccellenza esprime il desiderio di
nascondersi dietro qualcosa. Di nascondere qualcosa. Da quando l’uomo
per una ragione o un’altra ha cominciato a nascondere le parte più
intime del suo corpo. Poi pian piano a nascondere tutto il suo corpo. E
adesso a usare il vestito come sinonimo di bellezza. Nascondere le sue
imperfezioni, la sua realtà, quello che è. Nei discorsi che faccio con
le persone che incontro nel mio quotidiano mi rendo conto di come ho
tendenza a partire sempre da me stesso. Da Cleo. Vedo le cose e la vita
con il mio occhio aperto. Faccio quasi sempre come tutti. Non mi rendo
conto o faccio fatica a vedere le cose dalla prospettiva dell’altra
persona che ho di fronte. Ma poi, quello che faccio di solito, a casa,
da solo mi metto davanti allo specchio e mi pongo delle domande. Cerco
di darmi delle risposte. E mi rendo conto che dovrò impegnarmi a guardare il mondo con due occhi. I miei due occhi." di
Cleophas Adrien Dioma
Quando un uomo e un musicista della levatura di Pino Daniele ci lascia così improvvisamente c'è poco da dire, ma la sua musica e le sue canzoni lo hanno reso immortale, perché, oltre ad essere un grandissimo artista, era una persona VERA. Il suo sorriso resterà sempre nel nostro cuore con le parole delle sue canzoni
Nell'imminenza del Natale sembra che tutti, me compresa, siano disposti a fare buoni propositi e ad augurare agli altri e a se stessi amore, serenità, gioia, ma mi rendo conto che non è mai serpeggiato come in questo periodo, complice la crisi economica, tanto odio non solo fra i popoli della Terra, ma anche fra gli appartenenti alla stessa razza, religione, nazione, regione, provincia, città, quartiere e, purtroppo alla stessa famiglia. Tutti disposti ad attribuire ad altri la responsabilità delle proprie difficoltà, dei propri fallimenti, dei propri errori, esprimendo nei vari network parole di ODIO nei confronti di chi non la pensa come lui o di chi ritiene di essere stato ferito, danneggiato, ostacolato, rimproverato ....o....troppo amato. Bierce affermava “L’odio è il sentimento più appropriato di fronte all’altrui superiorità”, mentre Cicerone, riportando una citazione di Ennio, diceva “Si odia chi si teme”, Cesare Pavese ne Il mestiere di vivere, scriveva “Si odiano gli altri, perché si odia se stessi”. Anche Hermann Hesse sosteneva che: "Quando odiamo qualcuno, odiamo nella sua immagine qualcosa che è dentro di noi. Invece ciò che fa parte di noi non ci disturba" Primo Levi diceva “La ragione deve controllare l’odio”, ma spesse
volte ci rendiamo conto che proprio dove non arriva la prima arriva il
sentimento avverso che proviamo verso qualcuno o qualcosa che ci provoca
dolore e che ci fa star male. C’è chi dice che l’odio si possa trasformare in amore perché in fondo sono il risvolto della stessa medaglia. Io penso che sia più facile il contrario, ma che spesso scambiamo per odio quello che in realtà è solo rancore, indignazione, insofferenza e che non si riesca ad odiare e nello stesso tempo sentirsi a posto con la propria coscienza, senza avere rimorsi e che perciò chi odia voglia sopprimere quei sentimenti che non vuole accettare per sè Quindi per non provare odio bisogna imparare prima a perdonare se stessi Solo così poi riusciremo a perdonare chi ci ha fatto del male.
Riporto una bella citazione tratta da un libro che presto voglio leggere e che conferma la teoria dell'abbraccio già enunciata in altri post miei e dell'amica blogger Maria Teresa del blog Più avanti è la tua vita
[...] Ogni fenomeno emotivo suscitato dall’ abbraccio, si riconfigura come una rigenerante oasi di pace. Essere abbracciati significa ricevere, su un piano psicologico, tutto ciò di cui abbiamo bisogno per vivere: amore, nutrimento, calore, protezione. L’ abbraccio è essenziale per la sopravvivenza di ognuno di noi.
Le persone che non ricevono mai abbracci o che ben pochi ne hanno ricevuti durante l’ infanzia, sono inconfondibili, è possibile riconoscerle fra mille per via di quella dura corazza che hanno dovuto costruire intorno alla loro anima.
Non venire mai stretti tra le braccia di qualcuno che amiamo, ci proietta in una dimensione di solitudine atroce, dove l’ unica soluzione possibile sembra essere quella di rafforzare il nostro carattere oltre i limiti umani per riuscire a farcela anche da soli.
Ma si tratta di un pensiero ingenuo perchè, in quanto uomini, abbiamo bisogno di qualcuno per poter andare avanti, sul quale appoggiarci, al quale chiedere aiuto. La corazza dunque, avvolgendo la nostra anima, non può che peggiorare le cose, perchè ostacola ogni tipo di contatto o la partecipazione emotiva con le persone che ci circondano.
Gli altri "sentono" che non desideriamo essere abbracciati, che non siamo disponibili perchè avvolti da una sorta di filo spinato che impedisce l’ accesso alla nostra anima.
Ma stando così le cose, se queste persone non vengono aiutate o avvicinate in qualche modo, rischiano di isolarsi sempre di più, privandosi degli aspetti migliori dell’ esistenza e delle emozioni più piacevoli e positive.[...]
(Il gioco delle passioni " A. Carotenuto)
Ecco in questo video come qualcuno anche in Italia ha cercato di aiutare queste persone offrendo abbracci gratis come nell'iniziativa sociale nata a Sidney, in Australia, ed in seguito diffusasi in molte altre città del mondo.Vi partecipano persone comuni che offrono, appunto, abbracci gratis (free hugs) ai passanti, in luoghi pubblici come parchi e grandi vie pedonali. L'organizzatore originale dell'iniziativa ha affermato che lo scopo
degli "abbracci gratis" è semplicemente quello di offrire un atto
casuale di gentilezza disinteressata. Purtroppo al giorno d'oggi molti sono diffidenti ad accettarli, a causa dei recenti episodi di cronaca con protagonisti individui che hanno approfittato del buon cuore delle persone per truffarle estorcendo loro denaro disonestamente. Questo si nota anche nel video dalla titubanza iniziale di molti che non sono a conoscenza di questa bella iniziativa attraverso i social network
Ricordate i miei amici PEPPO E ADRIANA di cui vi avevo parlato qualche anno fa in questi post e la loro scuola di falegnameria a San Nicolas in Ecuador? Malgrado numerose vicissitudini e ostacoli non hanno ancora finito di spendere la loro vita per gli altri con la stessa convinzione e amore di allora. Oggi ho riabbracciato Adriana che mi ha messo al corrente del loro nuovo progetto "ADOTTATECI PER LO STUDIO"col sostegno dell'Associazione Amici San Nicolas ECUADOR-ONLUS pregandomi di divulgarlo anche attraverso il mio blog , anche se purtroppo non ha più molti seguaci, soffocato da Facebook.
Potrete leggere i dettagli del progetto in questa locandina dove troverete tutte le indicazioni per aiutare Peppo e Adriana a realizzarlo.
Forse nostro figlio non ha ereditato la stessa passione del padre, ma confido che i nostri nipoti, che manifestano già da piccoli la curiosità e il piacere di guardare e riguardare le fotografie e gli oggetti dei momenti più significativi della nostra famiglia, sappiano conservare, con lo stesso amore e passione del loro nonno, questo inestimabile patrimonio di affetti e conoscenze, così bene illustrato e descritto da Tony Graffio, dopo aver partecipato al seminario "Vedi e tocca"del 5 ottobre presso Image Academy a Brescia durante l'evento Phototrace 2014 ORPHO: Gli sguardi che attraversano il tempo - Gabriele C...: Un bell'esemplare di Halo daguerreotype raffigurante una giovane donna. Gli aloni in questo caso erano un abbellimento del ritrat...
Ieri era la festa dei nonni. Quest'anno, per la prima volta, siamo stati festeggiati in modo diverso dai nostri nipotini, ma sempre in modo piacevole. Infatti Francesca ha iniziato a frequentare la scuola primaria dove ha preparato questo bellissimo disegno che ci ha portato tutta emozionata ieri insieme ad Alessandro e a papà Michele. Quando le ho detto che lo metterò in cornice, le brillavano gli occhi di felicità e a me di commozione come quel cuore d'argento.
Tuttavia ho dovuto subito ricompormi, perché Alessandro reclamava la nostra attenzione al suo invito per la festa dei nonni, tradizionalmente festeggiati alla scuola dell'infanzia qualche giorno dopo. Quest'anno sarà venerdì 10 ottobre, ma, come anticipo, mi ha portato a vedere il bellissimo disegno del suo Angelo custode che ha realizzato a scuola, essendo ieri la festa degli Angeli Custodi. Subito l'ho fotografato per conservarne il ricordo, perchè poi doveva portarlo a vedere alla sua mamma. Per i nonni ci sarà una sorpresa venerdì alla loro festa.
Quelli che invocano sempre la pace Quelli che non vogliono fare la pace Quelli che per fare la pace fanno la guerra Quelli che fanno la guerra per non fare la pace Quelli che vogliono educare gli altri alla pace Quelli che non sanno neanche educare se stessi alla pace Quelli che per educare alla pace fanno la guerra Quelli che credono di saper tutto sulla pace Quelli che credono di saper tutto sulla guerra Quelli che hanno solo letto “ Guerra e pace” Quelli non hanno mai letto “Guerra e pace” Quelli che sono contrari alle marce per la Pace Quelli che credono di essere pacifisti solo perché sventolano la bandiera della pace Quelli che non hanno ancora capito che la pace inizia fra le mura domestiche
Favole di pace un libro di Mario Lodi
"L'aereo era arrivato sulla grande città e il generale ordinò: Butta la strabomba sul nemico! Il pilota guardò giù e vide bambini che giocavano. E pensò: Se sgancio li ammazzo! Butta la bomba! ordinò il re arrabbiato. Il pilota non ubbidiva, volava e cercava il nemico, e diceva: 'Vedo solo bambini e gente che lavora, il nemico non lo vedo, il nemico non c'è'. Il re e il generale gridarono insieme: Sono loro il nemico! Sgancia e distruggili. Ma il popolo e i soldati urlarono tutti insieme: NO. Urlarono tanto forte che il pilota li sentì. Allora tornò indietro, volò sul castello e disse al re: La bomba la butto addosso a te! Assieme al generale il re scappò e da quel giorno un'altra storia incominciò. In tutta la terra una storia senza guerra" Età di lettura: da 6 anni"
Il paradosso del nostro tempo:
Pensieri dopo l´11 settembre
Il paradosso del nostro tempo nella storia è che
abbiamo edifici sempre più alti, ma moralità più basse,
autostrade sempre più larghe, ma orizzonti più ristretti.
Spendiamo di più, ma abbiamo meno,
comperiamo di più, ma godiamo meno.
Abbiamo case più grandi e famiglie più piccole,
più comodità, ma meno tempo.
Abbiamo più istruzione, ma meno buon senso,
più conoscenza, ma meno giudizio,
più esperti, e ancor più problemi,
più medicine, ma meno benessere.
Beviamo troppo, fumiamo troppo,
spendiamo senza ritegno, ridiamo troppo poco,
guidiamo troppo veloci, ci arrabbiamo troppo,
facciamo le ore piccole, ci alziamo stanchi,
vediamo troppa TV, e preghiamo di rado.
Abbiamo moltiplicato le nostre proprietà,
ma ridotto i nostri valori.
Parliamo troppo, amiamo troppo poco
e odiamo troppo spesso.
Abbiamo imparato come guadagnarci da vivere,
ma non come vivere.
Abbiamo aggiunto anni alla vita, ma non vita agli anni.
Siamo andati e tornati dalla Luna,
ma non riusciamo ad attraversare la strada
per incontrare un nuovo vicino di casa.
Abbiamo conquistato lo spazio esterno, ma non lo spazio interno.
Abbiamo creato cose più grandi, ma non migliori. Abbiamo pulito
l'aria, ma inquinato l'anima. Abbiamo dominato l'atomo, ma non i
pregiudizi.
Scriviamo di più, ma impariamo meno.
Pianifichiamo di più, ma realizziamo meno.
Abbiamo imparato a sbrigarci, ma non ad aspettare.
Costruiamo computers più grandi per contenere più informazioni, per
produrre
più copie che mai, ma comunichiamo sempre meno.
Questi sono i tempi del fast food e della digestione lenta,
grandi uomini e piccoli caratteri, ricchi profitti e povere
relazioni.
Questi sono i tempi di due redditi e più divorzi,
case più belle ma famiglie distrutte.
Questi sono i tempi dei viaggi veloci, dei pannolini usa e
getta, della moralità a perdere, delle relazioni di una notte, dei
corpi sovrappeso e delle pillole che possono farti fare di tutto,
dal rallegrarti al calmarti, all'ucciderti.
E' un tempo in cui ci sono tante cose in vetrina
e niente in magazzino.
Un tempo in cui la tecnologia può farti arrivare questa
lettera, e in cui puoi scegliere di condividere queste
considerazioni con altri, o di cancellarle.
Ricordati di spendere del tempo con i tuoi cari ora, perchè
non saranno con te per sempre.
Ricordati di dire una parola gentile a qualcuno
che ti guarda dal basso in soggezione,
perchè quella piccola persona presto crescerà
e lascerà il tuo fianco.
Ricordati di dare un caloroso abbraccio
alla persona che ti sta a fianco,
perchè è l'unico tesoro che puoi dare con il cuore
e non costa nulla.
Ricordati di dire "vi amo" ai tuoi cari, ma soprattutto
pensalo.
Un bacio e un abbraccio possono curare ferite
che vengono dal profondo dell'anima.
Ricordati di tenerle le mani e godi di questi momenti,
perchè un giorno quella persona non sarà più lì.
Dedica tempo all'amore, dedica tempo alla conversazione, e
dedica tempo per condividere i pensieri preziosi della tua mente.
E RICORDA SEMPRE:
la vita non si misura da quanti respiri facciamo,
ma dai momenti che ci tolgono il respiro.
Istitutodeva - Via Volturno n.80 -
Un bambino chiede alla mamma: «Perché piangi?».
«Perché sono una donna» gli risponde.
«Non capisco» dice il bambino.
La mamma lo stringe a sé e gli dice: «E non potrai mai capire…» Più tardi il bambino chiede al papà: «Perché la mamma piange?» «Tutte le donne piangono senza ragione», fu tutto quello che il papà seppe dirgli. Divenuto adulto, chiese a Dio: «Signore, perché le donne piangono così facilmente?» E Dio rispose: «Quando l’ho creata, la donna doveva essere speciale. Le ho dato delle spalle abbastanza forti per portare i pesi del mondo, e abbastanza morbide per renderle confortevoli. Le ho dato la forza di donare la vita, quella di accettare il rifiuto che spesso le viene dai suoi figli. Le ho dato la forza per permetterle di continuare quando tutti gli altri abbandonano. Quella di farsi carico della sua famiglia senza pensare alla malattia e alla fatica. Le ho dato la sensibilità di amare i suoi figli di un amore incondizionato, anche quando essi la feriscono duramente. Le ho dato la forza di sopportare il marito nelle sue debolezze e di stare al suo fianco senza cedere. E finalmente, le ho dato lacrime da versare quando ne sente il bisogno. Vedi figlio mio, la bellezza di una donna non è nei vestiti che porta, né nel suo viso, o nella sua capigliatura. La bellezza di una donna risiede nei suoi occhi.
Il
Cammino di S. Giulia 2014 in bici è concluso e, come spesso capita con le più
belle avventure della vita, diceva Tiziano Terzani, anche questo viaggio
cominciò per caso, 11 anni fa, come scriveva QUIGabriele, è stato testato e modificato più volte da lui e dall'amico Elio dal 2009, come ho già postato. Mi stavo preparando per esserci anch'io quest'anno, ma la sfortuna e un grave incidente mi hanno costretto a desistere e ho potuti seguirlo solo virtualmente. Dal 26 al 31 Agosto è stato ufficializzato con il sostegno della FIAB Amici della bici di Brescia e la partecipazione di 18 ciclisti/e, di tutte le età, accolti trionfalmente domenica da amici, parenti e dalla vice-sindaco e Assessore alla Cultura Laura Castelletti, dopo 6 tappe da Livorno a Brescia, per complessivi 431 km, nella white room del Museo di S.Giulia. come potrete vedere dalle foto di questo album
Forse avrà un seguito, forse no: come tutti i progetti è soggetto a
modifiche, ampliamenti, evoluzioni non sempre dipendenti dalla nostra
volontà, mai ad accantonamenti se ci si crede fino in fondo Per adesso
necessita di una pausa di riflessione per seguire altri progetti, ma quello che ha lasciato nel cuore di chi vi ha partecipato da protagonista e da spettatore resterà per sempre, al di là delle parole e delle immagini. Grazie
a tutti quelli che hanno collaborato e ci hanno aiutato, seguito,
sostenuto e un arrivederci presto qui e/o altrove
Non basta un click per cancellarmi dalla tua vita, come hai fatto sul libro delle facce. Sorrido quando ricordo il tuo commento ironico al mio apprezzamento alla toccante "Lettera di un anziano padre al figlio" di autore anonimo, postata in quella sede da mio fratello-
"Se un giorno mi vedrai vecchio: se mi sporco quando mangio e non riesco
a vestirmi... abbi pazienza, ricorda il tempo che ho trascorso ad
insegnartelo. Se quando parlo con te ripeto sempre le stesse cose, non
mi interrompere... ascoltami, quando eri piccolo dovevo raccontarti ogni
sera la stessa storia finché non ti addormentavi. Quando
non voglio lavarmi non biasimarmi e non farmi vergognare... ricordati
quando dovevo correrti dietro inventando delle scuse perché non volevi
fare il bagno. Quando vedi la mia ignoranza per le nuove tecnologie,
dammi il tempo necessario e non guardarmi con quel sorrisetto ironico ho
avuto tutta la pazienza per insegnarti l'abc; quando ad un certo punto
non riesco a ricordare o perdo il filo del discorso... dammi il tempo
necessario per ricordare e se non ci riesco non ti innervosire: la cosa
più importante non è quello che dico ma il mio bisogno di essere con te
ed averti li che mi ascolti. Quando le mie gambe stanche non mi
consentono di tenere il tuo passo non trattarmi come fossi un peso,
vieni verso di me con le tue mani forti nello stesso modo con cui io
l'ho fatto con te quando muovevi i tuoi primi passi. Quando dico che
vorrei essere morto... non arrabbiarti, un giorno comprenderai che cosa
mi spinge a dirlo. Cerca di capire che alla mia età non si vive, si
sopravvive. Un giorno scoprirai che nonostante i miei errori ho sempre
voluto il meglio per te che ho tentato di spianarti la strada. Dammi un
po' del tuo tempo, dammi un po' della tua pazienza, dammi una spalla su
cui poggiare la testa allo stesso modo in cui io l'ho fatto per te.
Aiutami a camminare, aiutami a finire i miei giorni con amore e pazienza
in cambio io ti darò un sorriso e l'immenso amore che ho sempre avuto
per te. Ti amo figlio mio anche se mi ignori " "Mamma e zio...non siete abbastanza anziani per avvalervi di questa lettera" dicesti Forse questo ti autorizza a spazientirti se ti chiedo due volte la stessa cosa, perché non ho capito quello che mi hai detto stizzito fra i denti, girandomi le spalle o a dare del "coglione" a tuo padre per averti dato torto nelle decisioni prese nei tuoi confronti. L'età spesso è una cosa relativa. Ci sono giovani che mentalmente sono più vecchi di un novantenne, ma nessuno di noi sà se arriverà e in quali condizioni alla vecchiaia, né ha il diritto di giudicare se un'altro ci è arrivato, né di essere giudicato " non abbastanza anziano" per avvalersi del contenuto di questa lettera che esprime stati d'animo che condivide.
Lo so da sempre e anche questa volta me l'aspettavo. Ma quando oggi ho avuto la certezza che il mio sogno del Progetto Itaca stava per finire, confesso che ci sono rimasta male, anche se sono consapevole che è meglio essere guariti, che avere ancora bisogno di questa cura di velaterapia, di buonumore, di contatto con tante persone veramente speciali per combattere la malattia e i dispiaceri inevitabili della vita, con la scarica di endorfine che essa provoca.
Mi sono accorta di quanto siano state importanti per me le uscite in barca a vela di questi cinque anni dalla tristezza che mi ha lasciato nel cuore sapere oggi che probabilmente non avrò più questa possibilità. Tuttavia non voglio lasciarmi travolgere dalla tristezza e non voglio vivere di malinconici rimpianti, ma di splendidi ricordi e ringraziare di cuore tutte le persone che mi hanno dato l'opportunità di vivere questo sogno. Non cito i nomi per timore di dimenticarne qualcuna, ma resteranno per sempre impressi nel mio cuore e sulle pagine di questo blog, come i loro volti sempre sorridenti e quello che mi hanno dato, vere splendide pietre preziose in un scrigno.
Oggi Claudio e Adriano stanno percorrendo l'ultima delle 18 tappe del Cammino di S. Giuliaa piedi da Livorno a Brescia, tracciato e percorso per la prima volta da Carlo Picchietti,
nel 2011 e creato da Gabriele nel 2009 in versione ciclistica, itinerario inserito quest'anno nel programma FIAB Amici della Bici “Corrado
Ponzanelli” di Brescia (26-31 agosto 2014) come rievocazione del percorso medioevale della traslazione delle reliquie
della martire corsa, per volere del re longobardo Desiderio e di sua
moglie Ansa. In questo video potrete vedere le fasi finali della loro penultima tappa lungo il fiume Oglio
Nel viaggio, come nella vita l'importante non è la meta, ma il viaggio
stesso, perchè
" ..
il viaggio non finisce mai. Solo i viaggiatori finiscono. E anche loro
possono prolungarsi in memoria, in ricordo, in narrazione. Quando il
viaggiatore si è seduto sulla sabbia della spiaggia e ha detto: "non c'è
altro da vedere", sapeva che non era vero. Bisogna vedere quel che non
si è visto, vedere di nuovo quel che si è già visto, vedere in primavera
quel che si è visto in estate, vedere di
giorno quel che si è visto di notte, con il sole dove la prima volta
pioveva, vedere le messi verdi, il frutto maturo, la pietra che ha
cambiato posto, l'ombra che non c'era. Bisogna ritornare sui passi già
dati, per ripeterli, e per tracciarvi a fianco nuovi cammini. Bisogna
ricominciare il viaggio. Sempre." (Jose Saramago, "Viaggio in Portogallo).
A volte un’immagine può essere più efficace di un oceano di
parole per esprimere una realtà nascosta e implicita, come nel caso della fotografia scattata nel 1990 dalla sonda Voyager 1 a
sei miliardi di chilometri dalla Terra, oltre Nettuno, che mostra il
nostro pianeta come un piccolo puntino azzurro appena visibile illuminato da un raggio di sole,come mostra questo video e quanto mai attuale in una situazione di decrescita, dove si sente il bisogno di diffondere un sentimento eco-logico e la necessità di imparare ad apprezzare e ad aprire gli occhi sul mondo che ci ospita e di riflettere sulla
precarietà e sul valore inestimabile del “piccolo giardino” sperduto
nell’universo che è il nostro pianeta e la nostra unica casa.
Carl Sagan, l’astronomo a cui si deve l’idea di scattare la
fotografia, esprime in modo straordinario questo sentimento e questa riflessione con le parole che fanno da colonna sonora a questo video e che riporto sotto
Da questo distante punto di osservazione, la Terra può
non sembrare di particolare interesse. Ma per noi, è diverso. Guardate
ancora quel puntino. È qui. È casa. È noi. Su di esso, tutti coloro che
amate, tutti coloro che conoscete, tutti coloro di cui avete mai sentito
parlare, ogni essere umano che sia mai esistito, hanno vissuto la
propria vita. L’insieme delle nostre gioie e dolori, migliaia di
religioni, ideologie e dottrine economiche, così sicure di sé, ogni
cacciatore e raccoglitore, ogni eroe e codardo, ogni creatore e
distruttore di civiltà, ogni re e plebeo, ogni giovane coppia
innamorata, ogni madre e padre, figlio speranzoso, inventore ed
esploratore, ogni predicatore di moralità, ogni politico corrotto, ogni
“superstar”, ogni “comandante supremo”, ogni santo e peccatore nella
storia della nostra specie è vissuto lì, su un minuscolo granello di
polvere sospeso in un raggio di sole. La Terra è un piccolissimo palco
in una vasta arena cosmica. Pensate ai fiumi di sangue versati da tutti quei generali e
imperatori affinché, nella gloria e nel trionfo, potessero diventare i
signori momentanei di una frazione di un puntino. Pensate alle crudeltà
senza fine inflitte dagli abitanti di un angolo di questo pixel agli
abitanti scarsamente distinguibili di qualche altro angolo, quanto
frequenti le incomprensioni, quanto smaniosi di uccidersi a vicenda,
quanto fervente il loro odio. Le nostre ostentazioni, la nostra
immaginaria autostima, l’illusione che abbiamo una qualche posizione
privilegiata nell’Universo, sono messe in discussione da questo punto di
luce pallida. Il nostro pianeta è un granellino solitario nel grande,
avvolgente buio cosmico. Nella nostra oscurità, in tutta questa vastità,
non c’è alcuna indicazione che possa giungere aiuto da qualche altra
parte per salvarci da noi stessi. La Terra è l’unico mondo conosciuto che possa ospitare la vita. Non
c’è altro posto, per lo meno nel futuro prossimo, dove la nostra specie
possa migrare. Visitare, sì. Colonizzare, non ancora. Che vi piaccia o meno, per il momento la Terra è dove ci giochiamo le
nostre carte. È stato detto che l’astronomia è un’esperienza di umiltà e
che forma il carattere. Non c’è forse migliore dimostrazione della
follia delle vanità umane che questa distante immagine del nostro
minuscolo mondo. Per me, sottolinea la nostra responsabilità di
occuparci più gentilmente l’uno dell’altro, e di preservare e proteggere
il pallido punto blu, l’unica casa che abbiamo mai conosciuto.
Domenica 8 giugno parte il lungo viaggio
all’insegna della solidarietà a bordo di una barca a vela che costeggerà
il Mar Adriatico fino a Taranto dove la barca Ail approderà il 20
giugno. Scopo dell’iniziativa, è la riabilitazione psicologica e il miglioramento della qualità della vita dei pazienti ematologici.
La vela, infatti, per le sensazioni che offre e per le condizioni
uniche e suggestive in cui viene svolta, ha una funzione terapeutica,
soprattutto per persone con disabilità o affette da serie patologie. L’Ail permetterà ai pazienti di vivere una giornata piena di grandi emozioni grazie ad un progetto che fa della riabilitazione psicologica uno dei valori fondanti della terapia ematologica.
In ogni porto toccato dal tour avrà luogo un Itaca Day:
una giornata durante la quale un gruppo di pazienti, accompagnati da un
équipe medica multispecialistica, potrà provare l’emozione di salire su
una barca a vela professionale e trascorrere una giornata in mare
all’insegna di quei valori che da sempre accompagnano questo sport:
condivisione, spirito di squadra e solidarietà. Queste le tappe dopo aver levato le ancore da Trieste: Venezia (9 giugno); Ravenna (10giugno); Rimini (11 giugno); Pesaro (12 giugno); Ancona (13 giugno); Pescara (15 giugno); Bari – porto di Monopoli (17); Brindisi (18 giugno) e Taranto (20 e 21 giugno)
Quando ti metterai in viaggio per Itaca
devi augurarti che la strada sia lunga,
fertile in avventure e in esperienze.
I Lestrigoni e i Ciclopi
o la furia di Nettuno non temere,
non sarà questo il genere di incontri
se il pensiero resta alto e un sentimento
fermo guida il tuo spirito e il tuo corpo.
In Ciclopi e Lestrigoni, no certo,
nè nell’irato Nettuno incapperai
se non li porti dentro
se l’anima non te li mette contro.
Devi augurarti che la strada sia lunga.
Che i mattini d’estate siano tanti
quando nei porti - finalmente e con che gioia -
toccherai terra tu per la prima volta:
negli empori fenici indugia e acquista
madreperle coralli ebano e ambre
tutta merce fina, anche profumi
penetranti d’ogni sorta; più profumi inebrianti che puoi,
va in molte città egizie
impara una quantità di cose dai dotti.
Sempre devi avere in mente Itaca -
raggiungerla sia il pensiero costante.
Soprattutto, non affrettare il viaggio;
fa che duri a lungo, per anni, e che da vecchio
metta piede sull’isola, tu, ricco
dei tesori accumulati per strada
senza aspettarti ricchezze da Itaca.
Itaca ti ha dato il bel viaggio,
senza di lei mai ti saresti messo
sulla strada: che cos’altro ti aspetti?
E se la trovi povera, non per questo Itaca ti avrà deluso.
Fatto ormai savio, con tutta la tua esperienza addosso
già tu avrai capito ciò che Itaca vuole significare.
L’importanza di una persona non si misura per
lo spazio che occupa nel nostro cuore, ma dal vuoto che lascia quando
non c'è più e tu Elsa hai lasciato un vuoto immenso nel cuore di tutti
quelli che hanno voluto bene a te e allo splendido mare
della tua Sardegna che ti portavi dentro e sei riuscita a far amare
anche a noi attraverso i tuoi scritti nel tuo blog Un mare dentro e più recentemente su Facebook , anche a chi
come me ti conosceva solo virtualmente. Non riesco ancora a credere che ora non leggerò più le tue poesie, i tuoi sfoghi acuti, ironici, intelligenti, spesso impietosi, ma sempre aperti alla speranza di un cambiamento della situazione nel nostro paese, o meglio dovrò accontentarmi di rileggere quelli passati, come la meravigliosa poesia "di sale la veste... Luigina" che mi dedicasti appena ci siamo conosciute attraverso il nostro blog e quella tenerissima che componesti in una notte insonne per la nascita della mia nipotina Francesca "Tutta per Francesca…da ELSA" Per questi bei ricordi Elsa e per i momenti difficili che mi hai aiutato a superare e quelli felici che abbiamo condiviso insieme, non
ti dimenticherò mai. Contavo di
incontrarti quest'estate e di tuffarmi insieme a te nel tuo splendido mare, ma sono sicura
che prima o poi ci ritroveremo in un posto migliore e ci potremo abbracciare davvero e tuffarci insieme nelle nuvole o tra le stelle nel cielo che si specchia dentro il tuo mare.
Spesso siamo così arrabbiati con noi stessi che non riusciamo a vivere l'amore né per noi, né per gli altri, né per Dio, ma forse abbiamo solo bisogno di un po' di poesia per accendere nuove emozioni e ridipingere di colori nuovi la nostra vita ( by Don Fabio Corazzina)
Non ho bisogno di denaro Ho bisogno di sentimenti Di parole scelte sapientemente Di fiori detti pensieri Di rose dette presenze Di sogni che abitino gli alberi Di canzoni che facciano danzare le statue Di stelle che mormorano all'orecchio degli amanti. Ho bisogno di poesia Questa magia che brucia la pesantezza delle parole Che risveglia le emozioni e dà colori nuovi. (AldaMerini)
Dedico questa canzone a tutti i papà in difficoltà, perché trovino la forza di dare un
senso vero alla parola famiglia e di lottare quotidianamente per rendere
concreta la voglia di appartenenza ad una comunità aperta e trasparente,
senza paura di dover mostrare il proprio vero volto
Che uomo e che padre ... questo Giuseppe! E che madre la sua amata !!!
Chiudi gli occhi e ascolta questo racconto di amore, paternità e dolcezza coraggiosi.
Stelle, già dal tramonto,
si contendono il cielo a frotte,
luci meticolose
nell'insegnarti la notte.
Un asino dai passi uguali,
compagno del tuo ritorno,
scandisce la distanza
lungo il morire del giorno.
Ai tuoi occhi, il deserto,
una distesa di segatura,
minuscoli frammenti
della fatica della natura.
Gli uomini della sabbia
hanno profili da assassini,
rinchiusi nei silenzi
d'una prigione senza confini.
Odore di Gerusalemme,
la tua mano accarezza il disegno
d'una bambola magra,
intagliata del legno.
"La vestirai, Maria,
ritornerai a quei giochi
lasciati quando i tuoi anni
erano così pochi."
E lei volò fra le tue braccia
come una rondine,
e le sue dita come lacrime,
dal tuo ciglio alla gola,
suggerivano al viso,
una volta ignorato,
la tenerezza d'un sorriso,
un affetto quasi implorato.
E lo stupore nei tuoi occhi
salì dalle tue mani
che vuote intorno alle sue spalle,
si colmarono ai fianchi
della forma precisa
d'una vita recente,
di quel segreto che si svela
quando lievita il ventre.
E a te, che cercavi il motivo
d'un inganno inespresso dal volto,
lei propose l'inquieto ricordo
fra i resti d'un sogno raccolto.
La cronaca del giorno della nascita trascritta dal diario " I suoi primi anni", dopo 35 anni diventato quasi illeggibile, per i posteri e chi lo vorrà leggere adesso.
"La mamma è stata ricoverata in ospedale alle ore 21 di venerdì 9 marzo, perché Michele stava per nascere. Alle 5,45 del giorno dopo, sabato 10 marzo 1979, veniva alla luce un magnifico bambino di kg 3,350, sanissimo, urlante, con lunghissimi capelli scuri, Papà Gabriele, che avrebbe desiderato assistere alla nascita del suo bambino, aveva accompagnato mamma Luigina, armato di macchina fotografica, invece è riuscito a scattare solo quella qui a sinistra della porta chiusa della sala parto, prima di tornare a casa, perché secondo i medici, Michele non sarebbe nato prima delle 8-9 del mattino seguente. Invece aveva fretta di nascere ed il suo papà l'ha saputo dopo 10 minuti dalla telefonata di un'ostetrica. E' corso subito in ospedale, ma non ha potuto vedere il suo bel bambino fino alle 13. In compenso ha potuto parlare con la mamma, che era felice e commossa per questa meravigliosa ed irripetibile esperienza, anche se aveva dovuto faticare un po' per aiutare Michele a nascere. Dopo 3 ore e mezza dall'avvenimento la mamma si alzava per mettersi in ordine per ricevere parenti ed amici, che sono giunti numerosi ed entusiasti a complimentarsi con i genitori ed a portare bellissimi doni a Michele ed alla mamma. Il dono più bello (oltre a questo diario) però è stato un magnifico cesto di fiori, confezionato dallo zio Alberto (fratello della mamma), che aveva un fiocco azzurro con la scritta che si vede sul comodino nella fotografia seguente, scattata sei ore dopo il parto "
Interpretatata da una grande cantante, ma scritta da un maschietto, il cantautore Enrico Ruggeri. Malgrado ciò che pensano molte donne, la sensibilità non è una prerogativa femminile. Penso che l'uomo e la donna non debbano essere 2 "generi" in eterna competizione o in guerra fra loro, come pensano molte femministe e maschilisti, ma il completamento l'una dell'altra, per evitar l'inaridimento e il fallimento di molte unioni, "con la voglia di capire chi non riesce più a parlare ancora con noi"
Ci fanno compagnia certe lettere d'amore
parole che restano con noi,
e non andiamo via
ma nascondiamo del dolore
che scivola, lo sentiremo poi,
abbiamo troppa fantasia, e se diciamo una bugia
è una mancata verità che prima o poi succederà
cambia il vento ma noi no
e se ci trasformiamo un po'
è per la voglia di piacere a chi c'è già o potrà arrivare a stare con noi,
siamo così
è difficile spiegare
certe giornate amare, lascia stare, tanto ci potrai trovare qui,
con le nostre notti bianche,
ma non saremo stanche neanche quando ti diremo ancora un altro "si".
In fretta vanno via della giornate senza fine,
silenzi che familiarità,
e lasciano una scia le frasi da bambine
che tornano, ma chi le ascolterà...
E dalle macchine per noi
i complimenti dei playboy
ma non li sentiamo più
se c'è chi non ce li fa più
cambia il vento ma noi no
e se ci confondiamo un po'
è per la voglia di capire chi non riesce più a parlare
ancora con noi.
Siamo così, dolcemente complicate,
sempre più emozionate, delicate ,
ma potrai trovarci ancora quì
nelle sere tempestose
portaci delle rose
nuove cose
e ti diremo ancora un altro "si",
è difficile spiegare
certe giornate amare, lascia stare, tanto ci potrai trovare qui,
con le nostre notti bianche,
ma non saremo stanche neanche quando ti diremo ancora un altro "si"
La settimana scorsa ho visto il bellissimo sceneggiato "Non è mai troppo tardi" sulla vita e la figura del maestro Manzi e mi sono commossa più volte, perché ho rivissuto i miei 20 anni da maestra elementare e perché, come dice QUI la mia amica blogger Maria Teresa, si rimane maestre per sempre. Inoltre devo proprio a questo maestro e alla trasmissione con cui è riuscito ad insegnare a tanti analfabeti adulti a leggere e a scrivere, la mia scelta di iscrivermi all'istituto magistrale per poter in futuro esercitare questa bellissima professione. Per questo mi è particolarmente caro, perciò ho cercato di far mio il suo motto nel giudicare i miei piccoli scolari "Fa quel che può, quel che non può non fa"
Domenica scorsaè venuto
a mancare un altro mio maestro ispiratore: Mario Lodi, uno dei più grandi della scuola
italiana.
A lui, nei primi anni '70, mi sono ispirata nei miei primi passi di sprovveduta maestra elementare, dove mi son resa conto come fosse inadeguata la preparazione ricevuta all'istituto magistrale. Da lui ho imparato a stare dalla parte dei bambini, a partire da loro, da ciò che
conoscevano e amavano e a capire che ero io a formarmi come maestra insieme a loro, perché mi considerassero un'amica di cui potersi fidare e non un' autorità di cui avere paura. Da lui e con loro ho imparato a raccontare con le parole e con le immagini, a
legare alla vita di ogni giorno la ricerca e lo studio, a scoprire l’enorme
valore della cultura contadina e che anche un paesino sperduto, come quello in
cui anch’io ero nata e insegnavo, ha la stessa dignità di una grande città, a scoprire
l’iimportanza della cooperazione, a scrivere insieme ai bambini, a inventare
filastrocche con e per loro, ad andare a lezione dalla natura e che la fantasia
e la creatività stanno alla base di tutto il sapere. Immensa è la mia
gratitudine per tutto quello che ho ricevuto da Cipì, la storia di un passerotto curioso e intraprendente, con tanta voglia
di scoprire il mondo, che ha rappresentato la filosofia dell'educazionee del suo magnifico
pensatore e di tanti giovani insegnanti come me, che, invece di distruggere la scuola, come voleva la contestazione studentesca di allora, cercarono, grazie al suo insegnamento, di cambiarla in modo costruttivo, stabilendo un nuovo rapporto tra maestro e scolari.
LA LETTERA DI MARIO LODI AGLI INSEGNANTI
21 settembre 2010
Care maestre e cari maestri,
mi è capitato spesso, in questo periodo, di ricevere lettere o telefonate da
qualcuno di voi. La domanda che mi viene rivolta con maggiore insistenza è:
“Come facciamo a insegnare, in tempi come questi?”. I sottintesi alla domanda
sono molti: il ritorno del “maestro unico”; classi sempre più affollate;
bambini e bambine che provengono da altre culture e lingue e non sanno
l’italiano etc.
Anch’io, come voi, soprattutto nei primi anni della mia attività di maestro, mi
ponevo interrogativi analoghi. Ho cominciato ad insegnare subito dopo la
guerra. Le classi erano molto numerose. Capitava anche di avere bambini e
bambine di età diverse.
Forse qualcuno di voi ha la brutta sensazione di lavorare come dopo un
conflitto: in mezzo a macerie morali e culturali, a volte causate dal potente
di turno – ce n’erano anche quando insegnavo io – che pensa di sistemare tutto
con qualche provvedimento d’imperio. I vecchi contadini delle mie parti
dicevano sempre che i potenti sono come la pioggia: se puoi, da essa, cerchi
riparo; se no, te la prendi e cerchi di non ammalarti e, magari, di fare in
modo che si trasformi in refrigerio e nutrimento per i tuoi fiori.
Il mio augurio per il nuovo anno scolastico è questo: NON SENTITEVI MAI DA SOLE
E DA SOLI! Prima di tutto ci sono i bambini e le bambine, che devono essere
nonostante tutto al centro del vostro lavoro e che, vedrete, non finiranno mai
di sorprendervi. Poi ci sono altre e altri che, come voi, si stanno chiedendo
in giro per l’Italia quale sia ancora il senso di questo bellissimo mestiere.
Capitò così anche a me, anche a noi. Cercammo colleghe e colleghi che si
ponessero le nostre stesse domande e fu così che incontrammo Giuseppe
Tamagnini, Giovanna Legatti, Bruno Ciari e altre e altri con i quali costruimmo
il Movimento di Cooperazione Educativa. Poi ci sono anche i genitori e le zie e
i nonni dei vostri alunni e delle vostre alunne, che possono darvi una mano, se
saprete, anche insieme a loro, rendere la scuola un luogo accogliente e bello,
in cui ciascuno abbia il piacere e la felicità di entrare e restare assieme ad
altri.
Non dimenticate che davanti al maestro e alla maestra passa sempre il futuro.
Non solo quello della scuola, ma quello di un intero Paese: che ha alla sua
base un testo fondamentale e ricchissimo, la Costituzione, che può essere il
vostro primo strumento di lavoro.
Siate orgogliosi dell’importanza del vostro mestiere e pretendete che esso
venga riconosciuto per quel moltissimo che vale.
Un abbraccio grande.
Mario Lodi
Le situazioni e quindi le persone cambiano, perciò non si sa mai cosa può succedere. ma non è che se un'amicizia finisce è scontato che sia stata 'falsa'.. non sempre le cose vanno come vogliamo noi, o meglio, dipende dalle persone, purtroppo. L'amicizia non è un contratto. Se una persona ci è amica oggi non è obbligata a esserlo domani, perché le persone cambiano, maturano, si evolvono e questo può far si che due persone non si trovino più in sintonia. L'amicizia deve essere un rapporto spontaneo.
Se si comincia a pensare che sia un rapporto "dovuto". allora non è amicizia. Può capitare che due persone si trovino bene a stare insieme tutta la vita, ma non è qualcosa che deve avvenire sempre. Forse ci aspettiamo troppo dai rapporti umani.
Per questo motivo penso che l'ex migliore amico/a non esista, ma era soltanto un amico come tanti altri che sono stati i migliori in un certo periodo della nostra vita. Quelli che sono stati i nostri migliori amici lo rimarranno per sempre e basterà che si vedano un giorno per aggiornarsi, come se si fossero visti il giorno prima, indipendentemente dal tempo passato e dalla lontananza e se non si rivedranno più resteranno per sempre tra i ricordi migliori della nostra vita.
Anche se mancano ancora 2 mesi alla festa del papà, mi è piaciuto così tanto questo decalogo che condivido completamente e auguro a tutti i papà di riuscire a metterlo in pratica, giorno per giorno, con amore ed umiltà.
1-
Il primo dovere di un padre verso i suoi figli è amare la madre. La
famiglia è un sistema che si regge sull’amore. Non quello presupposto,
ma quello reale, effettivo. Senza amore è impossibile sostenere a lungo
le sollecitazioni della vita familiare. Non si può fare i genitori “per
dovere”. E l’educazione è sempre un “gioco di squadra”. Nella coppia,
come con i figli che crescono, un accordo profondo, un’intima unione
danno piacere e promuovono la crescita, perché rappresentano una base
sicura. Un papà può proteggere la mamma dandole in “cambio”, il tempo di
riprendersi, di riposare e ritrovare un po’ di spazio per sé. 2- Il padre deve soprattutto esserci. Una presenza che significa “voi
siete il primo interesse della mia vita”. Affermano le statistiche che,
in media, un papà trascorre meno di cinque minuti al giorno in modo
autenticamente educativo con i propri figli. Esistono ricerche che hanno
riscontrato un nesso tra l’assenza del padre e lo scarso profitto
scolastico, il basso quoziente di intelligenza, la delinquenza e
l’aggressività. Non è questione di tempo, ma di effettiva comunicazione.
Esserci, per un papà vuol dire parlare con i figli, discorrere del
lavoro e dei problemi, farli partecipare il più possibile alla sua vita.
E’ anche imparare a notare tutti quei piccoli e grandi segnali che i
ragazzi inviano continuamente. 3 – Un padre è un modello, che lo voglia o no. Oggi la figura del
padre ha un enorme importanza come appoggio e guida del figlio. In primo
luogo come esempio di comportamenti, come stimolo a scegliere
determinate condotte in accordo con i principi di correttezza e civiltà.
In breve, come modello di onestà, di lealtà e di benevolenza. Anche se
non lo dimostrano, anche se persino lo negano, i ragazzi badano molto di
più a ciò che il padre fa, alle ragioni per cui lo fa. La dimostrazione
di ciò che chiamiamo “coscienza” ha un notevole peso quando venga
fornita dalla figura paterna. 4 – Un padre dà sicurezza. Il papà è il custode. Tutti in famiglia si
aspettano protezione dal papà. Un papà protegge anche imponendo delle
regole e dei limiti di spazio e di tempo, dicendo ogni tanto “no”, che è
il modo migliore per comunicare: “ho cura di te”. 5 – Un padre incoraggia e dà forza. Il papà dimostra il suo amore con
la stima, il rispetto, l’ascolto, l’accettazione. Ha la vera tenerezza
di chi dice: “Qualunque cosa capiti, sono qui per te!”. Di qui nasce nei
figli quell’atteggiamento vitale che è la fiducia in se stessi. Un papà
è sempre pronto ad aiutare i figli, a compensare i punti deboli. 6 – Un padre ricorda e racconta. Paternità è essere l’isola
accogliente per i “naufraghi della giornata”. E’ fare di qualche momento
particolare, la cena per esempio, un punto d’incontro per la famiglia,
dove si possa conversare in un clima sereno. Un buon papà sa creare la
magia dei ricordi, attraverso i piccoli rituali dell’affetto. Nel
passato il padre era il portatore dei “valori”, e per trasmettere i
valori ai figli bastava imporli. Ora bisogna dimostrarli. E la vita
moderna ci impedisce di farlo. Come si fa a dimostrare qualcosa ai
figli, quando non si ha neppure il tempo di parlare con loro, di stare
insieme tranquillamente, di scambiare idee, progetti, opinioni, di
palesare speranze, gioie o delusioni? 7 – Un padre insegna a risolvere i problemi. Un papà è il miglior
passaporto per il mondo ” di fuori”. Il punto sul quale influisce
fortemente il padre è la capacità di dominio della realtà, l’attitudine
ad affrontare e controllare il mondo in cui si vive. Elemento anche
questo che contribuisce non poco alla strutturazione della personalità
del figlio. Il papà è la persona che fornisce ai figli la mappa della
vita. 8 – Un padre perdona. Il perdono del papà è la qualità più grande,
più attesa, più sentita da un figlio. Un giovane rinchiuso in un carcere
minorile confida: “Mio padre con me è sempre stato freddo di amore e di
comprensione. Quand’ero piccolo mi voleva un gran bene; ci fu un giorno
che commisi uno sbaglio; da allora non ebbe più il coraggio di
avvicinarmi e di baciarmi come faceva prima. L’amore che nutriva per me
scomparve: ero sui tredici anni… Mi ha tolto l’affetto proprio quando ne
avevo estremamente bisogno. Non avevo uno a cui confidare le mie pene.
La colpa è anche sua se sono finito così in basso. Se fossi stato al suo
posto, mi sarei comportato diversamente. Non avrei abbandonato mio
figlio nel momento più delicato della sua vita. Lo avrei incoraggiato a
ritornare sulla retta via con la comprensione di un vero padre. A me è
mancato tutto questo”. 9 – Il padre è sempre il padre. Anche se vive lontano. Ogni figlio ha
il diritto di avere il suo papà. Essere trascurati o abbandonati dal
proprio padre è una ferita che non si rimargina mai. 10 – Un padre è immagine di Dio. Essere padre è una vocazione, non
solo una scelta personale. Tutte le ricerche psicologiche dicono che i
bambini si fanno l’immagine di Dio sul modello del loro papà. La
preghiera che Gesù ci ha insegnato è il Padre Nostro. Una mamma che
prega con i propri figli è una cosa bella, ma quasi normale. Un papà che
prega con i propri figli lascerà in loro un’impronta indelebile. (di Bruno Ferrero sacerdote salesiano e scrittore italiano)
Da un po' di tempo ho iniziato a ristrutturare
i miei vecchi album di famiglia, anche per inserire le numerose fotografie trovate nelle vecchie scatole di latta ereditate dai miei genitori, riordinarle cronologicamente e ripassarne le didascalie ormai scolorite o ancora scritte a matita sull'album o ricopiare quelle trovate sul retro. Questo lavoro mi appassiona e mi gratifica molto anche perché mi permette di fare numerose riflessioni
sulla vita e sul ruolo della fotografia. La prima è che di solito negli
album di famiglia si incollano le foto dei momenti più belli, che, se
non esistessero queste foto, sarebbero stati dimenticati. La seconda considerazione è che, grazie ad esse, questi momenti possono essere rivissuti e risvegliare sentimenti ed emozioni anche diversi da allora.
Inoltre, difficilmente negli album di famiglia si trovano fotografie di
momenti tristi e spiacevoli, perché questi non hanno bisogno di essere
fissati su una pellicola, diapositiva o foto digitale, perché la nostra
mente li ha già fissati in modo indelebile. Anche se non esiste la fotografia, non dimenticherò mai infatti l'immagine severa del mio babbo che mi rincorreva lungo una scalinata per 130 gradini, con in mano una sottile verga che ogni tanto mi raggiungeva sulle gambe, lasciandomi segni duraturi, solo per punirmi di essermi attardata davanti alla scuola dove distribuivano album per la raccolta di figurine ed averlo fatto stare in pensiero, perché dovevo attraversare un passaggio a livello incustodito. Così le nuove
generazioni che sfoglieranno questi album si faranno l'idea che la
nostra infanzia, la nostra gioventù, il nostro lavoro e tutta la nostra
vita sia stata prevalentemente felice, anche se non è sempre stato così e ora pensano che siamo responsabili della loro attuale infelicità. Recentemente però è stato molto gratificante e commovente mostrare uno di questi album alla mia nipotina di 5 anni, che sì è divertita molto a sfogliarlo e vedere i suoi nonni quando erano fidanzati, si sono
sposati e di quando il loro papà è nato ed era piccolo come lei.
La scatola di latta con le fotografie della mia mamma
Ogni volta che impariamo qualcosa di nuovo, noi stessi diventiamo qualcosa di nuovo .....
Le esperienze più grandi della mia vita le ho avute quando due vite si intersecavano e due esseri umani riuscivano a comunicare. (Leo Buscaglia)
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19/01/2010 | INIZIATIVA: LE FARFALLE SI SONO MESSE IN TESTA DI FAR VOLARE LE TARTARUGHE
I libri pubblicati dai miei amici blogger ..e non solo
Qui sotto troverete le copertine dei libri pubblicati da persone a me care che hanno avuto una parte importante nella mia vita e in questo blog
La vita rubata
Il diario del calvario di una mamma che ha visto spegnersi la vita di suo figlio Andrea di undici anni per la leucemia linfoblastica acuta, ma che spera con questo libro di aiutare a riaccendere la speranza di guarigione in altri bambini colpiti da questa terribile malattia e nei loro genitori, perché il sacrificio di Andrea non sia stato inutile.
Il dono di Andrea
La continuazione di La vita rubata di mamma coraggio Laura Solimine
Dagherrotipia, Ambrotipia, Ferrotipia. Positivi unici e processi antichi nel ritratto fotografico.
La nuova versione del libro di Storia della fotografia di Paolo Gosio e Gabriele Chiesa.Cliccare sull'immagine per saperne di più ed acquistarlo
La Cicala
Il romanzo d’esordio del mio amico Fabio, una storia vagamente autobiografica che prende spunto dalla malattia genetica con cui combatte da quasi vent’anni. Cliccare sull'immagine per saperne di più e per acquistare il libro
Francesco e il lupo
La nota storia che vede S. Francesco alle prese con il lupo di Gubbio, sceneggiata ed illustrata da Roberto Viesi con la tecnica del fumetto per bambini dai sette anni in su.Cliccare sull'immagine per acquistare
L'ultimo chiuda la morta
UFO rismi: battute... ..dell'altro mondo Il terzo libro di Lino Giusti del Blog a 2 Crepapelle Ridere fa bene alla salute e aiuta a vivere meglio
La forza della vita
La storia vera della piccola Zoe e di Jasna, la sua coraggiosa mamma
La gazza ladra
L'ultima raccolta di riflessioni di Renata Mucci
Caleidoscopio
Raccolta di articoli, lettere ai giornali, post dell'opinionista bresciana Renata Mucci....
Autori per il Giappone
Un'iniziativa dell'associazione Save The Children. Clicca sull'immagine per saperne di più
Lettori fissi
Le ultime perle di saggezza
Avviso per i naviganti e/o aspiranti pirati:
Tutte le foto presenti nel blog, (ad eccezione di quelle nei video di you tube e di quelle prestate dall'amica Janas) sono state realizzate da Luigina e famiglia, e sono disponibili solo quelle che non rappresentano persone o bambini e solo se utilizzate indicando a margine il nome dell'autrice e del blog da dove provengono!
Contro chi voleva impedirci di votare e la voleva solo per sè
La legge è uguale per tutti
Per il referendum sul legittimo impedimento
150° Anniversario dell'Unità d'Italia
17 marzo 2011
Io sto con Greenpeace e ho detto Sì per dire NO al nucleare
Clicca sull'immagine per saperne di più sul referendum del 12-13 giugno visto che la petizione a Maroni per accorpare il referendum alle amministrative è fallita
Poiché i premi ricevuti sono davvero tanti e appesantivano troppo l'accesso al mio blog ho deciso di elencare il titolo del premio ricevuto e il nome del blogger che me lo ha assegnato nell'elenco qui sotto . Cliccando sul nome del premio, chi vuole potrà vederne l'icona e leggere le motivazioni di chi me lo ha assegnato direttamente dal suo blog. Ho lasciato solo l'icona del Premio allo Sviluppo della Mente, ideato da Jasna che lo ha realizzato e da Janas che me lo ha assegnato, perché è stato il primo che ho ricevuto e ho seguito tutte le tappe dalla sua ideazione alla sua pubblicazione.
Premio allo sviluppo della mente
Grazie a Janas per avermelo dato e a Jasna per averlo realizzato!
Altri premi ricevuti tutti ugualmente molto graditi